I personaggi delle Tv locali degli anni ’90 – parte 6

Sesta (ma non ultima) parte di uno speciale suddiviso in più puntate. Prima di cominciare lascio qui di seguito i link agli episodi precedenti: Parte 1 | Parte 2 | Parte 3 | Parte 4 | Parte 5.
Anche in questa puntata ci saranno dei personaggi bonus (ho spiegato cosa siano nella parte 5).

Mister Zabottino era davvero pazzesco. Tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà dei Novanta, questo assurdo soggetto era una presenza fissa in diverse piccole emittenti dell’Emilia-Romagna (trasmetteva principalmente da Faenza, in provincia di Ravenna). Sostanzialmente faceva il mago/veggente/pranoterapeuta, ma sia in rapporto al suo ruolo che in rapporto al periodo in cui andava in onda era piuttosto atipico. In un momento storico in cui quasi tutti i maghi televisivi si conciavano nei modi più astrusi per dare un tocco esoterico/mistico ai loro personaggi mediatici, Zabottino si presentava invece nella maniera più normale possibile, al punto da sembrare un comunissimo pensionato che passava le giornate a dare da mangiare ai piccioni mentre guardava i cantieri. Inoltre, a differenza della quasi totalità della concorrenza, non usava i tarocchi per effettuare i suoi consulti telefonici, ma un pendolino di moschiana memoria. Non so quando e dove fosse nato, ma dimostrava 65-70 anni e dava l’idea, vista la strana cadenza mista, di essere un meridionale trapiantato da anni in Emilia-Romagna. Palesemente ignorante come una zappa, parlava in un modo allucinante e, per usare un eufemismo, non annoverava l’acume tra i suoi pregi. Spesso si vantava di appartenere a non meglio precisati gruppi esoterici (almeno credo), tra i quali tali Cavalieri dell’ordine (o qualcosa di simile). Ai tempi non c’erano ancora i numeri a tariffa maggiorata, quindi per parlare con Zabottino gli utenti dovevano formulare un comunissimo numero di rete fissa. La Sip (l’antenata dell’odierna Telecom) in quegli anni offriva un servizio particolare: chi aveva urgente bisogno di parlare con qualcuno, ma trovava la linea occupata, poteva avvisare componendo un codice numerico; a quel punto il destinatario della telefonata, già intento a conversare con un’altra persona, riceveva un messaggio audio ripetitivo che, sovrapponendosi alla voce dell’interlocutore con il quale stava  parlando, gli faceva sapere che qualcuno stava tentando di contattarlo per delle comunicazioni importanti. Avete già capito: Mister Zabottino veniva letteralmente bombardato di scherzi telefonici. Alcuni, riuscendo a prendere la linea diretta, prima fingevano di voler conoscere il futuro e poi lo riempivano di rutti, bestemmie ed insulti, mentre altri, tramite il servizio di cui sopra, disturbavano pesantemente i consulti veri del mago. Gli scherzi erano talmente tanti che ad un certo punto il poveraccio, diventato paranoico, sospettava di tutte le chiamate e buttava giù il telefono anche se l’interlocutore si limitava a formulare una semplice domanda, parlando di “gombloddo” ai suoi danni, “intercettazioni”, “retate” e chi più ne ha più ne metta. Non so che fine abbia fatto Zabottino (credo che questo fosse il suo cognome, ma non ne sono certo). Di lui, a dirla tutta, in rete si trova poco e niente, se non che ai tempi fosse un pizzaiolo in pensione. Facendo due rapidi calcoli, penso che sia morto da anni.

Negli anni Sessanta un giovane siciliano, Salvatore Gulisano, parte alla volta di Torino in cerca di fortuna. A differenza della maggioranza dei meridionali emigrati nel capoluogo piemontese in quella decade, però, il Nostro non va a lavorare alla Fiat, ma si mette a fare il mago/veggente/cartomante. Diventa un imbonitore, insomma, ed in questo modo sbarca il lunario. L’inizio della storia, ne sono certo, non vi dirà nulla, ma se aggiungo un piccolo dettaglio chiunque capirà di chi sto parlando. Il personaggio in questione ben presto adotta un nome d’arte: Mago Gabriel. La prima apparizione televisiva del noto paragnosta avviene nel 1974 in un breve documentario della Rai, Stregoneria a Torino, in cui vengono intervistati svariati soggetti dediti all’occultismo nella città sabauda, da sempre capitale europea del paranormale. Gabriel compare verso la fine del servizio, più giovane e con almeno venti kg in più rispetto al periodo d’oro successivo, ma quando sta per rispondere alla domanda posta dall’intervistatore parte Imagine di John Lennon che copre le sue parole. Il taglio del documentario ha intenti seriosi, quindi l’autore ha evidentemente ritenuto opportuno sfumare sull’elemento forse troppo pittoresco persino per quel contesto strambo.

La gloria per il Mago Gabriel arriva circa tre lustri dopo. Nella seconda metà degli anni Ottanta qualcuno coglie il suo potenziale comico involontario e gli assegna diversi spazi all’interno delle Tv private torinesi. Le sue trasmissioni sono surreali. Gabriel, palesemente semianalfabeta, parla con disinvoltura di gnomi ed incantesimi, esattamente nel modo in cui potrebbe parlarne un imbonitore poco scolarizzato nato all’inizio degli anni Quaranta. Il risultato è talmente grottesco che a Torino e dintorni Salvatore diventa subito famosissimo, sino alla svolta dei primissimi anni Novanta, quando finisce sotto i riflettori della Gialappa’s Band in diverse puntate di Mai dire Tv.  Il pubblico generalista mostra di gradire molto le assurdità sgrammaticate senza capo né coda del Mago Gabriel e lo richiede a gran voce. Gli autori del programma non se lo lasciano ripetere due volte ed in men che non si dica il mistico siciliano diventa un appuntamento fisso praticamente di tutte le puntate di Mai dire Tv. Inizialmente l’abile ciarlatano appare seccato dalle prese in giro delle tre voci di Italia Uno, ma poco dopo, forse su consiglio di qualcuno, cavalca l’onda e preme sull’acceleratore delle cazzate. È la scelta migliore: Mago Gabriel fa il botto e diventa un vero e proprio fenomeno da baraccone delle reti Mediaset: diviene ospite fisso di Buona Domenica per anni, viene invitato a parlare di occulto in molti programmi, finendo inevitabilmente esposto al pubblico ludibrio, e addirittura diventa testimonial pubblicitario di più di un’azienda della sua città di residenza. Partito come emigrante costretto a fare il cialtrone (prima solo in privato, poi anche nelle Tv locali) per campare, il Mago Gabriel si trasforma in un enorme personaggio televisivo di portata nazionale.

La sua fama sconfinata (esclusi i giovanissimi, non credo esista un italiano a caso che non lo conosca) comincia a scemare tra la fine degli anni Novanta ed i primissimi 2000. Torna agli onori delle cronache nel 2012: si parla di una truffa ai danni della ATC, l’ente che gestisce le case popolari nella zona di Torino. In quel periodo è praticamente scomparso dalla Tv e non se ne parla quasi più. Ormai è un personaggio del passato a tutti gli effetti.

Probabilmente andrò controcorrente, ma devo essere sincero: nonostante la mia passione per i personaggi trash di un certo genere, devo ammettere che il Mago Gabriel non mi è mai piaciuto particolarmente. Agli inizi, quando era spontaneo, talvolta era anche divertente, ma dal momento in cui cominciò a cavalcare l’onda di Mai dire Tv divenne ridondante e forzato. Tra l’altro ho sempre trovato fastidioso il suo modo di parlare: può far ridere a piccole dosi, diciamo così, ma a lungo andare si fa irritante. Quando diventò un personaggio televisivo a tutti gli effetti, onestamente cominciai a trovarlo insopportabile e a tratti persino penoso.

Salvatore Gulisano, in arte Mago Gabriel, è morto nel 2019 a 79 anni. A suo modo, nonostante tutto, è stato parte della storia della televisione commerciale del nostro Paese. Se un suo omologo glielo avesse predetto negli anni Sessanta, magari subito dopo il suo arrivo a Torino, sicuramente lui gli avrebbe riso in faccia.

Il prossimo personaggio è conosciuto per un singolo episodio avvenuto durante una delle sue trasmissioni: Anna Maria Galanti. Di lei si sa pochissimo: è una veggente/cartomante siciliana che negli anni Novanta lavorava a Roma e si pubblicizzava tramite le solite dirette televisive sulle Tv locali. Durante una delle sue trasmissioni, qualcuno pensò bene di farle uno scherzo telefonico, come spesso accadeva all’epoca (siamo grosso modo nella prima metà dei Novanta). Il tizio in questione, dopo aver preso la linea diretta con la maga, finse di porle dei quesiti e poi la insultò. Niente di particolare, insomma: ai tempi, prima della capillare diffusione dei numeri a tariffa maggiorata, cose di questo genere erano un classico. Il colpo di genio fu la reazione della Galanti: fingendo di andare in trance, con tanto di cambio voce ed occhi girati stile L’esorcista, lanciò una serie di maledizioni mortali contro il burlone, citando dei non meglio precisati “antichi” ed entità di vario genere. In sostanza la maga, in piena diretta televisiva, inscenò una vera e propria possessione demoniaca.  Qualcuno (forse lo stesso autore dello scherzo, tra l’altro sempre rimasto ignoto) evidentemente registrò quella parte di trasmissione. Il video del fattaccio fu dato in pasto al pubblico generalista per la prima volta all’inizio degli anni 2000 durante un programma della seconda serata di Rai Due, La Grande Notte, condotto da Gene Gnocchi. Diverso tempo dopo il malocchio televisivo di Anna Maria Galanti divenne virale in rete un po’ ovunque, sino ad arrivare ai giorni nostri: milioni di visualizzazioni tra Youtube, Facebook ed Instagram.

Ai tempi di Myspace dei tizi cercarono la sensitiva siciliana, in quel momento già sparita dall’etere, e diffusero su quella piattaforma dei file, sia video che audio, di tutte le fasi della ricerca. Alla fine dell’indagine, questi soggetti riuscirono ad ottenere il numero di cellulare della cartomante, la chiamarono e poi caricarono il contenuto della telefonata sul web.

Nonostante l’enorme fama, Anna Maria non ottenne praticamente nulla dall’ingente esposizione mediatica. Ho provato a cercarla con Google ed ho trovato il suo profilo Facebook, strapieno di post in cui la divinatrice afferma di essere “ispettore di polizia generale dei carabinieri giudice”, per poi maledire gente a caso (sinceramente non ho capito bene). In altri post dice di essere in contatto con un bellissimo sceicco pieno di soldi o qualcosa di simile. Credo abbia circa 65 anni. Che io sappia, non è mai più apparsa in Tv dai tempi del famosissimo scherzo telefonico.

Il sensitivo Absea (all’anagrafe Fabrizio Marcianese) era molto attivo nelle Tv locali lombarde tra la seconda metà degli anni Novanta ed i primi 2000. Si presentava, come spesso facevano i suoi colleghi in quei periodi, in maniera molto eccentrica, sia nell’abbigliamento/nel modo di porsi (un misto tra Solange, Renato Zero dei primi anni e David Bowie del periodo Ziggy Stardust) che in tutto il resto. Nelle sue dirette, tra le altre cose, affermava più volte di essere un personaggio pubblico amico intimo di tantissimi Vip, in particolar modo di Gigi Sabani. Intorno al 2007 il Centro di cartomanzia del quale Absea era dipendente fu coinvolto in un’inchiesta giudiziaria simile a quella che travolse il trio Wanna Marchi/Maestro di vita Do Nascimento/Stefania Nobile: il bizzarro sensitivo testimoniò contro i suoi datori di lavoro.

In tempi recenti Absea è stato ospite di diverse trasmissioni Mediaset. Alcune sue performance sono davvero memorabili, soprattutto quelle con Mario Giordano e Paolo Del Debbio, entrambe su Rete4. Cerco di riassumerle: Absea in quelle occasioni affermò, tra le tante cose, di essere per metà alieno, di aver previsto il Covid, di essere un no vax e di aver sposato una strega sacerdotessa dell’occulto (o qualcosa di simile). Il Nostro ha anche una pagina Facebook in cui, oltre a prevedere disastri di ogni genere, si incazza spesso con l’Agenzia delle Entrate dalla quale si sente perseguitato da vent’anni, più altre maledizioni varie ed eventuali. Se siete amanti del genere, una ricerca su Google e/o Youtube è d’obbligo.

Mamma Franca, al secolo Franca Pannocchia, era una donna che, come si suol dire, si era sudata ogni centesimo. Negli anni Cinquanta era stata una ambulante insieme a suo marito Sandro: le loro merci più vendute nei mercati erano i jeans della Rifle, ai tempi un’assoluta novità nel nostro Paese. La coppia acquistava i pantaloni, insieme a diversi altri prodotti statunitensi, principalmente dagli americani residenti nella base militare di Camp Darby, sita nella zona di Pisa. Gli affari, fruttuosi sin da subito, con il tempo permisero ai coniugi di aprire un negozio nel centro della loro città, Livorno.

La situazione migliorò sempre di più, sino a far diventare l’attività, Roberta Pelle, un atelier specializzato in pellicce (Roberta Pelliccerie). La fama mediatica arrivò a partire dalla fine degli anni Ottanta, quando la Nostra decise di pubblicizzarsi sulle Tv locali toscane. Le sue trasmissioni, condotte insieme ai due figli, Roberto, detto Robertino, e Roberta, sono rimaste negli annali. Mamma Franca si presentava in Tv con i capelli cotonati a livelli tali da sfidare le leggi della fisica, per giunta coperta d’oro dalla testa ai piedi. Oltre a dispensare continue perle di saggezza popolare, ringraziava sempre i suoi clienti storici ed affermava a più riprese che per le donne la pelliccia è un diritto, il tutto mentre i figli urlavano.

Mamma Franca si è spenta nel 2017 ad 85 anni. (Il Messicano)

 

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