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Deicide/ Svart Crown/ Sawthis @Traffic, Roma 12.12.2014

16 dicembre 2014

deicide

È ufficiale: Glen Benton è diventato buono. Si sarà addolcito con l’età. O, magari, avrà semplicemente cambiato droghe, passando alla cannabis o all’ecstasy. Fatto sta che quello di stasera è stato più simile a un concerto dei Cannibal Corpse che a uno dei Deicide. Il che vuol dire che è stato una bomba, chiaro. Ma è stato, beh, diverso.

La prima volta che vidi la band americana dal vivo fu esattamente dieci anni fa, a Bologna, in compagnia di Matteo Cortesi. Era il tour di Scars of the Crucifix. Gli Hoffman se ne erano andati tra mille vaffanculo e alle chitarre c’erano, come stasera, Jack Owen e Kevin Quirion (che è entrato però in pianta stabile solo da un paio d’anni, una volta sancito l’addio definitivo di Ralph Santolla). Benton aveva i capelli corti, era gonfio come una zampogna e aveva la bocca deformata nel tipico rictus da sottile linea bianca. Era stato divertente comunque. Nel 2010, quando li beccai a Roma con i Marduk di supporto (con i Marduk di supporto!), il cantante era dimagrito, si era fatto ricrescere la chioma ed era tornato l’emissario del male che tutti abbiamo imparato ad amare. Un’ora di performance lancinante e senza pause, alla fine del quale Benton si allontanò subito dando le spalle al pubblico e biascicando un thank you, Milano. Stima.

Quello che sale sul palco del Traffic, dopo il discreto show dei francesi Svart Crown (arriviamo troppo tardi per i Sawthis, non ce ne vogliano i veterani abruzzesi), epigoni dei Behemoth che, non suonando precisamente il mio genere, non mi hanno smosso più di tanto (al sodale Charles sono piaciuti un po’ di più soprattutto nelle parti veloci), è invece un Glen Benton sorridente e bambacione che inviteresti subito a un barbecue con la famiglia. Si parte con i primi tre pezzi del nuovo In the minds of evil, album che non ho apprezzato particolarmente. Il primo sussulto arriva con When Satan rules his world. Nel frattempo sono stati aggiustati un po’ i volumi e l’impatto è devastante, la precisione diabolica. Tuttavia manca qualcosa. O, più probabilmente, qualcosa è cambiato. Serpents of the light, They are the children of the underworld. Un uno-due da ricovero immediato nel reparto fratture multiple. Eppure… Ecco cosa manca. Come su To hell with God, non si sente bene Satana.

Ma la prova definitiva che Glen Benton è diventato buono arriva poco dopo. Suonano Dead but dreaming. L’unico estratto da Legion in scaletta ormai dal secolo scorso. Perché, ve lo ricorderete, secondo Benton “Legion fa schifo“. E poi… Hey, hanno davvero attaccato Trifixion? Non staranno mica suonando due pezzi da Legion perché sa che è il disco più amato dalla maggior parte dei fan? Che sta succedendo? Glen sorride ma è un sorriso vero non un rictus. Scherza col pubblico mentre sistema l’accordatura del basso. Ride. Glen Benton ride! E sembra pure lucido! Più che lucido, è preso bene. Jack Owen incita il pubblico. Entro nel nuovo ordine di idee e anch’io mi faccio prendere bene. Mi godo il resto del concerto con meno paturnie teologiche. La colossale Scars of the Crucifix mi rimette al mondo. All’altro mondo. Si conclude con un altro paio di pezzi da In the minds of evil e da quel classicone che è l’esordio omonimo (a ‘sto giro viene esclusa, chissà perché, la title-track). I Deicide ci salutano con Homage for Satan e staccano gli strumenti. Benton si attarda a stringere le mani delle prime file. Glen Benton che stringe le mani dei fan. Avete letto bene.

C’è un tipo che ha portato con sé il figlio di nove anni. Gli do una pacca sulla spalla di approvazione, anche se sarà stato rognoso spiegare dopo al piccolo perché tutta quella gente bestemmiasse a gran voce tra una canzone e l’altra. È il suo primo concerto, mi fa. Probabilmente tra un paio d’anni chiederà al genitore: papà, perché quel signore tanto simpatico con i capelli lunghi sparava agli scoiattoli e voleva suicidarsi a trentatrè anni?

3 commenti leave one →
  1. 19 dicembre 2014 14:03

    Anche al Rock Hard è stato simpaticissimo D: anche se si muoveva un po’ meno ha ringraziato un paio di volte il pubblico e ha riso quando qualcuna ha tirato un reggiseno sul palco. Va beh, dai, in fondo questo Benton ci piace.

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