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Eroe della provincia: ESSERE GIGIONE – L’incredibile storia di Luigi Ciaravola

24 febbraio 2018

C’era davvero bisogno di un film-documentario su Gigione? Sì. E c’era davvero bisogno che ne parlassimo qui su Metal Skunk? Sì, e se la pensate diversamente leave the hall. Questo blog renderà sempre onore a chi ha l’Attitudine.

L’Italia non è Milano e non è Roma: l’Italia, quella vera, è la Provincia. Chi è nato e vissuto in una grande città non ha la più pallida idea di cosa significhi crescere in un paesino o in una cittadina della provincia. Quindi mi rivolgo a voi che non avete mai messo il naso fuori dalla vostra metropoli, voi che siete cresciuti in modo civile, voi che non avete mai fatto battaglie di quartiere con pietre e fionde, che non vi siete mai ubriacati a merda in una sagra insieme al nonno, che non vi siete mai annoiati a morte d’estate perché non c’erano alternative, che non avete mai avuto a che fare con la gente semplice e vera, col popolino, quella che, mentre voi rinunciate al vostro diritto di voto perché siete troppo orgogliosi da turarvi il naso, è sempre puntuale con l’appuntamento ai seggi per trascinare i suoi improbabili rappresentanti in Parlamento. Quindi siete voi, cittadini, che dovete andare a vedere questo documentario, che è girato in modo molto semplice e non ha altri intenti che far conoscere al grande pubblico questa figura storica della paesanità italica.

Eroi come Gigione ce ne sono in quasi tutte le province del Belpaese, ognuno ha il suo. Noi, in Campania, ne abbiamo vari, perché anche l’umanità è davvero varia e abbiamo bisogno che venga cantata in modi diversi. Nello specifico, l’umanità a cui si rivolge e di cui parla Gigione è quella dei paesani, dei contadini, dei cafoni, quelli che fanno i lavori più umili e che riempiono da sempre le sue serate, nei tendoni, sui palchetti e nelle piazze di paese, idolatrandolo come un oracolo; per questi motivi è sempre stato il mio preferito. Se pensate che la definizione di “eroe” sia esagerata, immaginatevi un attimo la vita di quest’uomo: da sempre sulla strada, con qualsiasi clima e in qualsiasi stagione dell’anno, sempre in mezzo alla gente, a stringere mani, baciare bambini, farsi le foto con le figlie delle proprie fan, sempre a mangiare cibi caserecci in quantità che gli vengono regalati e a cui non può rinunciare in alcun modo, primo perché sono cucinati con amore e secondo perché sono buonissimi, ma grassi e pesanti, roba da spaccare il fegato e i reni a chiunque. Se pensate che l’eroismo consista nell’andare a conquistare uno stato dell’Islam a caso, nel difendere la patria dai terroristi o nel fare grandi gesti eclatanti, allora siete dei poveri stolti: l’eroismo consiste nel quotidiano stillicidio di avere a che fare con questa gente, che ha aspettative molto semplici ma così ben radicate nel profondo che non puoi permetterti di tradire nemmeno una volta. Questa gente ti concede una fiducia a prescindere talmente elevata che non puoi fare cilecca. Non esiste che salti una serata perché fuori fa -5°, hai la febbre e la notte non hai dormito niente perché non riuscivi a digerire il timballo di maccheroni della signora Concettina. Non esiste. 

Gigione ha un talento poliedrico ed istrionico. Ha iniziato, tantissimi anni fa, con la canzone napoletana, per poi passare attraverso vari “periodi” che si sono anche intrecciati tra loro. Ha avuto la fase latina (L’unico frutto dell’amor, è la BANANA, è la BANANA!), quella disco dance (Le-le-le leccalè, Le-le-le leccalè, Le-le-le leccalè, ‘o leccallecca te piace a te-e-eh. T’ piac’ e leccà, t’ piac a to mangià. Allecca allecca allecca, AH!), il periodo degli stornelli (‘A ciocià comm’ si bella, acalata n’miez ‘o gran, te tuccass san’ san’, te pijass a ciocia n’man), il periodo floridissimo del folk paesano coi suoi insiti messaggi di apertura e tolleranza nei confronti della diversità (Ie vac’ pazz p’a carcioffola, a sott’ e spine comm’ è morbida, p’mmiez e pile tene o zucchero, quann s’arape che bontà! Ie nun teng pregiudizie e m’facc’ passà o sfizie, tutta nera o tutta chiara, nun ma facc’ mai mancà), la fase romantica (Che ragazza che sei, vienetenne cumme’, mò te port arret i scogli pe’ f’ammore cutte’. Si-si-si, assit’t n’zine a me-eh, vien’cà che t’aggia n’catastà), nonché la fase sacra, con le varie hits immortali dedicate a Padre Pio, ai papi, ai santi e alle Madonne, con la quale coglie due altri aspetti non meno importanti nella vita di provincia, che sono la fede nella Chiesa e il timor di Dio.

Da come si evince, però, l’unico grosso filone della poetica gigionesca inerisce l’amore in tutte le sue forme. A cominciare proprio da quell’amore devoto verso il clero e verso il divino, toccato in modo così delicato ma allo stesso tempo totalmente privo di ironia. Molto spesso, però, si è trattato di un amore rozzo, quello di gente rozza che fa mestieri semplici, come quello di Gino ‘o camionista verso le prostitute (Gino se sceta quann’è notte, s’nfila nu jeans a cammicia co due scarpe rotte, se pija ‘o cafè ‘na brioscia c’a crema pensann a doi cosce, arape ‘o spurtiello se vott’ n’do camion e comincia a sunà. Popi popi). Il periodo dance, se vogliamo, è stato quello più terra-terra di tutti, come si confà del resto al genere musicale (Te si mangiata ‘sta banana, BANANA, oh yeah! Te piace sta banana! Oppure Voglia e fà bu-bù, nu poc e zu-cu-zù), perché insisteva tantissimo sull’atto sessuale fine a sé stesso (E jamme jamme jà, jammucenne jamm a ballà, e jamme jamme jà sta zumbata c’amma fa! Zomp zomp zomp accà, zomp zomp zomp allà. Zomp zomp zomp accà, sta zumbata è bell’a ffà), oppure sulla irresistibile potenza virile del maschio italico (Uno, roi e tre, ‘o biscott m’occ a te (e-eh)! Uno, roi e tre, ‘o biscott piace a te! E mò e pijat ‘o viz e senza stu sfizio nun te vai a cuccà. Te piace ‘o biscotto e ma e ma e ma e mangiatillo, jà!). Ma quello di Gigione è stato anche un cantar la passione di un uomo innamorato di una bellezza femminile (Ma comme è bella a figlia e zì Cuncetta, a-a-ah, se mett sempe ch’e cosce aperte, che ten a sott’ mammamà), che si ricorda scene di idillio vissute (Trapanarella co trapanaturo, trapana a nott’ e ‘o juorno pure, ah Trapanarella comm’ te fatt’ trapanià).

Alla fine, l’amore che canta Gigione mette sempre di buon umore, a tutte le età (Pe cantà nui tenimme a Zi Nicola: ih-oh! Ih-oh! Ih-oh! U viecchiariell aggarbat e bell ca un se stanca de cantà. Zi Nicò, Zi Nicò, Zi Nicò, a-ah! Zi Nicò, Zi Nicò, Zi Nicò, a-ah! Zi Nicò, Zi Nicò, Zi Nicò, a-ah! Zi Nicò, a-a-a-ah!). E ce n’è per tutte le forme e stazze, non c’è discriminazione nei confronti di chi non ha un fisico perfetto (Maronna mia che cul bbell tene chesta chiattò, tene doi pacc’ a form’ e no buttigliò. Ma comm’è bell sta ‘nzieme a chiattona, che te se fir’ e cumbinà, quann’ te tocc’ cu chelle mmane, ‘o mal e cap te fa passà), o verso chi è ancora solo (Dimane n’do paese è festa patronale, ci sta pure la zitella ca se vò marità). Fare l’amore, fare sesso, farlo a tutte le età: è questo il messaggio anticonformista e rivoluzionario di Gigione; lo è soprattutto oggi che è così difficile parlare di certi temi, in questi strani tempi in cui non si è più liberi di fare un complimento ad una donna che si viene accusati di ignominiosi reati. Quanto è semplice, invece, nel mondo agreste di Gigione, approcciarsi all’altro per trarne vicendevole felicità (Cicirinella teneva na pacca, aizava la coda e mustrava la n’tacca, n’tacca, n’tacca e n’taccarella, chest’ è a pacc e Cicirinella. E op-op-oooh, come si bbona e come si bell, Cicirinè statt’co me) e stare allegri, vecchi, madri gravide e bambini, mangiando e cantando tutti insieme testi che parlano di peni e vagine, pontefici e sante donne, come se niente fosse.

Adesso forse iniziate a capire. Torno a rivolgermi a voi, gente arida di città, che non avete mai passato interi pomeriggi a guardare sulle tv locali Gigione che cantava in playback le sue canzoni e che per ore e ore rispondeva a telefono alle vecchie che lo chiamavano in diretta, sempre col sorriso. Liberatevi di tutti quei preconcetti, quelle impalcature e quella spazzatura che via hanno messo in testa, arrendetevi a questo film e siate più provinciali, siate più semplici: siate più Gigione. La vostra vita ne gioverà, il paese intero ne gioverà. (Charles)

6 commenti leave one →
  1. vito permalink
    24 febbraio 2018 15:31

    ma che ne sanno i polentoni ariani di questa filosofia di vita, le sagre erano i nostri social,l’ aglianico la nostra ecstasy,le pischelle sovrappeso e con le guance rosse le nostre pin up, i cazzotti nell’ aria perche’ troppo ubriachi il nostro terzo tempo.VIVA L’ ITALIA !

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  2. sergente kabukiman permalink
    28 febbraio 2018 09:33

    rispondeva alle vecchie ma anche ai masticatori pronti a richiedere pezzi dei rolling stones eh! il gigione lifestyle fa scattare d’invidia quello delle divinità nordiche.

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    • Charles permalink
      28 febbraio 2018 09:34

      se hai vissuto in diretta questa cosa del Masticatore ti invidio tantissimo

      Mi piace

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