Frattaglie in saldo #58: Witchfuck, Baalberith, Cult Graves

La Godz ov War, sempre attenta in materia di war metal e affini, dopo avere lanciato l’anno scorso nell’underground i carinissimi portoghesi Barbaric Horde ci spiattella in faccia un altro esempio di morigeratezza e sobrietà con i polacchi WITCHFUCK, i quali, dopo un EP e tre split, finalmente approdano all’esordio discografico con ferocia indefessa. Lo fanno con questo Black Blood Baptism, dodici pezzi (inclusa una cover dei connazionali Behemoth) strumentalmente giusto un pelo più compìti di altri rappresentanti di un genere che tradizionalmente incrocia elementi black con strutture tipiche del death metal, favorendo però un approccio tendente al caos e al nichilismo totale. Strutture che però, in questa particolare sede e in virtù di una loro maggiore chiarezza e ordine, mi portano a formulare il giudizio di cui sopra. Pensate che ci sono anche due o tre accenni di melodia e rallentamenti tendenti a creare un po’ di atmosfera. Interessanti.

Płock è una città di circa centomila abitanti nel cuore del Voivodato più grande della Polonia, la Masovia, che sembrerebbe avere una concentrazione di gruppi che spaccano culi piuttosto elevata. Dopo i mostruosi Kingdom, è riuscita infatti a dare i natali anche agli inquietanti BAALBERITH. Non sentivo ir maligno cantare sotto la doccia così forte da quando mi imbattei per la prima volta negli Azarath anni orsono. In questo Manhunt sentirete una terrificante voce (credo) effettata che vomita inni alla gioia di vivere sopra a bei riffoni a tremolo intervallati da un groove spaccalapidi, blast, rallentamenti e tutto il campionario che non deve mai mancare in un disco di death metal con le palle quadre. Questi cinque catacombali e bruttissimi figuri sono una splendida sorpresa che non può e non deve passare inosservata. Abbastanza mostruosi, pesti e claustrofobici a dovere. Hanno pure scritto una canzone d’amore per David Berkowitz (Son of Sam). Che cari.

Ma ora chiudiamo con gli americani CULT GRAVES, direttamente dalla Bay Area, che con la loro aura di caos e decomposizione vi faranno letteralmente venire le lacrime agli occhi e dimenticare quei bruttissimi anni in cui la concezione del suonare death metal equivaleva ad una produzione cristallina, suoni fintamente aggressivi e sweep picking a tutto spiano. Tutta quella merda che troviamo riassunta in gruppi come i Revocation, per intenderci. Fortunatamente l’underground continua a fregarsene di quella roba, e i Cult Graves ovviamente non fanno eccezione, con questo loro ep intitolato Strange Customs. Orchi scanna-chiappe e riffoni che suonano come nidi di calabroni impazziti, conditi da sapienti blast e rallentamenti che in venti minuti vi liquefaranno il cervello. Se poi aggiungiamo i pezzi della demo del 2018, inclusi nella versione uscita per Godz ov War sempre quest’anno, i minuti diventano quasi il doppio, duplicando l’agonia.

Potrei andare avanti ma per oggi mi fermo qui. Grazie dell’attenzione. Ora potete tornare a sfogliare le pagine di Metal Archives con i gattini. (Piero Tola)

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