I personaggi delle Tv locali degli anni ’90 – parte 4

Quarta (ma non ultima) parte di uno speciale suddiviso in più puntate, e che continuerà prossimamente. Chi fosse interessato a recuperare la prima parte può farlo cliccando qui, mentre qui è disponibile la seconda parte. Qui, invece, la terza parte.

Uno dei miei maghi televisivi preferiti di tutti i tempi è il mitologico Sensitivo Lello. Quando da ragazzo mi imbattevo nelle sue trasmissioni mi fermavo spesso. Vi spiego perché è nella mia top 10 personale. Lello era sempre calmissimo e soprattutto perennemente rilassato. Tra una telefonata e l’altra intonava canzoni neomelodiche (a volte anche pezzi del leggendario Gigione), faceva battute, salutava amici e parenti, raccontava barzellette da Bar Sport, beveva il caffè e sciorinava il suo invidiabile curriculum esoterico con nonchalance olimpica. Aveva due peculiarità che lo distinguevano da quasi tutti i suoi colleghi dell’epoca: l’abbigliamento e l’età. L’illustre Sensitivo Lello, ai tempi intorno ai trent’anni, era più giovane di buona parte dei cartomanti delle Tv regionali degli anni Novanta e, a differenza loro, non indossava abiti naif o sgargianti, preferendo quasi sempre un look tra lo sportivo e l’elegante stile cresima del 1996, con tanto di capelli leggermente lunghi d’ordinanza. Mentre guardavo le sue dirette mi sembrava di essere in compagnia di un vecchio conoscente divertente, uno di quelli che alla prima occasione ti racconta di aver avuto un’avventura sessuale con quattro turiste tedesche contemporaneamente, ma con una convinzione talmente ferrea da farti ipotizzare che possa essere vero, anche se sai per certo che ti stia raccontando una cazzata.

 

Prima di scrivere, inserisco sempre nel motore di ricerca il nome del personaggio che tratterò per sapere che fine abbia fatto. In questo caso è venuto fuori il sito ufficiale di Lello, che io ho chiaramente visitato immediatamente. Mi accingo a descrivervelo.

Nella parte alta di ogni pagina c’è un disclaimer che dà ai visitatori un’informazione di fondamentale importanza: il formidabile sensitivo, dopo cinque anni di assenza causata dall’approfondimento delle arti esoteriche in giro per il mondo, è finalmente tornato ad effettuare consulti telefonici (il primo dei quali è sempre gratuito).

Nella home, in alto a sinistra, viene specificato che il Nostro sia in attività dal 1991 e che sia inoltre Maestro supremo in scienze esoteriche specializzato in Ritorni D’amore con compenso a Risultato ottenuto”.

Troviamo poi un’interessantissima biografia che narra nel dettaglio le funamboliche imprese del prodigioso Lello, come l’aver previsto il ritorno in Serie A del Napoli e la vittoria dei Mondiali del 2006 della Nazionale di calcio, i lunghissimi percorsi di studio dell’occulto in ogni angolo del pianeta e molto altro ancora.

Subito dopo c’è la sezione pietra della santa alleanza, in cui viene riportato una specie di articolo in cui si racconta di come il padre di Lello anni fa abbia trovato nella zona di Santa Maria a Vico, in provincia di Napoli, la suddetta pietra magica, ma onestamente non ho capito benissimo tutta la storia.

La sezione web tv non funziona.

Incontriamo poi la sezione testimonianze, in cui ci sono diverse lettere cartacee scannerizzate, scritte e firmate da clienti pienamente soddisfatti dell’operato esoterico dell’immenso veggente.

A seguire l’area recensioni, ovviamente tutte positivissime. Non ce n’è nemmeno una negativa, prova inconfutabile delle immense capacità extrasensoriali del nostro amico. In chiusura la parte relativa ai contatti.

Insomma: Sensitivo Lello è più attivo che mai ed io non potrei essere più felice.

Chi non conosce Sandra Milo? All’anagrafe Salvatrice Elena Greco, la Nostra ha un curriculum cinematografico impressionante: decine di film a partire dal 1955, spesso con registi di altissimo livello (Fellini, Rossellini e Pupi Avati, tra gli altri). Negli anni Ottanta, invece, passa alla conduzione di svariate trasmissioni televisive sui canali nazionali, tra le quali spicca la fortunatissima Piccoli fans nel 1987. I più giovani la conoscono forse soltanto per il famosissimo scherzo telefonico del quale fu vittima nel 1990 ed il cui video, molti anni dopo, divenne virale in rete sino a rendere Sandra una sorta di meme.

Ai tempi la Milo presentava un programma pomeridiano su Rai 2, L’amore è una cosa meravigliosa. Durante la diretta, un’anonima signora telefonò in studio per dire alla conduttrice che suo figlio Ciro fosse finito in rianimazione dopo un terribile incidente stradale. La reazione comprensibilmente convulsa di Sandra è ormai leggenda. Indagando, si scoprì che la chiamata era partita dal telefono di un’attività commerciale della zona di Roma (un autogrill, se non ricordo male), ma l’autrice non fu mai scoperta. Alcuni ipotizzarono che fosse tutta una macchinazione messa in atto dagli autori del programma per fare audience, ma la verità non venne mai a galla.

In tempi recenti la nota attrice/conduttrice è tornata alla ribalta a causa delle sue rivelazioni pubbliche riguardanti i suoi problemi economici.

Ma cosa c’entra Sandra con i personaggi delle reti locali degli anni Novanta? È presto detto: anche lei, per un breve periodo, ha fatto parte di quell’assurdo universo parallelo. Nel 1995, infatti, la Milo fu la testimonial di una sorta di meteora delle televendite delle piccole emittenti: Astrolotto. Sulla scia dei numeri fortunati del trio Marchi/Nobile/Do Nascimento, una società, la Eurocasa, all’epoca proponeva sulle Tv regionali un fantomatico sistema miracoloso per vincere al gioco del lotto. Il mirabolante metodo “astronumerico”, stando agli spot, era stato elaborato da un misterioso personaggio, tale dottor Seltmann (non sono certo che si scriva così). Alla modica cifra di 100.000 lire più spese di spedizione (ai tempi un italiano medio guadagnava circa un milione di lire al mese, con cui manteneva in maniera più che dignitosa una famiglia di tre persone), tra l’altro lo stesso importo richiesto dal sopracitato trio, il lungimirante cliente avrebbe potuto ricevere comodamente a casa propria il portentoso segreto per vincere al noto gioco, con in aggiunta un oggetto magico funzionale a non so cosa, la pazzesca astropietra, addirittura in omaggio.

Gli spot seguivano il canovaccio classico di questa roba novantiana: le solite fintissime testimonianze e poi le spiegazioni riguardanti il prodotto ed il metodo per riceverlo: quest’ultima fase fu affidata, appunto, a Sandra Milo, la quale, tra le tante cose, durante la pubblicità diceva di fidarsi di Astrolotto perché conosceva personalmente l’egregio dottore di cui sopra.

Nell’aprile del 1996 la televendita di Astrolotto fu definita “pubblicità ingannevole” dall’Antitrust, perché “basata su promesse del tutto infondate, in quanto nessun ‘sistema’, anche di tipo matematico, può consentire la precognizione degli eventi riguardanti i giochi affidati alla pura sorte, qual è tipicamente il gioco del lotto, assicurandone il risultato vincente”. Alla società Eurocasa fu quindi imposto il “divieto di ulteriore diffusione”. Una storia breve ma intensa.

Prima di approdare alle reti Mediaset, la storica Eminflex, la più famosa azienda italiana produttrice di materassi, era molto presente sulle televisioni locali tra gli anni Ottanta ed i Novanta. Le loro televendite martellanti, piazzate spesso in maniera strategica prima di una trasmissione abbastanza seguita, tra il primo ed il secondo tempo di un film o in prossimità dei cartoni animati, ai tempi non erano presentate dal summenzionato Giorgio Mastrota, che arriverà anni dopo e che è ancora oggi uno dei loro testimonial, ma da un paffuto e sconosciuto conduttore. Non ho mai saputo il suo nome, ma ho in testa il vivido ricordo di questo tizio che ripeteva ogni dieci secondi il numero telefonico atto a prenotare i loro prodotti: 051808080.  Non l’ho mai dimenticato, anche se è passato oltre un quarto di secolo e nonostante all’epoca i materassi fossero davvero l’ultimo dei miei interessi. Una strategia di marketing vincente, insomma.

Cercando il nome del tipo, ho scoperto due cose: si chiama Giacomo Commendatore ed è il titolare della Eminflex, che nel frattempo è diventata letteralmente enorme, al punto da avere, come ben sappiamo, da circa quindici anni diversi spazi pubblicitari sui canali Mediaset, presentati molto spesso dal più volte citato Giorgio Mastrota, ormai legato a doppio filo all’azienda.

Anni prima dell’arrivo di Ikea nel nostro Paese – l’azienda che ha letteralmente cambiato le regole del gioco – i mobili erano un vero proprio status symbol, soprattutto nel periodo che va da metà anni Settanta sino ai primissimi anni Duemila. Le pubblicità ponevano l’accento sulla convenienza, ovviamente, ma anche e soprattutto sulla qualità dei prodotti (vera o presunta che fosse). Sono certo che avrete già capito di chi sto per parlare: Aiazzone. Per ovvi motivi di assonanze, diciamo così, a me questo nome ha sempre fatto sorridere, ma non era una scelta, bensì il cognome dei fondatori del famosissimo mobilificio di Biella.

Il precursore, Mario Aiazzone, negli anni Cinquanta è un artigiano del mobile. Nel decennio successivo apre la famosissima sede piemontese, mentre negli anni Settanta l’attività, rilevata da Giorgio ed Enrica, figli di Mario, comincia a cambiare volto. Nel 1981 nasce Mobilificio Piemonte S.R.L. e viene lanciato il brand Aiazzone. Giorgio decide di fare una cosa mai vista prima nel settore: puntare sulla Televisione, spendendo mediamente ben tre miliardi di lire annui  in spot, slogan, mascotte, televendite e vere e proprie trasmissioni (queste ultime condotte da Guido Angeli). L’idea dà subito i suoi frutti: il marchio diventa ben presto famoso in tutto il Paese ed arriva a fatturare oltre trenta miliardi di lire all’anno (si parla di un periodo storico in cui un appartamento di 80 metri quadri costa meno di 100 milioni di lire), stipula accordi con le reti dell’intera penisola e fa nascere un vero e proprio network mediatico, il G.A.T. (Gruppo Aiazzone Televisivo).

Nel 1986 Giorgio Aiazzone muore in un incidente aereo. Dopo il suo decesso qualcosa comincia a cambiare. Diversi operai della sede di Biella (circa 190 fino a quel momento) vengono licenziati, mentre il mastodontico progetto della Città del Mobile (una struttura enorme con mobilifici, ristoranti e banche da ubicare a Verrone, in provincia di Biella) viene abbandonato.

Sino alla prima metà degli Novanta Aiazzone resta comunque il leader del settore: Guido Angeli viene sostituito da diversi presentatori, dal noto televenditore Walter Carbone (presente però anche negli anni precedenti. Di lui torneremo a parlare dopo) sino ad una lunga serie di personaggi più o meno conosciuti.

A partire dal 1997 l’azienda passa di mano in mano, sino al fallimento del 2010, contornato da innumerevoli vicende giudiziarie: accuse di bancarotta fraudolenta, riciclaggio di denaro e distruzione di documenti contabili, tanto per citarne soltanto alcune. Al termine delle svariate inchieste, le persone coinvolte finiscono in manette (tra loro c’è anche Gianmauro Borsano, ex presidente del Torino F.C.) ed un gruppo di creditori tenta di saccheggiare un magazzino del mobilificio (anche questa vicenda si conclude con l’intervento delle forze dell’ordine, che identificano ed arrestano diversi soggetti).

Aiazzone ha letteralmente cambiato la concezione ed il metodo di vendita dei mobili, generando tra l’altro una smisurata serie di piccoli epigoni (non credo esista una zona d’Italia che, negli anni successivi al boom della notissima azienda piemontese, non abbia avuto sulle Reti regionali gli spot martellanti più o meno creativi dei mobilifici locali). Chi non ricorda Lallo, il castoro del Canadà o gli slogan “Provare per credere” o “Saggia decisione?

Più che un semplice produttore/venditore di armadi e credenze, Aiazzone è una vera e propria icona di un periodo che non esiste più, simbolo di un’Italia che ci credeva, nonché ricordo indelebile di una spensierata fase della vita dei più attempati.

Guardati con gli occhi di oggi, i jingle musicali di Aiazzone erano di una stupidità imbarazzante. I giovanissimi dell’epoca attuale, a buon diritto, li definirebbero cringe. Ma era davvero un altro mondo.

Mi sembra d’obbligo approfondire, come ho già anticipato, almeno un minimo la caratterizzazione di uno dei testimonial di Aiazzone, lo storico televenditore Walter Carbone. Non è mai stato famoso come, tanto per citare uno dei più conosciuti in assoluto, il suo collega Roberto Baffo Da Crema, nonostante possa vantare un curriculum davvero enorme. Tra le sue collaborazioni più importanti, oltre a quella già menzionata, spicca l’esperienza dei primissimi anni Ottanta con il mobilificio Semeraro.

Carbone ha lavorato prevalentemente in periodi in cui non ero nato o ero molto piccolo, per giunta per delle reti di zone quasi sempre molto lontane dalla mia, pertanto non ho tantissimi ricordi di lui, a differenza magari di persone più grandi di me originarie del Nord, ma rammento perfettamente una sua spettacolare televendita del 1999: il “Convertitore in euro e tutte le altre Monete” (sic!) della Sharp. Sostanzialmente si trattava, appunto, di un semplicissimo convertitore per sapere a quanti euro corrispondessero i prezzi in lire, il conio nostrano che da lì a tre anni sarebbe andato in pensione.

Questi aggeggi già all’epoca si trovavano un po’ ovunque davvero a due soldi e talvolta venivano addirittura dati in omaggio alla clientela da banche ed altre attività commerciali. Walter nella televendita giustificava il prezzo esorbitante (79.000 lire più le immancabili spese di spedizione) con delle trovate geniali: la qualità della macchina (sia come durabilità che come precisione) garantita dalla nota e prestigiosa casa produttrice; la possibilità, grazie all’utilizzo del miracoloso marchingegno, di risparmiare – non si capiva bene come, vista  l’estrema velocità della parlantina dell’ottimo Carbone – oltre un milione di lire all’anno; compresi nel prezzo di cui sopra, i fortunati acquirenti avrebbero ricevuto direttamente a casa anche due pregiatissimi portamonete, uno maschile ed uno femminile, dotati persino di uno scomparto atto a riporre il fenomenale convertitore giapponese.

Non so cosa faccia oggi Walter Carbone. È abbastanza attempato, essendo un classe 1945. L’ultima volta che mi è capitato di incrociarlo sulle Tv locali vendeva dei portentosi noccioli di ciliegia che curavano i dolori alla cervicale (parliamo dei primi anni Duemila. La televendita in questione è facilmente reperibile in rete). Da allora non l’ho mai più visto.

Non solo non ho mai trovato intrattenente il prossimo personaggio, ma addirittura mi è sempre sembrato, al contrario, davvero fastidiosissimo. Visto l’argomento, però, ritengo sia impossibile evitare di parlare di Sergio Baracco. Il famosissimo teleimbonitore veneto fa parte di un’enorme schiera di commercianti delle Reti private, forse la più nutrita in assoluto (ancora oggi): i televenditori di gioielli.

Esattamente come tutti i suoi colleghi, Baracco asseriva di avere i prezzi più bassi del pianeta, ma lo faceva urlando ed inscenando delle gag pseudo-divertenti che in seguito lo hanno reso famoso in tutta Italia, anche e soprattutto grazie all’imitazione fattagli da un notissimo duo comico lombardo del periodo, i Fichi d’India (ricordate il terrificante tormentone “Amici avavava”? Ecco…). Quando lo beccavo cambiavo  canale. Non so cosa faccia oggi. Credo sia uscito dal giro grosso ormai da anni. (Il Messicano)

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