Togliete Twitter a Chris Barnes

Cercherò di fare un po’ d’ordine fra quel che è accaduto nelle ultime settimane. Lo scorso 19 gennaio il canale Knotfest fa un podcast e la butta un po’ sul generico: avete presente quando un giornalista rock ha la fortuna d’intervistare uno dei Kiss e finisce per domandargli “quali sono i dieci album che preferisci?” e lui invece di chiudere Skype glieli dice tutti?

La profondità dei contenuti è grossomodo quella e, a diretta in corso, s’istituisce questa tavola rotonda del death metal (una delle dieci definizioni più menomate che abbia mai sentito, se si vuol restare nell’ambito delle classifiche), a sua volta una rozza selezione dei migliori cantanti death metal in circolazione. Vecchia e nuova guardia, ci tengo a precisarlo. Alexander Jones di quei cecchini infallibili degli Undeath, per esempio, c’è, e trepidante ne attendo il ritorno in scena. Come dalla notte dei tempi accade, per esserci qualcuno dovrà non esserci qualcun altro: un concetto così elementare che non andrebbe neppure ribadito. Ma aspettate. Non comprendo bene la natura elettorale del quintetto, il che potrebbe indurre i più sospettosi a pensare a qualcosa di simile ai brogli elettorali di Messico ’88. Regola unica del suddetto podcast è che non sono previste figure convertite al bondage, come David Vincent, o bollite da tempo. Dei Cannibal Corpse ritroviamo dunque l’attuale frontman George Fisher, il che è un’ottima pubblicità al suo freschissimo album solista (una merda indicibile che non sono attualmente riuscito a recensire per latitanza d’aggettivi necessari), più i cantanti di Gatecreeper (Chase Harris Mason) e Black Dahlia Murder (Trevor Scott Strnad). Ma voi vorreste ritrovarvi entro una tanto mentecatta cerchia elettiva? A quanti nipoti lo raccontereste senza essere selvaggiamente picchiati da bambini tanto incattiviti quanto quelli di Brood?

Qualcuno sì che lo vorrebbe: Chris Barnes, che, mi suggerisce l’Azzeccagarbugli dal suo studio, d’ora in poi dovrei chiamare Cristoforo Barnetti da Pistoia per non indurlo a impermalosirsi come in tre settimane è riuscito a farlo un terzo della popolazione mondiale. Non nuovo a sbrocchi di natura ormonale, negli anni Cristoforo si è reso protagonista di spot televisivi ove tenta di rifilarvi un’auto usata anziché i suoi memorabili dischi, tantoché l’ultimo fra questi, chiariamolo, resta e resterà The Bleeding nella mente d’ognuno di noi. È inoltre assodato che internet abbia aperto le gabbie: date a un uomo orfano del suo rombante Porsche troppo tempo libero e un podcast sulle leggende del death metal che non lo considera una fra esse, mentre Alexander Jones sì, e il brodo starà sufficientemente bollendo da buttare i tortellini. Cristoforone, fragorosamente, giù in ciaspole dalla sua Borgo a Buggiano, ha improvvisamente preso fuoco nell’animo, nel corpo e nei rasta dando origine a una copiosa discesa a valle di magma, lapilli e inevitabili cazzate.

“Dopo aver visto il podcast sono stato male fisicamente”.

Generalmente, quando un bambino piange pur d’attirare l’attenzione, può capitare che, non concedendogliene alcuna, il poppante smetta da sé nel giro d’un minuto. Naturalmente fra i cantanti death metal non è avvenuto questo. James Jasta degli Hatebreed l’ha invitato sul podcast a confrontarsi, ricevendo in cambio un secco rifiuto tramutatosi poi in diverbio a più riprese fra zitelli che hanno steso i panni non centrifugati sopra a quelli quasi asciutti del piano inferiore. Voi che davate dei ridicoli ai blackster norvegesi nel ’93, vi biasimo, tutti.

La cosa poteva finire tranquillamente lì. Il suddetto internet, al contrario, ha scatenato una tormenta di merda sul cantante di Hammer Smashed Face, impegnando quest’ultimo nel bloccare su Twitter un numero imprecisato di persone colpevoli d’essersi schierate contro la sua ferma presa di posizione. Un po’ come quando inveì sul Covid-19 guadagnandosi l’appellativo di “no vaxx dipshit”, Cristoforino aveva sbroccato e non poteva più tornare indietro, pena la viltà. A quel punto è scattato il contropiede di Alexander Jones degli Undeath, atto a ringraziare il Barnetti “per la pubblicità”. Ora, forse, voi potrete pensare che una frase del genere sia innocente. Col cazzo.

Una frase del genere, messo com’è, l’avrà portato a immaginare Alexander Jones degli Undeath come un VIP affermato grazie ai soldi avuti dal podcast e dalle critiche da esso derivanti: come un Pablo Escobar pre-latitanza, in qualche angolo del mondo, Alexander lancia dollari e copie di Lesions of a Different Kind dall’attico che sovrasta il suo palazzo e fa uccidere dai suoi sgherri coloro che affermano che la copertina è una merda disegnata peggio di South Park. Poi li impicca e li espone ai compaesani fino a sopravvenuta decomposizione.

Alexander Jones è strafatto a bordo d’una piscina e, mentre in tre tentano di succhiargli il cazzo, egli è impegnato al telefono a ordinare a qualcuno di sotterrare tutti quei quattrini che non è ancora riuscito a riciclare: alza i costi di produzione del prossimo disco, ordina di pagare il fonico e soprattutto il fotografo, cosa mai attuata nella storia della musica leggera ma soprattutto pesante. Passa per innovatore anche per questo, e ha ulteriore successo. Arriva una Porsche usata, avuta in passato dal cantante di The Bleeding, parcheggia sotto casa di Alexander e ne fuoriescono quattro cicale venezuelane che dopo una serie di gridolini gli mostrano le tette per poi correre su in piscina. Cristoforo si sveglia tutto sudato.

Mentre lo immagina così agghindato e arricchito, il chitarrista della stessa band, Kyle Beam, testuali sue parole, esplode in rete: “Fuck that guy, what a dickhead”. Sembra Cartman.

Quando Loudwire, il primo febbraio, era impegnato a precisare che Chris Barnes non ha mai affermato che “every death metal singer sucks except me” (riportata a mezzo stampa il 30 gennaio), altrove la palla era presa al balzo dal diretto rivale George Fisher. Uno col collo largo quanto un container in attesa d’ispezione alla dogana. Menzionati Frozen SoulGatecreeper e Revocation, Fisher ha fatto presente quanto la scena death metal sia in ottimo stato di salute in controtendenza alla già celebre affermazione di Barnes, quella non depennata da Loudwire, stando alla quale egli disprezzerebbe ciò che il death metal è negli anni diventato. Diciamo che almeno su questo hanno una parte di ragione entrambi. La puttanata indifendibile a firma Corpsegrinder risiede semmai in “la scena non è mai stata migliore di così”, una puntualizzazione finale che, oltre a dar ragione all’ex venditore di auto usate, rischia di fomentarlo per ulteriori sei mesi. Aggiungo che il profilo ufficiale di Chris si apre con la frase “In 1995 Cannibal Corpse changed their name to SIX FEET UNDER”, maiuscolo, con lui a bocca spalancata che spara con una mitraglietta. Subito sotto, un post – “all murdered”  – riferito a Chester Bennington e Chris Cornell, entrambi “massacrati mentre stavano lavorando a un noto documentario di denuncia alla pedofilia”. Non solo: Chris – lo ribadisco, pistoiese – è quello che affermò d’essere disposto a un tour dei Six Feet Under assieme ai Cannibal Corpse e a mantenere un atteggiamento rispettoso e ragionevole pur di far funzionare la cosa: il che mi ricorda Tolkki quando apre a un rientro negli Stratovarius mentre dall’altra parte regna sovrano il silenzio stampa in attesa che la smetta.

Sempre per la cronaca, non so se ricordate quel botta e risposta del 2017 fra Brian Slagel e Dave Mustaine in cui il Nostro irruppe sobriamente (ipotizzo con lo stesso mitragliatore e la bocca spalancata, come quella d’un luccio) al grido “YOU SIR ARE A FUCKING ASSHOLE”. Insomma, in mancanza di dischi questo è quanto Barnes può offrirci dal 1995 o poco più: un cazzo di casino, equivalente a un cazzo di niente. In contemporanea a ciò un album degli Undeath riprodotto accanto a una lattina di Mutti letteralmente la scardina e fa esplodere pomodoro sulle pareti circostanti: alla musica il ruolo finale di giudice superiore, alle puttanate da social network tutto il resto. Ossia il nulla assoluto. (Marco Belardi)

3 commenti

  • … Che poi per me il migliore rimane Mr. John Tardy, seguito a ruota da Jeff Walker, Frank Mullen e Matti Karki. E, ovvio, la buonanima di Lars Goran Petrov \m/

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  • Elfo Cattivone

    Io voto Dan Swano.

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  • Ma sto qua è afono da anni e ormai canta facendo versi….ma davvero che cazzo parla a fare? Io gli ho sempre preferito Corpsegrinder personalmente la voce caro mio va anche tenuta e se non ne sei capace oppure te la sei rovinata abbi almeno la decenza di tacere.

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