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CANNIBAL CORPSE @Fabryka, Cracovia, 16.11.2014

27 novembre 2014

cannibal-corpse-03_corpsegrinder

Cominciamo col dire che chi scrive è sempre stato un grande fan dei Cannibal Corpse dell’era Chris Barnes ma apprezza anche quella che ormai è la formazione ufficiale da quasi vent’anni. Essendo stato anche un estimatore dei Monstrosity, ovviamente mi garbano assai anche le tonalità del buon George Senzacollo e sono quindi contento di recarmi a questo simposio di musica brutale. Simposio al quale parteciperanno, tra l’altro, anche gli svedesi Aeon e gli americani Revocation, i quali, proprio come Alex Webster e compagni, promuovono la loro ultima uscita discografica.

A dire il vero mi perdo quasi tutto lo show degli Aeon ma, giudicando dagli ultimi due/tre pezzi che riesco a sentire dal fondo della sala, la loro proposta non mi sembra esattamente sconvolgente. Death metal piuttosto brutale, con blast d’ordinanza, che non procura chissà quali mirabolanti sensazioni. Onesti. Riesco però a piazzarmi in una buona posizione, considerando anche il pienone che i Cannibal Corpse fanno normalmente nei club, per vedermi i Revocation, che presentano dal vivo il loro nuovo Deathless. Anche qua la proposta si assesta su un death/thrash molto violento che sfocia spesso e volentieri nel brutal death con vocals quasi gutturali che personalmente non mi convincono. Bravi tecnicamente ma piuttosto ordinari. David Davidson, il cantante/chitarrista del combo, manda anche affanculo quelli delle luci, abbassate fin quasi a lasciare la band in totale black-out sul palco durante l’esecuzione di un pezzo. La gente pare comunque divertita e partecipe. Tutto sommato la carica c’è, anche se i contenuti sono piuttosto banali. Apprendo solo ora che la band ha cambiato il nome in quello attuale nel 2006 e che prima si chiamava Cryptic Warning e aveva all’attivo un album intitolato Sanity’s Aberration, del 2005. Siccome non mi frega praticamente nulla di sentirlo, ve lo dico solo per dovere di cronaca, così chi tra voi lettori ha un minimo di familiarità con la band di Boston e magari non lo sapeva, può pure andare a ripescarlo (perché MS fa vera informazione). D’altronde siamo tutti qua per sentire Corpsegrinder e soci.

cannibal-corpse-11Senza troppi orpelli e cazzate, la band sale sul palco e attacca subito quella Staring Through the Eyes of the Dead di barnesiana memoria. Esecuzione della madonna. E il bello non finisce qua. I pezzi successivi sono la terrificante Fucked With a Knife e Stripped, Raped and Strangled. Onestamente, riuscite ad immaginare un’apertura migliore di questa? Io no. Il clima si scalda ed è giustamente il momento di sentire come rendono i nuovi pezzi dal vivo. Bestiali. Kill or Become, Sadistic Embodiment e Icepick Lobotomy mi colpiscono per la loro clinica brutalità. Specialmente la terza, con il suo inizio stoppato in stile Hammer Smashed Face e un riff di apertura veramente molto molto figo. Prendo ad esempio questo pezzo come paradigma dell’ultimo A Skeletal Domain. Rallentamenti, cambi di tempo e sadismo puro tradotto in musica: ‘sti pezzi sono da carneficina. Non che non fossimo abituati. Successivamente si scorrazza nel vecchio repertorio, tra estratti di Torture (Scourge of Iron) ed Evisceration Plague, di cui viene eseguita la title-track, fino ad arrivare alla mitica Addicted to Vaginal Skin, anch’essa ricordo della era Barnes. C’e’ ancora spazio per The Wretched Spawn e Pounded into Dust, prima che George Fisher annunci una certa “canzone d’amore” (cit.) intitolata I Cum Blood. Massacro. Il pit è un vortice violentissimo che ben si addice all’occasione.

Proprio come l’apertura, la chiusura è un progressivo salto nel passato ancora più remoto: A Skull Full of Maggots, Hammer Smashed Face e la conclusiva Devoured by Vermin, che segnò proprio l’entrata di Mr. Fisher nel quintetto di Tampa. Allucinante. La conclusione che si può trarre da una serata del genere è che i Cannibal Corpse sono una macchina da guerra ultra-professionale che dal vivo non perde un colpo. Consiglio, a chi ha l’occasione, di andare a sentire e vedere coi propri occhi una band che, a dispetto dei 25 e passa anni di età, non invecchia proprio mai. Quanto mi fanno ridere tutti ‘sti gruppi brutal coi suoni ultra finti e triggerati di oggi giorno.

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