L’osservatorio sul Paese reale: puntata di metà anno

Non siamo neanche a metà anno, ma nel 2022 ho già raccolto tanti album provenienti dall’undergound italiano da giustificare una carrellata di metà anno e non dover fare solo il solito recuperone svelto di fine anno.

Nel 2020, tra il serio e il faceto e con l’occasione delle uscite degli album dei genovesi Naat e dei versiliesi Vesta, mi ero immaginato una scena post-metal/rock tirrenica nata con un ruolo della sempre ligure Argonauta Records. Nel 2022 da Pistoia arriva un ulteriore contributo alla costruzione di questa scena, questa volta per la cesenate Drown Within Records: Dark Mirage, secondo album dei THE BLANK CANVAS. Per entrare un po’ più nello specifico della proposta, i toscani suonano quel post-metal misto a progressive che, forse per fortuna, è anche cantato. La voce dà quel minimo di varietà che a volte proposte simili solamente strumentali non riescono a trovare per mancanza di ispirazione e/o bravura. Ho preferito il debutto del 2018, Vantablack, ma se vi piace il genere sicuramente troverete qualcosa di buono anche in Dark Mirage.

Sempre nello stesso filone possono essere inseriti anche i METIDE, gruppo di Bergamo che quest’anno ha pubblicato il suo secondo EP, Circadians. La descrizione che vi ho fatto qui sopra per Dark Mirage potrebbe essere quasi copiata per intero qui sotto. A voler fare i pignoli, i Metide mancano probabilmente di quella vena progressive metal che invece hanno i The Blank Canvas, ma questo, per i miei gusti personali, è solo che un bene. Se agli inizi il progressive doveva stravolgere la forma-canzone, ha finito per standardizzarsi anch’esso in una forma-canzone diversa. I Metide impongono invece una struttura ricorsiva a questo loro EP composto da due sole canzoni e sfociano anche in sonorità tendenzialmente più pesanti. Peccato soltanto che siano delle Alpi Orobie e non – che so – della Lunigiana, altrimenti avremmo potuto continuare a parlare sul nulla della scena post-metal tirrenica.

Rimanendo in Lombardia e rimanendo sul tema secondi album, passo alla Brianza, la mia terra, dove un gruppo di conoscenti, i DECEIT MACHINE, ha pubblicato Spettri. Definirei la loro proposta come una sorta di crossover/alternative metal abbastanza diretto nella misura in cui, nei loro momenti migliori, ricordano una via di mezzo tra Rage Against the Machine, System of a Down e, nei momenti migliori tra i momenti migliori, un po’ anche i primi Tool. Questo almeno con Resilience., il loro debutto. Ora la solfa è cambiata leggermente e il gruppo dice di trarre ispirazione dai Jinjer, anche se le somiglianze nella proposta si fermano al cantato femminile sporco. Il gruppo ucraino ora è diventato, come si direbbe in gergo internettiano, la next big thing del metal commerciale da classifica e i Deceit Machine vi suonarono di spalla in uno scantinato di Rozzano nel 2019, quando ancora non riempivano gli stadi come adesso – ero presente col Barg. Se odiate ma soprattutto amate il metal da classifica come Belardi, date una possibilità a questo metal da classifica underground (!).

Anche se non sono propriamente metal, ho cominciato a seguire un pochettino le WINTER SEVERITY INDEX da quando Simona Ferrucci è stata ospitata sull’ultimo album degli Arctic Plateau. Del gruppo romano mi è piaciuto soprattutto il debutto, Slanting Ray, che, pur essendo una sorta di post-punk elettronico riusciva comunque a mantenere una certa vivacità (quantomeno compositiva e ritmica). L’album successivo aveva forse perso questa caratteristica e l’ultimo album, Disgelo, conferma che il duo della Capitale ha perso il suo slancio iniziale. Ma se vi piacciono le atmosfere post-punk e le volete ancora più dark e contemporanee forse ci troverete qualcosa di vostro gradimento.

Chiudo con il migliore album di questo lotto di uscite del sottobosco italiano, ovvero lo split tra BEDSORE e MORTAL INCARNATION, intitolato nientemeno che Split, dove ognuno dei due gruppi si ritaglia lo spazio di una traccia di circa quindici minuti a testa. I primi ci avevano già positivamente colpito ai tempi dell’uscita del loro debutto, Hypnagogic Hallucinations, e tornano per confermare quanto di buono già ascoltato, aggiungendo sia un’ottima introduzione orchestrata alla loro traccia Shapes from Beyond the Veil of Stars and Space, sia una dimensione ancora più concreta e diretta rispetto alla proposta del loro debutto – accetto il rischio di bestemmiare e affermo che a un certo punto mi sembra quasi di sentirci un pizzico di Pan.Thy.Monium. La vera sorpresa sono stati però i Mortal Incarnation, gruppo di Tokyo che finora aveva pubblicato solo un EP e che si presenta come un eccellente epigono dei migliori Gorguts. E la loro traccia vince addirittura il titolo della migliore delle due. (Edoardo Giardina)

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