Corso di bestemmie 2021: i nuovi Azarath, Asphyx e Diocletian

Ho sempre considerato gli Azarath una banda che rende meglio dal vivo che su disco. Le loro esibizioni di smadonnante truculenza sono ormai nella leggenda, per chi ha avuto la fortuna di assistervi almeno una volta. Possono essere descritte come un mal d’orecchie persistente scandito da complimenti e apprezzamenti rivolti verso santi, Madonne, Gesù Cristi etc. Ricordo una volta dal vivo in cui quasi misero in imbarazzo i Morbid Angel, che per poco non dovettero benedire il palco con l’acqua santa, proprio loro, dopo che i Pomerani finirono la propria scaletta in apertura di soirée.

Più o meno tre anni fa uscì quell’In Extremis che a dirla tutta fu uno dei migliori esercizi di ferocia e disarmante brutalità di quella stagione. La formula ovviamente non cambia, e gli Azarath continuano imperterriti a contraddistinguersi per la peculiarità di non rallentare praticamente mai, se non per qualche “break” in cui si evoca ir demonio in latino o in altre lingue. In generale però è tutto sparato all’estremo. Inferno qua si diverte e fa impresa da demolizione, mentre con l’altro complessino fa i danari. L’unica cosa da segnalare è l’uscita del cantante/chitarrista Necrosodom e l’entrata del cantante/chitarrista Skullripper, con risultati non dissimili: grugniti, convulsioni, bava verde, moccoli e ruggiti a tutta forza.

Non c’è tanto da dire su questo Saint Desecration, a parte che quando vi siete rotti le palle dell’avantgarde e delle sperimentazioni lo potete mettere sul piatto per spazzare via ogni rimasuglio di “cultura musicale” o di pretenziosità per mezzo di un’ignoranza senza pari. Come direbbe Ciccio: adorabile.

Ed ecco tornare i redivivi Asphyx, di cui se non ricordo male recensii Deathhammer proprio su queste pagine otto anni fa, disco che fu pure l’ultimo con in formazione il batterista e fondatore Bob Bagchus. Mi persi il successivo Incoming Death e me ne feci in qualche maniera una ragione, visto che la formula era ancora rimasta pressoché immutata dai tempi dei bellissimi e molestissimi The Rack e Last One on Earth, magari giusto con qualche raffinatezza in fase di produzione che snaturava leggermente quel suono acido che caratterizzava gli olandesi negli anni Novanta. Oggi li ritrovo con il solo Martin Van Drunen come superstite della formazione storica, e al primo impatto mi accorgo delle chitarre forse ancora più pulite, notando anche una maggiore semplicità negli arrangiamenti e nella forma, in cui si ritrovano addirittura alcuni spunti d-beat e in stile Cro-Mags (Knights Templar Stand), intervallati da pezzi con una potente aura boltthroweriana (Molten Black Earth) e altri con quella lentezza esasperante che ha contraddistinto alcuni dei loro classici negli anni (Three Years of Famine).

Chi ha come missione l’avere ogni scorreggia fatta uscire dagli olandesi sicuramente si fionderà su questo Necroceros, dal titolo probabilmente ispirato a Eugene Ionesco, trovando il lato degli Asphyx più punkettone in bella mostra. Chi invece, come me, lo ascolterà con piacere ma lo riporrà nel cassetto dopo il primo o secondo ascolto, può tranquillamente concentrarsi su altra roba in uscita.

E chiudiamo la rassegna odierna di moccoli e imprecazioni fragorose con i sempre molto sobri Diocletian, i quali hanno appena fatto uscire un EP intitolato Darkness Swallows All.

Non c’è bisogno di ricordare che per tradizione i gruppi estremi provenienti dagli antipodi hanno come missione quella di far sanguinare le orecchie di chi li ascolta, e questo lavoro non fa eccezione. In quindici minuti i nostri amici vi svitano il cranio, ci cagano dentro e vi lasciano così a sbavare come un prigioniero di Guantanamo sottoposto alla tortura delle cuffie con Enter Sandman per centosettanta ore consecutive a tutto volume. C’è anche una cover dei Bathory, Possessed.

Registrazione appena sopra il livello “scantinato” e bestemmie e rutti a tutto spiano, in un turbinio di blast e riff semi-incomprensibili conditi da assoli alla cazzo di cane. Questa è la formula tipica nonché il fascino del cosidetto “war metal”. Quando ero ragazzino e volevo fare il simpatico con il prete che veniva a benedire casa mettevo su i Deicide. Oggi, se mi trovassi nella medesima situzione, metterei sul piatto i Diocletian. (Piero Tola)

3 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...