I personaggi delle Tv locali degli anni ’90 – parte 2

Seconda (ma non ultima) parte di uno speciale suddiviso in più “puntate”. Chi fosse interessato a recuperare la prima parte può farlo cliccando qui.

Non sono mai stato un fan di Telemarket, ma in un contesto del genere penso sia d’obbligo parlare almeno di Alessandro Orlando. Il televenditore toscano è stato per quasi vent’anni il perno del suddetto canale tematico e di recente è diventato famoso anche grazie agli spezzoni dei suoi “show” caricati più volte su Youtube. Le televendite che hanno reso celebre l’istrionico piazzista fiorentino sono principalmente quelle dei tappeti persiani. Come spesso accadeva, il presentatore non aveva particolari conoscenze degli oggetti che l’azienda gli imponeva di sbolognare in tv, ma cercava di sopperire alle sue evidenti mancanze tecniche con la sua dote principale: la favella. Orlando imbastiva monologhi lunghissimi, con la sua voce da doppiatore, in cui sproloquiava di imperatori persiani, nobili vari ed eventuali, eventi storici e qualunque altra cosa gli venisse in mente, spesso mistificando la realtà dei fatti o addirittura inventando tutto di sana pianta. Evidenziava i momenti topici con una finta erre moscia stile francese o con la cadenza toscana. Dopo aver tramortito il telespettatore con una montagna di fregnacce, Orlando sferrava l’attacco finale sempre alla stessa maniera: il prezioso oggetto del quale aveva tessuto le lodi valeva tantissimo, ma lui era in grado di proporlo a meno di un decimo del suo prezzo effettivo. Spesso aggiungeva che centinaia di commercianti avrebbero sborsato cifre folli per averlo e che quindi il fortunato acquirente avrebbe potuto comprarlo per poi rivenderlo subito dopo guadagnando molti soldi. Veniva spontaneo chiedersi come mai lui stesso non vendesse quegli incommensurabili pezzi d’arte direttamente ai mercanti disposti a svenarsi pur di aggiudicarseli, ma, com’è noto,  la logica nelle televendite delle Tv private non era mai di casa.

Uno dei suoi best seller è senza dubbio la storica televendita del tappeto Keshan (o Keshon, Keyshan o in qualunque altro modo si chiami), in cui il Nostro ciarlava di figli del sole, succo d’erba, mani e piedi che si alzavano durante le aste, sultani inesistenti e chi più ne ha più ne metta.

Il prossimo è un vero e proprio peso massimo dei personaggi delle Tv private di una volta ed è anche nella mia personale top 10 di tutti i tempi: Mamma Orsola, una pazzesca maga avellinese. Ai tempi (metà anni Novanta) già ultrasessantenne, l’imbonitrice campana apparteneva davvero alla vecchissima scuola. Mischiava i rituali tipici della tradizione magica dell’Italia meridionale (lettura delle candele e dei fondi del caffè, litanie, eccetera) alla pranoterapia (un qualcosa di molto vicino ai guaritori del passato, dei quali ho parlato sommariamente nel pezzo sul Mago di Tobruk), infilandoci in mezzo la classica cartomanzia, i soliti accenni alle religioni/filosofie orientali (mostrava e vendeva a peso d’oro statuette “caricate” raffiguranti Buddha e correlati) e gli immancabili riferimenti al cristianesimo.

Mamma Orsola era palesemente semianalfabeta. Non ho riscontri certi, ma sono pronto a scommettere che non avesse nemmeno la licenza elementare. Era letteralmente incapace di esprimere un concetto in lingua italiana: oltre agli immaginabili ed onnipresenti errori grammaticali, storpiava le parole in maniera indicibile, facendo sparire o modificando (del resto era una maga) vocali ed invertendo consonanti come se piovesse, senza contare i numerosi neologismi da lei coniati e l’immancabile dialetto ficcato ovunque. Sembrava una vera e propria parodia, ma invece era “serissima” ed evidentemente moltissimi la consideravano davvero tale: la lunga lista degli studi in cui riceveva i suoi clienti era impressionante, perché copriva quasi l’intero Paese, Sardegna compresa. Da ragazzino mi intratteneva molto il suo modo di fare da vecchia nonna del Sud di una volta e nel contempo mi faceva pisciare addosso dal ridere il suo modo di parlare, assurdo sino a sembrare – tanto per restare in tema – davvero quasi mistico.

Come spesso accade ai maghi, Mamma Orsola è finita in tribunale (non so però con quali esiti) ed anche su Striscia la Notizia in un paio di occasioni: una volta perché millantava di poter curare le malattie con l’imposizione della mani (roba potente al punto da riuscire a cuocere le bistecche, come affermava lei stessa) ed un’altra perché disse ad un tizio che avrebbe potuto guarire suo figlio dall’omosessualità tramite un difficilissimo rituale che sapeva fare solo lei.

Poco prima di scrivere, come faccio spesso, l’ho cercata con Google per sapere che fine avesse fatto ed ho scoperto che è morta pochi mesi fa (novembre 2020). Facendo due conti, credo che avesse circa novant’anni.

Un altro pezzo da novanta dei maghi televisivi era senza dubbio il cagliaritano Giancarlo Giacomini, che tra l’altro ha una storia mediatica abbastanza particolare.

Nel 1987 il sensitivo sardo contatta un pubblicitario e gli commissiona uno spot per reclamizzare i suoi talismani. La campagna pubblicitaria prevede inizialmente una diffusione soltanto regionale, poi anche nazionale (a partire dall’anno successivo). Le vendite superano abbondantemente le più rosee aspettative e diventano letteralmente ingestibili, costringendo quindi Giacomini ed il pubblicitario che collabora con lui a rivolgersi ad una società di consulenza contabile. I “nuovi entrati” riorganizzano tutto il business creando due aziende ex novo: una si occupa della realizzazione degli spot, l’altra della commercializzazione dei talismani, facendo rientrare negli organigrammi societari sia il pubblicitario inizialmente assunto da Giacomini che lo stesso santone sardo. Arrivano soldi a palate.

Giancarlo, poco tempo dopo, a causa di contrasti interni mai chiariti, si separa da tutte le figure sopracitate e torna a lavorare da solo come aveva sempre fatto prima della svolta televisiva. Anche i suoi ex soci, ingolositi dagli enormi guadagni, continuano a vendere i talismani, sostituendo negli spot la figura di Giacomini inizialmente soltanto con un infermiere di Oristano, poi anche con altre due persone (tenetele a mente, perché ritorneranno dopo), una donna ed un uomo, quest’ultimo addirittura professore delle scuole superiori.

Nei primi anni Novanta il pubblicitario accusa tutti i membri della società di consulenza contabile di averlo truffato e li porta in tribunale. Il procedimento ovviamente ingloba anche Giancarlo Giacomini, inizialmente coinvolto personalmente nell’affare, seppur per poco tempo, prima del suo improvviso abbandono. La sentenza del tribunale di Oristano fa scuola ma in un certo senso stupisce anche. Le persone coinvolte verranno condannate tutte, tranne il mago cagliaritano. Il giudice fa uno strano distinguo: Giacomini esercitava quel mestiere anche prima di finire in tv con quegli spot, quindi era in  buona fede, mentre gli altri elementi coinvolti non avevano mai avuto a che fare con la magia prima di allora e di conseguenza, al contrario, erano in malafede. In altre parole: Giacomini era un vero mago da sempre ed in quel periodo aveva deciso di comparire in tv semplicemente per pubblicizzare i suoi talismani e la sua attività in generale, mentre tutti gli altri, prendendo spunto dalla precedente collaborazione, avevano poi organizzato una vera e propria truffa, coinvolgendo personaggi che prima di quel momento per vivere facevano tutt’altro.

Quello appena descritto è una sorta di battesimo mediatico per Giacomini, che da quel periodo in poi continuerà ad usare il mezzo televisivo per farsi conoscere ed è proprio qui che arriva il bello.

Il potentissimo sensitivo sardo negli anni Novanta, invece dei soliti ed abusati spot, commissionò dei veri e propri cortometraggi, con tanto di attori, titoli e trame, per far conoscere all’Italia intera la sua attività esoterica. Nelle opere in questione venivano raccontate delle storie di vita quotidiana: violenza domestica, amori perduti, disoccupazione, eccetera. I protagonisti ad un certo punto finivano regolarmente nella merda sino al collo e lì interveniva lui, che ovviamente accorreva in soccorso dei malcapitati e risolveva tutto grazie ai suoi incommensurabili poteri. Giacomini interpretava se stesso, ma si faceva doppiare da una voce ascetica e rassicurante.

Mi sembra quasi scontato specificare che stiamo parlando di capolavori senza tempo. Guardare per credere.

Le ultime notizie reperibili in rete sul mago Giancarlo Giacomini risalgono al 2018, anno in cui fu indagato, insieme a sua figlia, per un presunto giro di documenti falsi agli immigrati o qualcosa del genere. Credo sia sparito dalle Tv private da diversi lustri. Oggi dovrebbe avere circa ottant’anni.

Ricordate quando vi ho detto di tenere a mente i personaggi con cui, dopo la separazione, gli ex soci del mago Giacomini continuarono a realizzare le pubblicità dei talismani? Erano tre. Il primo, un infermiere di Oristano, per l’occasione divenne il Mago Jana, ma io ai tempi non l’ho mai visto e tra l’altro in rete non si trova nulla. Poi ne arrivarono altri due, una donna (che vedremo dopo) ed un uomo: il Dottor Elem. Essendo una figura “sostitutiva” che serviva solo ed esclusivamente appunto a prendere il posto di Giancarlo Giacomini negli spot dei talismani, il Nostro sostanzialmente non diceva niente. Come già visto nella sentenza precedentemente descritta, non si trattava di un “mago di professione”, bensì di un semplice figurante, che nella vita faceva il docente presso un istituto tecnico sardo. Le pubblicità del Dottor Elem, nei primi anni Novanta molto presenti sulle reti locali, erano dei veri e propri gioielli trash. Duravano circa cinque minuti e cominciavano con delle citazioni poetiche declamate da una voce narrante, mentre in video comparivano dei pupazzi (uno squalo ed un granchio), ripresi con delle inquadrature sfumate, con in sottofondo una musica eterea stile Vangelis (o forse era proprio lui). Finita questa incredibile sequenza onirica, partivano delle mostruose testimonianze fintissime (in sede processuale venne fuori che si trattava di parenti, conoscenti, amici e vicini di casa dei titolari dell’azienda e talvolta erano addirittura loro stessi a “testimoniare”). Subito dopo ricominciava la musica sognante presente all’inizio e compariva lui, il Dottor Elem, intento ad aprire delle buste con un tagliacarte, mentre la voce fuori campo lo lodava in tutte le maniere possibili, dicendo, tra le altre cose, che fosse “laureato” e “molto religioso”, aggiungendo anche che avesse già aiutato migliaia di persone. Un curriculum con i fiocchi, insomma. Successivamente veniva spiegato che una parte del talismano sarebbe stata custodita gelosamente dal sommo Elem, creando un legame magico (o qualcosa del genere) con il cliente. Terminato questo intermezzo, partivano altre “testimonianze”, spesso più allucinanti delle precedenti, in un climax pazzesco, e il tutto si concludeva con il numero telefonico da formulare per effettuare le prenotazioni dei mirabolanti talismani.

Il Dottor Elem aveva anche altri spot, tutti molto simili a quello appena descritto (in uno addirittura giocava a scacchi da solo), ma con “testimoni” sempre diversi. È divertente notare come in alcune pubblicità il prodotto in vendita venisse definito “talismano”, mentre in altre semplicemente l’oggetto”, molto probabilmente per via di qualche cavillo legale.

Il mistico figurante finì in tribunale insieme a tutti gli altri nel processo di cui ho parlato nella parte su Giancarlo Giacomini. Oggi, a distanza di tanti anni, probabilmente sarà tornato ad insegnare negli istituti tecnici e forse sarà già in pensione da tempo.

L’organizzazione di cui sopra, come già detto, aveva pensato anche ad una figura femminile, la milanese Grazia Donà. Ricordo benissimo il suo spot perché era (credo volutamente) molto ambiguo. Iniziava con la foto di una donna fissa sullo schermo, mentre una voce – teoricamente quella della maga, ma in realtà si trattava palesemente di una attrice/doppiatrice – imbastiva una supercazzola lunghissima, al termine della quale partivano le solite improbabilissime “testimonianze”, intervallate da altre supercazzole. In sostanza lo schema era identico a quello usato per le pubblicità del Dottor Elem, solo che qui al posto dei brevi video che mostravano il tizio che apriva le buste da lettera e divideva a metà i talismani c’era la foto in bianco e nero fissa (forse ritraente la stessa maga) e la voce femminile che si rivolgeva ai telespettatori. Le sorti della signora Grazia Donà (che in realtà si chiamava Maria Grazia Donà: senza il primo nome era davvero irriconoscibile, vero?) furono speculari a quelle del suo collega uomo.

Nel 1974 Alcide Golinelli, un imprenditore emiliano, incontra casualmente all’aeroporto di Bologna un suo conoscente, il famoso presentatore/comico/attore Raffaele Pisu, che gli racconta i dettagli di un evento prodigioso del quale è stato protagonista. Poco prima, mentre si trova negli Stati Uniti, il noto conduttore facendo zapping si imbatte accidentalmente in una strana trasmissione televisiva, una televendita, cioè, in poche parole, un tizio che in video propone della merce. Attratto da una cravatta, Pisu decide di comporre il numero in sovrimpressione per ordinarla e gli arriva direttamente in hotel in poche ore tramite un corriere. Golinelli rimane estremamente colpito da quel racconto e pensa di replicare quel particolare metodo di vendita nel nostro Paese. Sembra un aneddoto come un altro, ma in realtà si tratta della nascita delle televendite in Italia.

Qualche tempo dopo, alla fine degli anni Settanta, Alcide Golinelli dà vita a Gran Bazar, una trasmissione in onda sulle emittenti emiliane in cui dei personaggi famosi, alcuni magari in calo di popolarità, presentano e vendono oggetti di vario genere. Visto l’enorme successo, l’imprenditore nei primi anni Ottanta fonda un’azienda, la Monika Sport, che propone nelle Tv locali delle cyclette, le doublet (oltre 80.000 pezzi venduti), e poco dopo dà vita ad un’altra società, la Amerika Star, che vende, sempre tramite le Reti locali, massaggiatori e correlati.

Ai tempi d’oro mi è capitato di guardare delle televendite di entrambe le aziende, ma la più famosa è senza dubbio quella del massaggiatore vibrante di Amerika Star. I programmi erano condotti da una donna di mezza età, tale Fabrizia Fabbri, che con tono deciso ed a tratti anche “aggressivo” illustrava le capacità tonificanti e rassodanti dell’apparecchio, mentre alle sue spalle una procace modella, Marzia, si faceva massaggiare i glutei marmorei ed abbronzati dal fantasmagorico macchinario. Questa non è una semplice televendita degli spensierati ed ingenui tempi che furono, ma la storia.

Se dovessi citare delle televendite che odiavo in senso letterale, non potrei fare a meno di nominare quelle della Iranian Loom. Non perché io sia un loro cliente deluso o qualcosa del genere, ma semplicemente perché da bambino me le ritrovavo sempre “in mezzo” quando mi sintonizzavo sulle Reti regionali per guardare i cartoni animati. La Iranian Loom vendeva tappeti persiani e spesso, come già detto, mi toccava attendere la fine delle interminabili descrizioni di rifiniture e vello per guardare in pace Daitarn 3. Per curiosità ho cercato il nome dell’azienda ed ho scoperto che esiste ancora e, soprattutto, che il loro principale volto televisivo (e forse anche socio/titolare, non ho capito bene), Cesare Boem, si è suicidato nel 2012 dopo anni di depressione. (Il Messicano)

11 commenti

  • Mamma Orsola mi ha proprio ipnotizzato, sarò suo per sempre !

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  • Roba di supernicchia essendo presente solo sulle reti toscane e magari il messicano se la è persa, ma consiglierei di buttare un occhio alla mitica Mamma Franca, titolare del negozio Roberta Pelliccerie a Livorno.
    Aveva una capigliatura incomprensibile, ricordo che da bambino spesso passavo davanti al negozio davanti al quale si ergeva statuaria, contribuendo al folklore della piazza.

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  • Magari esula dal contesto in quanto prodotta negli USA e doppiata in italiano, ma qualche anno fa (tipo una decina) andava forte la televendita del Magic Bullet, semplicemente un cazzo di frullatore di cui però venivano raccontate mirabilie: https://www.youtube.com/watch?v=qYba1XPpojI

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  • Pensate se il Conte avesse avuto a disposizione i coltelli Shogun…

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  • Le avventure di Giacomini veramente eccezionale. Tra l’altro mi sono visto pure la seconda parte di “Le mani incrociate”, perché non poteva finire così, “smezzato”. Mi sono onestamente appassionato.
    Devastante il cast, tra cui compare l’ottimo Turi Catanzaro. Roba che manco Maccio Capatonda con i vari Jo Cagnaccia, Amarino Mallo o Salvo Errori. Mi piace pensare che il pelato abbia preso abbondantemente spunto.
    Capolavoro assoluto. Veramente.

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  • Orlando si può vedere ancora. Vende quadri, la maggior parte dei quali non appenderei in casa neanche se me li regalassero. Però spesso mi godo le sue televendite, alla fine mi sta pure simpatico.

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  • Ci sono perle che la candida Toscana forse ignora.

    Gennaro D’Auria, mago esoterico e cartomante della provincia napoletana. Ha un programma su una radio locale dalla metà degli anni ottanta, e una sequela di trasmissioni televisive, sempre su reti locali. Copiato e parodiato, assurge al cuore mio e degli altri stronzi cannaioli della mia generazione con l’intro di Craccraccriccreccr degli Elio e le storie tese.

    Il vibro massaggiatore Vigor, con la grafica 3D trashissima della donna con le poppe a punta che si siede sull’attrezzo “specifico”, dissolvenza su lei e lui che si guardano complici e la voce di fondo “sciogli anche tu i muscoli più intimi con Vigor, insieme sentirete la differenza”.

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    • Di Gennaro D’Auria si è parlato nella prima puntata. Il Messicano però non proviene dalla candida Toscana ma dalla fumosa Taranto. Iniziamo a preoccuparci che alcuni lettori diano ormai per scontato che tutti gli articoli siano di Belardi.

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      • Belardi Master of Puppets!!!111!!!1!!!

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      • Stefano Mazza

        Il problema che vi trovate con Belardi è che non solo vi batte sul numero di parole per articolo, ma da qualche tempo ha iniziato anche a raccontare cose sue personali, facendole passare comunque per roba Metal: sembra che parli dei Manowar e invece parla di montagna, oppure sembra che parli di Prog e invece parla delle sue fotografie. Da parecchio è anche attivissimo su Telegram, dove tiene testa agli 80 – 100 collegati e riesce persino a dare consigli personalizzati. Non so cosa faccia su altri canali, perché non li seguo, comunque quel toscano si sta impadronendo della scena.

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  • Articoli sempre più lunghi, dovrò mandare affanculo dei clienti per leggerli.

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