IRON MAIDEN, vi prego, basta così

Adesso non vorrei che gli Iron Maiden diventassero la nuova Croce Rossa sulla quale sparare a casaccio perché fa tanto cool. Non io, perlomeno non da me. Loro sono stati il mio faro, il primo disco heavy metal che ho comprato in vita mia è stato Piece of Mind nel 1984, l’LP costava 9000 lire nel negozietto di dischi di quartiere che da un pezzo non esiste più, vagamente sapevo chi fossero di nome, ma cosa volte che ne sappia un ragazzino di dodici anni? Mi aprì mondi nuovi. Se sono ciò che sono è anche merito loro, è una riconoscenza che gli devo.

Almeno fino a The Book of Souls. Ora basta. Il debito l’ho pagato, altri dischi a scatola chiusa solo perché gli Irons sono gli Irons non ne compro più. Già ho sopportato X Factor e Virtual XI, A Matter of Life and Death e The Final Frontier… ora davvero basta così.

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Vuole il caso che oggi sia andato a Cuneo a fare un esame. Non guidavo io, ero in macchina con un ragazzo parecchio più giovane di me che mai avresti detto ascoltasse metal, ma che nell’autoradio aveva un greatest hits degli Irons. Lacrime, porca troia, ci sono dei pezzi che sono letteralmente la storia della mia vita. Il tipo non è, come detto, un metallaro: ascolta un po’ di metal perché gli piace il tiro, e quando ascolti un po’ di metal perché ti piace il tiro gli Iron Maiden ci sono sempre: sono indiscutibilmente il gruppo metal più famoso del pianeta, probabilmente i migliori di sempre. A un certo punto parte Holy Smoke ed io a dirgli: “Tu non sai quanta merda fu tirata addosso al disco che contiene questo singolo quando uscì, s’intitola No Prayer for the Dying ed è tutt’oggi considerato un ammasso di merda anche da gente che in effetti non lo ha mai ascoltato e ne parla male solo perché tutti ne parlano male”. A distanza di tanto tempo continuo a dire che NPFTD contiene dei gran bei pezzi, una sorta di Piece of Mind rivisitato e cazzo, Holy Smoke era un singolo con le palle: breve, diretto, ritmato, orecchiabile, suonato ad una certa velocità. Ti faceva venire voglia di comprarti il disco, che poi magari non è tutto su quel livello ma contiene altri gran bei pezzi che ti facevano comunque godere del fatto che non avevi sprecato i tuoi soldi.

Il problema di The Writing on the Wall è proprio questo, non mi fa venire voglia di comprare l’album intero manco per il cazzo. 7 minuti e rotti di singolo (una follia, già fatta con quel pezzo mediocre di The Reincarnation of Benjamin Brigg) che inizia con una mini intro di chitarra acustica per poi adagiarsi sul riff portante suonato allo sfinimento più il ritornello, lo stesso schema compositivo che adoperano da Dance of Death in avanti. Ma almeno il singolo di Dance of Death è Wildest Dreams, neanche 4 minuti ed è uno dei pezzi migliori dell’album assieme a Montsegur e No More Lies. Credo sia quello l’ultimo album nel quale i miei eroi sono stati in grado di scrivere brani decenti. Il riff portante di The Writing on the Wall è standardizzato: suona esattamente come se fosse stato incluso in uno dei dischi successivi a Dance of Death. Sempre uguale, sempre la stessa cosa. La stessa cosa mediocre.

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Non riesco a capire per quale motivo insistano ad avere in formazione tre chitarre quando non ne sfruttano il potenziale (neanche dal vivo) e nemmeno abbiano mai tentato di farlo. Ma se per caso suonate la chitarra e vi acquistate gli spartiti di Powerslave, Somewhere in Time o Seventh Son noterete che quasi tutti i brani sono impostati su 3, anche 4 tracce di chitarra armonizzate come un’orchestra, con un risultato che definire strabiliante penso sia riduttivo: stiamo parlando di dischi importantissimi per l’intera storia della musica a partire dal Medioevo, quando si introdusse il pentagramma e si divise la scala musicale in 12 note. Niente affatto, inutile sperarci più: tutti e tre suonano la stessa traccia ritmica, e solo negli assoli ci si accorge che ci sono tre diversi chitarristi. Smith è il più tecnico, Murray il più selvaggio, Gers una mediazione tra i due estremi.

Il risultato è di una monotonia deprimente: mai un guizzo, un’accelerazione, un arrangiamento ardito, un riff armonizzato, un cambio di tempo repentino. Non pretendo certo che tornino a pubblicare un singolo apripista come Can I Play with Madness ma porca troia, se ritornassero anche solo a qualcosa di simile ad Holy Smoke io andrei a correre nudo in Corso Nizza (sempre a Cuneo). Harris e Nicko oramai suonano il loro compitino, anche perché il tempo è sempre il solito 4/4, velocità di metronomo medio-bassa, schema sclerotizzato privo di sussulti, sembrano impiegati delle Poste in attesa della pensione; e tu, Bruce… ma possibile che ti debbano aggiustare la voce in studio perché vuoi far sembrare di essere in grado di cantare le note alte come facevi 20 anni fa? Impossibile, non trovi? Non ci crede più nessuno, ma fondamentalmente nessuno ti obbliga a sgolarti per farci piacere, io voglio sentirti cantare una bella canzone che spacchi il culo e mi faccia venire voglia di comprare il nuovo CD degli Iron Maiden, a 6 anni dal precedente, elefantiaco The Book of Souls, disco che eufemisticamente possiamo definire tedioso ma che vi ho comunque comprato perché, porca troia, io vi voglio bene ragazzi!

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Sono passati 6 anni, quasi non credevo più che avrebbero pubblicato un nuovo disco e forse sarebbe stato meglio così: basta cercare di suonare come i Queensryche, basta cercare di fare il verso ai Fates Warning di A Pleasant Shade of Grey o a Trascendence dei Crimson Glory, basta cercare di comporre pseudo-prog metal. Pensate che sia davvero questo ciò che i vostri fan più giovani vi chiedono? Tanto costoro i gruppi che ho citato io mica li conoscono, come potrebbero accorgersene? È questo il ragionamento che fate?

Al singolo è associato un video che avrete oramai già visto tutti, che io personalmente reputo giovanilistico, un mix tra Tomb Raider e Doom messo in cartone animato nello stile che tanto va di moda oggi, che contiene decine di riferimenti alla storia delle sembianze di Eddie ma che mi fa venire una nostalgia mica da ridere per i vecchi video…

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Se leggerete recensioni entusiastiche del nuovo album non credeteci, a meno che non abbiate vent’anni. Nel qual caso la recensione sarà stata scritta da un vostro coetaneo che negli ascolti non è mai andato più indietro di Brave New World; per tutti i vecchi fan la delusione è cocente, inutile girarci intorno. Se ci sono voluti 6 anni per scrivere The Writing on the Wall, e se secondo loro (e la major che pubblicherà il disco) è questo il pezzo più rappresentativo del nuovo lavoro, prevedo grafici qualitativi a senso unico verso il centro della Terra.

A ‘sto punto meglio fare come gli Anthrax, che hanno dichiarato di non voler più fare dischi nuovi ed andranno in tour solo per suonare i pezzi vecchi. Così sia, la messa è finita, andate in pace. (Griffar)

9 commenti

  • Sì poteva scrivere la stessa cosa ai tempi di Brave New World. Lasciamo da parte la parentesi Bayley- e comunque X Factor ha dei pezzi validi, checché se ne dica- già lì si vedeva la direzione che stavano prendendo: sbrodolate infinite di riff mosci, tre chitarre che non ne fanno una, ritmo ingessato che manco la trap lo fa così uguale. Non c’è un disco dal 2000 in poi che valga la pena di essere ascoltato per intero, e qualcuno proprio del tutto, specialmente se sei nato e cresciuto a pane e Iron Maiden

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  • Anche io trovo che no prayer for the dying sia un gran bel dischetto, molto meglio di fear of the dark per dire. A parte ciò non mi aspetto ormai nulla da un eventuale nuovo album dei maiden, immagino che come da brave new world in avanti ci sarà qualche buon pezzo e il resto fuffa. Non capisco il volere insistere nel comporre tracce chilometriche con quattro riff in croce, ogni volta è un martirio arrivare alla fine dell’ascolto. Sono dei vecchi di merda, non c’è altra ragione. In un mondo ideale avrebbero dovuto attaccare gli strumenti al chiodo anni fa, l’ultimo disco che ha avuto un significato è stato the X factor, il resto è un continuo rivoltare un cadavere morto che più morto non si può.

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  • Io non sono oggettivo sugli Iron, non posso: sono stati l’inizio di tutto, ci sono cresciuto, li ho seguiti, ho visto andare e tornare Adrian, arrivare e andare Blaze, ho visto il ritorno di Bruce con i capelli corti paglia e fieno alla Verdone, insomma sono di famiglia. Però bisogna ammettere che questo singolo non dice nulla, solo durante gli assoli desta qualche interesse, ma non sembra neanche una canzone degli Iron Maiden.

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  • Griffar, purtroppo, perfetto.

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  • Riascoltato più volte…in effetti solo nei soli si accenna ad un po di vita, ma se le premesse son queste sarà l’ennesimo polpettone indigesto. Mi domando solo perchè lo fanno. Ma davvero in sala prove si divertono a suonare sta roba? Sti suoni impastati, la voce mixata alla cazzo…io non so che pensare…almeno osassero qualcosa,invece niente tre chitarre che suonano power chord all’unisono.
    Ma basta.

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  • Tutto condivisibile, soprattutto la parte sulle chitarre armonizzate e su No prayer for the dying (di cui un annetto fa, gli Elvenking fecero una gustosissima cover). oggi hanno pubblicato la data di rilascio del nuovo album, minutaggi altissimi come al solito e aspettative purtroppo basse. Ma nonostante tutto, appena intravedi da qualche parte quel logo puntuto parte qualcosa…

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  • Ho letto adesso le ultime sul nuovo album… 82 minuti di durata e 3 brani oltre ai 10 minuti. Se qualcuno riesce ad ascoltarlo tutto di fila, dovrebbe vincere un biglietto gratis per il prossimo tour (100€ di bilietto si vocifera… aiuto!)

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  • A me il singolo piace e per l’album ho grandi aspettative: adoro “A Matter Of Life And Death” e se quest’album fosse su quel livello sarei felicissimo.

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  • Passantediprofessione

    Anche io non sono oggettivo sugli Iron, perché non sono loro la band che mi ha fatto entrare nel metal. Io sono saltato fin da bambino nel black e da allora è sempre stato la mia vita, per motivi personali.
    Ma so apprezzare ogni forma d’arte e gli Iron fanno bellissime canzoni quindi vanno rispettati. Probabilmente sta lì il punto: io li considero in chiave tecnica, e quando li ascolto non cerco ciò che sapevano fare ai tempi di Brave New World (quasi tutte le mie canzoni preferite di loro vengono da quell’album), cerco solo di capire se la canzone è bella. E a me il nuovo singolo è piaciuto. Un po’ più power e meno heavy che in passato ma non l’ho trovato vuoto, pedante e privo di immaginazione come alcuni dicono. L’ho perfino consigliato alla mia ragazza, assieme agli ultimi dei Krahnholm, dei Dodsrit, e dei Djevel.

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