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Merda d’artista: Soulfly, Disturbed e Shining

7 novembre 2018

soulfly-ritual

Avete presente quegli album che fanno così tanto cagare che ti portano a domandarti se il gruppo l’abbia fatto apposta? Ecco, venerdì 19 ottobre 2018 è stato un giorno funesto. Andrebbe commemorato negli anni a venire con estremo doglio perché ne sono usciti ben tre di quegli album lì.

SOULFLY – Ritual

Qua in realtà mi sento come se stessi sparando sulla croce rossa. C’è qualcuno che si aspetta ancora qualcosa dai Soulfly e da Max Cavalera? Io personalmente no, anche se ogni volta che esce un album nuovo gli do anche solo un ascolto distratto più per dovere di cronaca che altro. Il nostro Massimiliano ha messo il pilota automatico da vent’anni, ovvero da quando si è separato dai Sepultura dopo Roots – che, ad occhio e a giudicare dalle foto, è anche da quando si è lavato e tagliato i capelli l’ultima volta. Anche la retorica è un po’ sempre la stessa dal primo album: ritorno alle origini spensierate in mezzo alla natura incontaminata e fine imminente del capitalismo. Salvo poi vendere, pubblicizzare e farti pubblicizzare da Walmart, la più grande catena di supermercati al mondo. 

disturbedevolutiongreen_0DISTURBED – Evolution

Ok, qua mi sento quasi una persona di merda io, perché se sbagliare è umano, perseverare è diabolico; e io continuo a sparare sulla croce rossa. Anche qui sento di giustificarmi: quando ero ragazzino e cominciavo ad affacciarmi al mondo del metal, c’è stato un periodo in cui i Disturbed facevano parte di quello che in gergo memetico chiameremmo probabilmente “starter pack del piccolo alternativo”. Insieme a nientepopodimeno che Linkin Park, Green Day e Guns n’ Roses. E data la loro tamarraggine erano ascoltati trasversalmente dal rapper di quartiere col New Era fino al truzzo che andava in giro con gli occhiali da sole a novembre. Ora, io grazie a mio cugino sono cresciuto a pane, Pantera, Death e Black Label Society, ma era inevitabile che qualcuno ti passasse qualche canzone dei Disturbed su di una chiavetta o sul telefono col bluetooth – che era all’incirca l’equivalente del tape-trading per la mia generazione. Così come continuo a leggere gli articoli sulle guerre in Medio Oriente, continuo ad ascoltare quello che pubblicano anche solo distrattamente perché mi sento in dovere di tenermi aggiornato sulle miserie del genere umano. E poi non potevo non scrivere qualcosa del nuovo album di David Draiman, l’uomo più presente nella nostra rubrica E chi se ne frega. Ero pure convinto che si fossero sciolti dopo Immortalized, quindi i primi singoli di Evolution mi hanno preso abbastanza alla sprovvista. Ovviamente l’album in sé fa schifo ed è quanto di più radiofonico abbiano mai pubblicato, a riprova del fatto che non c’è limite al peggio.

24f7983d-e2e4-49a6-9119-c6553063efd6SHINING – Animal

Se fino adesso mi è sembrato di sparare sulla croce rossa, ora posso dire che invece dagli Shining mi sento tradito nel profondo dei miei affetti. A scanso di equivoci, stiamo qui parlando degli Shining norvegesi, quelli di Jørgen Munkeby, il sassofonista che ha collaborato un po’ di gruppi metal, da Ihsahn a Devin Townsend. A quanto dice lo stesso Jørgen in un’intervista in francese, è cresciuto ascoltando metal e studiando jazz e aggiunge che era l’unico capace ad unirli. Unico no ovviamente, così al volo mi vengono in mente Trioscapes (progetto parallelo del bassista dei Between the Buried and Me) e i recentemente sciolti Dillinger Escape Plan (soprattutto per l’attitudine). Ad ogni modo erano sicuramente uno dei pochi gruppi a farlo e, dopo i primi due album di jazz pressoché puro, se n’erano usciti con Blackjazz e One One One. Se il primo era abbastanza complesso e cerebrale, il secondo era più diretto e aveva strutture più semplici, ma, forse anche proprio per questo, io lo considero comunque un signor disco. Già dal successivo International Blackjazz Society si sentiva che qualcosa si stava incrinando: sembrava tornare indietro verso dei modelli più complessi, ma non aveva comunque la grinta di Blackjazz. Be’, signori miei, Animal… è indescrivibile. È un concentrato pop di cose simili a Nine Inch Nails, “““Guns ‘n’ Roses””” dei tempi di Chinese Democracy e 30 Seconds to Mars. Credo che gli Shining dopo Blackjazz fossero diventati uno dei miei gruppi preferiti, probabilmente una delle migliori band degli anni ’10. E ora mi ritrovo uno Jørgen Munkeby che manco ha più voglia di suonare il sassofono e che sembra un Jared Letho in salsa europea. A giudicare dalle foto promozionali in giacca di pelle rossa, su una Ducati in mezzo al deserto mentre si sistema il ciuffo potremmo trovarcelo anche lui attore, probabilmente nel prossimo episodio di Mad Max. Non so se sono riuscito ad esprimervi il mio disagio dovuto adAnimal, ma è uno di quegli album cui paragonavo anche 34.788%… Complete, quelli tipo Cold Lake e Lego, che ti lasciano senza parole se non: perché? Se fossi sindaco di una cittadina norvegese credo che farei commissionare una statua di un sassofono, la farei mettere al centro del paese e, come si fa qua coi monumenti ai caduti, costringerei i bambini delle scuole ad andarci in processione ogni 19 ottobre. (Edoardo Giardina)

shining_201841315-500

 

5 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    7 novembre 2018 11:46

    Si potrebbero anche migliorare i propri venerdì, comunque. Perché tanto autolesionismo? La vita è già dura di per sé. È uscito il nuovo Witherfall per dire…Pure The Ocean, Selvans e un sacco di roba interessante. È un anno strano, pieno di bei dischi…

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  2. Cattivone permalink
    7 novembre 2018 12:15

    La copertina dell’ultimo Soulfly però è figa.

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  3. 7 novembre 2018 13:04

    Per quanto mi riguarda, i Disturbed hanno perso il diritto di esistere dopo aver fatto la cover di The Sound of Silence con l’autotune, una roba che quando l’ho sentita mi ha fatto bestemmiare la Bibbia, il Corano, la Torah, Budda e Confucio tutti assieme. Inoltre, il piercing del cantante lo fa automaticamente entrare in competizione con Di Caprio in Puttanic per l’ambito titolo de “il più cojone der mondo”.

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  4. 8 novembre 2018 09:47

    Condoglianze per aver ascoltato tutti questi dischi penosi. Mi accodo alla considerazione di Fanta: la vita è troppo breve per ascoltare musica brutta

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  5. El Baluba permalink
    8 novembre 2018 14:22

    il problema, almeno per il sottoscritto, è che ho sempre meno tempo per ascoltare musica in santa pace, e con l’era del digitale e l’ampia scelta a disposizione, se una cosa mi acchiappa o almeno incuriosisce ci torno su, altrimente cestino…non come ai bei tempi, che qualsiasi sola che si acquistava rimaneva nello stereo per mesi al fine di trovare qualcosa di positivo…cmq Soulfy sono rimasto fermo al debut, poi non so…

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