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Prog in pillole: BETWEEN THE BURIED AND ME – Automata II

4 agosto 2018

between-2018
In neanche cinque mesi sono tornati i Between the Buried and Me con la seconda parte di Automata. E se già la prima ci aveva meravigliato per la sua brevità, Automata II viene accorciato di un altro po’ per un totale di 33 minuti.

In realtà sull’album in sé non c’è da dire tanto, perché molte cose le avevo già scritte nella recensione di Automata I e si potrebbero tranquillamente copiare e incollare. Viene ovviamente proseguito il concept vagamente distopico e si percepisce una certa continuità anche a livello di sonorità. La componente progressive rimane una costante e quella metal è se possibile ancora più addolcita rispetto al precedente – ma questo è un trend che si può riscontrare già da Coma Ecliptic. Sono soprattutto le prime due tracce di Automata II ad essere state edulcorate, mentre verso la fine dell’album ritorna un po’ di pesantezza. Per fortuna neanche qua sono stati ripresi i cambi di tempo e di atmosfera scriteriati che mi avevano fatto quasi odiare Coma Ecliptic

Leggendo un po’ gli umori del popolo metallaro del web sembrerebbe che la gente si sia quasi sentita presa in giro dall’inusuale brevità di questi due LP. E viene tirata in mezzo l’etichetta, la Sumerian Records, che pare abbia già fatto un’operazione simile con i Periphery. Innanzitutto ricordiamo che dei Periphery si può solo ridere, con la stessa accondiscendenza con cui si ride dei bambini piccoli quando dicono e fanno le stesse cose dei grandi. Pensate per esempio a vostra figlia di cinque anni che, senza dire niente a nessuno, si mette i tacchi e il rossetto della vostra compagna e ci va in giro per casa – o i vostri, se sei una delle poche lettrici femminili di questo blog – magari anche con la sua/tua borsa che striscia per terra perché troppo lunga. Dopodiché possiamo tornare seri e ricordare quanto diceva il Belardi sugli LP che si accorciano. Forse la Sumerian è stata solo una delle case discografiche che hanno impiegato meno tempo a capire e a sfruttare questa nuova tendenza. Certo, 35 e 33 minuti sembrano pochini a tutti, soprattutto considerando che gli Anathema dei tempi d’oro hanno fatto EP altrettanto lunghi. Personalmente direi che la lunghezza perfetta di un album si aggira attorno ai 40/45 minuti – qualcuno ha detto Citadel e Urn? – ma alla fine stiamo parlando di una manciata di minuti di differenza, che per un gruppo prog tendenzialmente non bastano neanche per una canzone.

Per il resto i pregi di questa nuova tendenza sono già stati descritti ampiamente dal Belardi: maggiore qualità, più tempo per le tournée e meno riempitivi inutili. Se volete una canzone in più aspettate il prossimo disco, che tanto esce tra qualche mese. (Edoardo Giardina)

3 commenti leave one →
  1. SimonFenix permalink
    5 agosto 2018 13:04

    Concordo su tutta la linea sulla durata giusta per un disco, tra i 40 e i 50 minuti, invece ci sono soggetti come Neal Morse, Dream Theater, Flower Kings che se ne escono ogni volta con pipponi sinfonici anche di 2 ore; non so, mi sa tanto di presunzione come per dire “visto quanto siamo Prog?”. No, vedo solo quanto siete prolissi e noiosi a volte.

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  2. 7 agosto 2018 11:45

    Devo essere sincero: a me è piaciuta di più questa “seconda parte”. Ho particolarmente apprezzato il mega furto alla Diablo Swing Orchestra in Voice Of Trespass e in generale, come scrivi tu, mi pare che i BTBAM stiano recuperando pezzi che si erano lasciati indietro con Coma Ecliptic (che pur avevo apprezzato molto come album, se non altro nella sua paraculaggine).

    Non so ancora se dividere un disco in due sia una questione dovuta ai quattrini da spillare agli hipster vendendo due vinili magari coi colori strani, però questa pubblicazione ti fa respirare la musica molto meglio che con un singolo malloppone e permette anche di confrontare le release con un occhio più attento, in particolare trattandosi di roba abbastanza complessa. Molto molto bene, restando in ambito prog vedremo un po’ cosa combineranno gli Haken col nuovo lavoro.

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    • SimonFenix permalink
      7 agosto 2018 18:53

      Forse pensano che fare album così lunghi ripaghi i fan di una lunga attesa (addirittura nelle edizioni speciali ci aggiungono un disco con brani extra, presunzione al quadrato proprio), invece preferirei essere ripagato con un disco senza riempitivi; una volta i doppi album erano una cosa rara, dovevi davvero avere idee, nel prog odierno il doppio album sembra una regola.

      Piace a 2 people

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