Gli Shining norvegesi riescono a scavare ancora più a fondo

Ho già spiegato in occasione della lista dei dieci album che più hanno segnato i miei anni Dieci perché io ami così tanto gli Shining norvegesi – anche se a questo punto sarebbe meglio accettare la realtà e dire “abbia amato”. Dopo l’estrema delusione di Animal, di cui nonostante tutto continuo ad ascoltare un paio di canzoni con un malsano gusto per l’orrido, avevo sostanzialmente smesso di seguirli. Avevo comunque ascoltato il singolo dal titolo Wolves pubblicato l’anno successivo, di cui però la mia mente ha cancellato subito il ricordo per spirito di conservazione. Per contro, sono venuto a conoscenza solo di recente (anche se ne avrei fatto volentieri a meno) della collaborazione di Jørgen Munkeby con Nergal nel progetto country del polacco, i Me & That Man. Orbene, qualche giorno fa gli Shining hanno pubblicato un nuovo singolo, IDGAF, che vi riporto qui sotto e che dovete guardare come si fa con un animale investito a lato della superstrada.

Dopo il primo ascolto ho pensato immediatamente a quelle porcate che si ascolta il Masticatore (sapete tutti cosa è solito masticare). Ma qui la situazione è ben diversa, non è una provocazione tra il serio e il faceto, né un divertissement ai limiti della parodia che ti potresti benissimo aspettare da dei tedeschi fulminati (popolo notoriamente fissato con certa musica elettronica) come gli Eskimo Callboy – non è un caso che siano connazionali dei Rammstein.

E cos’è allora? Voglia di successo e fama con la musica nel 2021? Le stupide melodie a metà tra Liberato e canzoncine degne di Pulcino Pio e Baby Shark, unitamente al formato verticale del video fatto appositamente per la visione da cellulare e ai post sulla loro pagina Facebook dove chiedono di condividere il più possibile il loro nuovo singolo così da aumentare le visualizzazioni e finire in una playlist di Spotify, mi fanno assurdamente propendere per il sì. Fa anche molto male vedere un artista, un musicista grande, vaccinato e studiato con molte collaborazioni alle spalle, condividere sui profili social screenshot degli ascolti mensili su Spotify e delle visualizzazioni dei video YouTube, esaltandosene.

E se questa, invece, è proprio una provocazione, rimane una provocazione pregna di un titanismo adolescenziale da terza media:

I don’t give a fuck
‘Cause I have had enough
I let the burning bridges light my way
And I don’t care what you might say
‘Cause I don’t even like you anyway
I move on
And I will never stop

La prima reazione è stata quella di cominciare ad ascoltare One One One a ripetizione nel tentativo di ristabilire l’equilibrio della Forza nell’universo. Ma poi ho smesso quasi subito per non dargli neanche quelle poche briciole che Spotify lascia agli artisti.

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