I personaggi delle Tv locali degli anni ’90 – parte 5

Quinta (ma non ultima) parte di uno speciale suddiviso in più puntate. Prima di cominciare lascio qui di seguito i link agli episodi precedenti:

Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4

Questa sarà una puntata leggermente diversa rispetto alle altre, perché parlerà dei personaggi bonus, cioè due tipologie di soggetti: quelli che per vari motivi (soprattutto logistici) non hanno fatto parte della mia infanzia/adolescenza, ma che ho poi recuperato anni dopo grazie al web, e quelli degni di menzione risalenti a periodi diversi rispetto agli anni Novanta (quindi precedenti o successivi).

Mi sembra doveroso iniziare con un vero e proprio gigante: Richard Benson. Sono certo che lo conosciate tutti, pertanto mi limiterò soltanto a qualche breve cenno storico.

Il Nostro, come tutti i grandi, è stato protagonista di numerose leggende metropolitane. Persino i suoi dati anagrafici sono stati contestati più volte: alcuni asserivano che in realtà si chiamasse Riccardo Benzoni, mentre lui ha sempre dichiarato di essere nato in Inghilterra con il nome di Richard Philip Henry John Benson.

Prima di diventare il personaggio che tutti conosciamo, il vecchio Ricciardo ha fatto una miriade di roba: l’esperienza musicale con un gruppo rock progressivo di Roma (i Buon Vecchio Charlie) nei primi anni Settanta; diverse trasmissioni radiofoniche; piccole parti in vari film (la più famosa è senza dubbio quella del 1992 in Maledetto il giorno che t’ho incontrato di Carlo Verdone, in cui interpreta se stesso), sino alle recensioni musicali per la rivista Ciao 2001.

Sono due le cose che lo hanno fatto conoscere davvero a chiunque: i suoi concerti – durante i quali si lasciava insultare in tutte le maniere possibili, per giunta mentre buona parte degli astanti gli lanciava addosso oggetti di ogni genere – e le sue trasmissioni sulle Tv private laziali in cui raccontava storie surreali palesemente inventate, parlava di musica urlando e fingendo di incazzarsi e, come si suol dire, ne combinava di ogni.  In rete si trova tantissimo su di lui, sia materiale del passato che recente (comprese le comparsate sulle Tv nazionali). Da qualche anno, a causa di una serie di problemi sia economici che di salute, è sparito quasi del tutto. Su Youtube ci sono delle sue video-recensioni musicali risalenti a pochissimo tempo fa, ma il periodo d’oro è ormai finito da un pezzo.

Sin dai primi anni Novanta le Reti locali nostrane hanno ospitato numerose televendite americane (ovviamente doppiate in italiano), ma nessun televenditore a stelle e strisce è conosciuto nel nostro Paese come Chef Tony, al secolo Anthony Joseph Notaro, italoamericano nato a New York nel 1954. Le televendite dei suoi Miracle Blade dei primi anni 2000 sono un vero e proprio culto. Con la sua serie perfetta di coltelli Tony tagliava qualunque cosa, dal pane alle marmitte, descrivendo minuziosamente ogni fase del suo sapiente operato. All’epoca molti bambini guardavano le sue televendite come se fossero cartoni animati, gli uomini invidiavano la sua manualità, le massaie lo adoravano e compravano tutte le versioni esistenti dei fantasmagorici Miracle Blade. Alcuni suoi programmi ricaricati su Youtube hanno più di un milione e mezzo di visualizzazioni (record assoluto per una televendita in lingua italiana).

Nel maggio del 2021 Netflix lo ha scelto come protagonista dello spot per il lancio del film Army of the Dead di Zack Snyder: Chef Tony presenta della armi anti-zombie esattamente come faceva ai tempi d’oro durante le televendite dei suoi mitologici coltelli da cucina.

Nei primi anni Ottanta impazzava sulle Tv regionali siciliane Lady Barbara, la prima maga televisiva del Sud.

All’anagrafe Rosina Romano, nata a Lercara Friddi (provincia di Palermo) ed ex venditrice porta a porta di biancheria, la Nostra comincia la sua carriera esoterica televisiva su Canale 21, un’emittente palermitana, ma ben presto, visto l’enorme successo, finisce anche su altre Tv della zona, sino ad arrivare, qualche anno dopo, addirittura sui canali privati romani. Ho scoperto questo assurdo personaggio felliniano qualche tempo fa, esplorando i più profondi meandri di Youtube, e mi si è aperto un mondo.

Lady Barbara non era una cartomante: si autodefiniva veggente e “docente parapissicologa”. I postulanti che le telefonavano durante le trasmissioni ricevevano una risposta praticamente immediata, tra l’altro spesso scazzata ed inquisitoria. Rosina, in sostanza, non faceva nemmeno finta di concentrarsi prima di dare un responso, come era solita fare la già trattata Nascia Prandi (i punti in comune tra le due, come vedremo, non sono pochi). Aveva tutte le caratteristiche salienti degli attuali idoli adolescenziali della recente ondata trap: ignorante come una zappa (era palesemente semianalfabeta), autoreferenziale, cinica e sprezzante. Pare che ai tempi d’oro – incredibilmente –  i suoi studi privati, sia siciliani che laziali, pullulassero di clienti paganti.

Il suo look era letteralmente spaventoso. Era un incrocio tra la Fata Turchina di Pinocchio e la regina Maria Antonietta ubriaca dalla testa ai piedi.

Oltre ai sopracitati consulti telefonici, le sue trasmissioni erano composte da vari momenti: la declamazione delle sue terrificanti poesie sgrammaticate, l’oroscopo (tra l’altro collegato ad una sorta di dieta da seguire in base al proprio segno zodiacale) ed altri angoli “culturali” sull’esoterismo e sulla parapsicologia.

Anche Maurizio Costanzo notò il potenziale trash del personaggio ed invitò Lady Barbara nel suo celebre talk show di Canale 5 tra la fine degli anni Ottanta ed i primi Novanta. In quell’occasione un altro ospite del programma la definì cartomante, facendola andare su tutte le furie. Questo episodio per la prestigiosa divinatrice siciliana fu talmente grave che arrivò a pretendere delle scuse ufficiali. Costanzo colse la palla al balzo e la invitò in trasmissione una seconda volta, dando vita ad un altro teatrino dell’assurdo da antologia. Purtroppo queste due perle non si trovano da nessuna parte, ma è reperibile in rete un’intera trasmissione di Rai 3 (regionale) del 1989 il cui intento era sviluppare una sorta di dibattito sull’occulto. Da una parte c’erano dei maghi, tra cui appunto la nostra Lady Barbara, dall’altra dei professori universitari di non ricordo cosa.

Con il passare degli anni e, soprattutto, con l’avvento di una spietata ed agguerrita concorrenza di nuovi maghi televisivi un po’ in tutto il Paese, il successo della “crante veggenta docenta parapissicologa” cominciò a scemare, sino alla sua totale scomparsa dal mondo catodico nella prima metà dei Novanta.

Lady Barbara è morta intorno al 2000 dopo una lunga malattia. Su Youtube è possibile trovare più di uno spezzone delle sue surreali trasmissioni.

Mi sono imbattuto per la prima volta in Concetta Mobili circa trent’anni fa, non sulle reti locali ma su Italia 1 durante Mai dire Tv, il programma della Gialappa’s Band che nei primi anni Novanta andava a rovistare nell’antro buio delle Tv regionali. L’avevo quasi completamente rimossa sino a quando, qualche anno fa e per puro caso, mi si è parata davanti nuovamente tra i video consigliati di Youtube.

Concetta Di Palma – questo il suo nome di battesimo – nasce a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Comincia a lavorare nel commercio sin da bambina, gestendo un banco di frutta e verdura insieme ai suoi genitori ed ai suoi numerosissimi fratelli (ben 22 in totale, tra deceduti e sopravvissuti, stando ai suoi stessi racconti). Sul finire degli anni Sessanta apre un piccolo negozio di mobili, una bottega, insieme a suo marito. Gli affari vanno benissimo sin da subito e l’attività, col passare degli anni, cresce a vista d’occhio. Nel frattempo rimane vedova ed è quindi costretta a portare avanti l’azienda da sola. Diventa per tutti Concetta Mobili all’inizio degli anni Ottanta, quando comincia a comprare degli spazi sulle emittenti campane per pubblicizzare il suo mobilificio.

Le sue non erano semplici televendite, ma veri e propri varietà in cui Concetta, da perfetta padrona di casa, descriveva in maniera a dir poco pittoresca i suoi grotteschi mobili da bordello vietnamita degli anni Settanta, improvvisava dei monologhi per il suo pubblico e presentava anche dei memorabili momenti musicali, quasi sempre appannaggio di cantanti napoletani (due nomi per tutti: il Maestro Pino Mauro e l’immenso Mario Merola). Esteticamente era un misto tra Moira Orfei, Nilla Pizzi ed un albero di natale.

Concetta non aveva studiato e la cosa era evidentissima, ma era una donna scaltra ed intelligente: il suo metodo di vendita, che magari ai più potrebbe apparire rozzo e casuale, era invece ricercato e palesemente studiatissimo, perfettamente ingegnato per colpire il suo target di riferimento, composto prevalentemente da gente del popolo. Con tono confidenziale ed a tratti quasi genitoriale (“cara sposa”, “cara mamma”, “non ti preoccupare proprio”, tanto per fare qualche esempio) parlava di cifre (tra l’altro elevatissime per l’epoca) e di non meglio precisati metodi di pagamento come se stesse ciarlando di caramelle. Il suo codice linguistico era quasi sempre il dialetto. “Perché era un’ignorante incapace di parlare in italiano”, dirà qualcuno. E invece no: non tentava nemmeno di imbastire un discorso nella nostra lingua madre (se ci avesse provato, molto probabilmente i risultati sarebbero stati comici, ma non è questo il punto) dato che non le interessava farlo, visto che per catturare l’attenzione e la fiducia della sua clientela abituale il dialetto era molto più pratico e soprattutto funzionale.

Sempre per lo stesso scopo, Concetta era solita raccontare diversi aneddoti della sua infanzia vissuta nella miseria più nera o poneva l’accento sulle sue vicissitudini – vere o inventate che fossero – della sua vita adulta. Quest’ultimo espediente, insieme al già citato codice linguistico fatto di espressioni vernacolari/gergali/colloquiali, la avvicinavano ai suoi “adepti”, cioè i potenziali compratori, in maniera quasi parentale.

Come accennavo poc’anzi, il discorso economico, pur essendo in un certo senso il punto focale delle trasmissioni, veniva spesso trattato in maniera oserei dire accessoria: svariati milioni di lire dell’epoca, finanziamenti, eventuali sconti e quant’altro venivano nominati a margine di lunghissime “sceneggiatein cui Concetta, rivolgendosi agli spettatori, parlava di tutto e di niente, perché tanto alla fine, faccia a faccia, di sicuro si sarebbe trovata la soluzione ideale e soprattutto vantaggiosa per chiudere l’affare. Il messaggio era chiarissimo: vieni nel mio negozio, trattiamo di persona e vedrai che, se hai almeno una mezza busta paga, ti faccio portare a casa qualche mobile. Se sei protestato, magari potrebbe essere un problema, ma magari no. La soluzione potrebbe comunque saltare fuori. Insomma: non si buttava via niente.

Per invogliare ulteriormente i potenziali acquirenti, Concetta offriva degli omaggi, compresi appunto nel prezzo (in realtà te li faceva pagare, ma questo vecchio trucco funziona sempre ed in tutti i settori commerciali, anche oggi). I migliori erano quelli riservati ai giovani sposi che, comprando da lei i mobili per arredare il loro nido d’amore, acquisivano il diritto di avere anche un’auto di lusso che li avrebbe accompagnati in chiesa e/o al ristorante il giorno del loro matrimonio (la mitica “limosina”, la pregiata “macchina shcappottabbile” o la superba “biemmebbù particolare”), in taluni casi addirittura insieme alla stessa Concetta, che faceva filmare il tutto e lo riutilizzava come spot. Una trovata semplicemente geniale.

Com’è intuibile, visto il personaggio, la televenditrice fu oggetto di numerose parodie sulle Tv locali campane ed inoltre fu spesso ospite in molte trasmissioni, anche nazionali (Maurizio Costanzo Show e Markette, un vecchio programma di La7 condotto da Piero Chiambretti), senza contare le già citate prese in giro della Gialappa’s Band. Sul lavoro, però, nonostante le ingannevoli apparenze, la Nostra faceva maledettamente sul serio. La sua immensa attività di ben cinque piani, simbolo di un impero durato decenni, ne era prova tangibile.

Concetta è morta nel 2005 a causa di un infarto improvviso. Nel 2009, quindi quattro anni dopo il suo decesso, lo storico mobilificio, passato ai suoi figli, ha chiuso definitivamente i battenti per fallimento. A dispetto della facile ironia – giustificata, ok, ma fino ad un certo punto – va detto che Concetta era una grandissima venditrice, nonché comunicatrice di primissimo livello e personaggio televisivo notevolissimo. A suo modo era anche un’artista.

Nell’era delle star di Instagram, diciamolo ad alta voce, una Concetta Mobili manca e non poco.

Non ricordo se ho conosciuto il Profeta Francois (nome d’arte di Francesco Alota), uno spettacolare mago/cartomante siciliano, grazie alla già menzionata Mai dire Tv o in qualche altro modo, ma alla fine poco importa.

Ho trovato (ed adorato subito) un suo vecchio spot che risale, a naso, alla prima metà degli anni Novanta. In questo pezzo d’arte, strutturato tipo “documentario” (un espediente già usato da altri maghi in quel periodo, alcuni anche già trattati in questo speciale) e della durata di ben quattordici minuti, succede letteralmente di tutto. In ordine sparso:

  • Francois viene definito in ogni modo possibile ed immaginabile: maestro divino, mandato da Dio, guaritore, santo, miracoloso, profeta.
  • Un tizio di Siracusa, diventato cieco a causa di una malattia degenerativa, afferma di aver recuperato la vista grazie al Profeta Francois. Sostanzialmente quest’uomo nel video dice che, visto il pessimismo dei medici, tempo prima si era rivolto al Maestro Divino, il quale, dopo avergli toccato il torace (o qualcosa del genere), gli aveva garantito che avrebbe recuperato la vista dopo un ulteriore intervento chirurgico. Alla fine – mi sembra ovvio – successe esattamente quanto predetto dall’immenso mistico.  Durante la testimonianza, questo signore indossa dei grossi occhiali da sole (simili a quelli di Ray Charles o di Aleandro Baldi, per intenderci) e guarda sempre verso il basso. Alla fine della testimonianza, l’ex cieco siracusano ringrazia – nell’ordine – Dio, Santa Lucia ed ovviamente il meraviglioso Profeta.

  • Altri testimoni spettacolari (alcuni davvero da leccarsi i baffi) a pioggia: c’è chi racconta di come abbia riottenuto l’amore perduto (tra questi una donna parigina, che ovviamente parla in francese, con i sottotitoli in sovrimpressione), mentre altri giurano di essere guariti grazie ai suoi poteri, addirittura anche dai tumori. Una signora dice tranquillamente che “Il Profeta Francois è riuscito a vincere tutte le teorie della nuova medicina” (sic). Varie donne, apparentemente sterili, dichiarano di aver avuto dei figli a causa dei benefici influssi magici del Nostro.
  • Viene mostrato lo studio siracusano di Francois. Le sequenze sono un tantino inquietanti: immagini sacre ovunque, statue di santi, cristi e madonne in ogni angolo (tra l’altro a grandezza naturale, esattamente come quelle delle chiese) insieme a simboli esoterici vari ed eventuali.
  • Nella parte finale, Francois svela addirittura il segreto dei suoi miracoli, secondo lui dovuti al “fluido magnetico sconvolgente” scaturito dalle sue mani.

Cercando l’immenso Profeta con Google per sapere che fine avesse fatto, ho scoperto che qualche anno fa ha avuto, diciamo così, dei piccoli guai con la giustizia, tra l’altro non correlati alla sua attività esoterica. Su Facebook è abbastanza attivo, soprattutto sul suo profilo personale, in cui si presenta come “Psicologo-Psicoterapeuta-Taumaturgo-Carismatico-Medium-Esorcista-“Spiritista”-Patriarca della Magia”. Non ha più il look estroso di una volta. Credo che abbia circa settant’anni.

Negli anni 2000 Lea Di Leo, al secolo Sonia Faccio, attrice hard veneta verace, ha in un certo senso preso il posto della già trattata Maurizia Paradiso nelle trasmissioni notturne bollenti delle Tv private. Tra telefoni erotici a tariffa maggiorata ed improbabili “sexy quiz” (a tariffa maggiorata anche quelli), per diverso tempo Lea ha imperversato nel mondo delle piccole emittenti locali by night. Anni dopo, precisamente nel 2012, la pettoruta pornodiva è stata coinvolta in una sorta di scandalo a causa di un suo presunto memoriale. In sostanza fu paventata la pubblicazione di un libro in cui Lea Di Leo avrebbe fatto nomi e cognomi di diversi suoi amanti famosi, più o meno equamente suddivisi tra calciatori, politici ed attori. La questione finì in tribunale, perché alcuni “vip” denunciarono di essere stati ricattati dagli editori del libro per fare in modo, dietro pagamento, che i loro nomi non venissero menzionati esplicitamente nella “biografia” della regina dei programmi della notte. Non conosco l’epilogo della vicenda, ma più o meno da allora Lea è gradualmente sparita dall’etere. Non so cosa faccia ora. (Il Messicano)

 

9 commenti

  • Gabriele Brawler

    Non conoscevo per niente Lady Barbara, che vista la descrizioni, ha tantissimi punti in comune con il mio idolo: il Mago Gabriel. Chissà se lei ha messo l’acquario nella sua versione de “l’oroscopo cinese basato nel manciare”…

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  • A mani basse la mia rubrica preferita!

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  • Il profeta Francois è un terrificante incrocio tra il Nino Frassica di Indietro Tutta e l’ottimo Leonardo Cuéllar al mondiale di Argentina 78.
    Concetta Mobili (strepitosa, diciamolo) invece ha lo stesso look e la medesima cofana (in testa) di mia nonna ad un matrimonio del 1988. Sono commosso.

    Piace a 1 persona

  • Messicano, dal momento che stai cercando anche fenomeni che non hai conosciuto personalmente ti consiglio di cercare informazioni e video su “Mamma Franca”, titolare di una pellicceria di Livorno chiamata “Roberta Pelle”, era un’autentica istituzione dalle mie parti all’epoca.

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  • continua il vostro silenzio su Nicoletta Paciaroni, e francamente inizio a pensare che ci sia qualche tipo di transfobia da queste parti,,,

    VERGOGNIA

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  • Qui in Lombardia seguivo anche La vecchia filanda, tra i miei preferiti, e poi il classico Katia arredamenti. Sarebbe bello ne parlaste. In ogni caso, a differenza dell’articolista, nella mia personale classifica Sergio Baracco è al primo posto, al secondo il mito inossidabile di Roberto il baffo, al terzo metterei proprio La vecchia filanda per la meravigliosa palingenesi della distruzione e rinascita, a ogni nuova puntata, dei mobili “in legno massello”. Credo di avere dei gusti decisamente molto “forti”.
    Baracco l’ho riscoperto qualche tempo fa sul ’77, vederlo di nuovo in attività mi ha commosso. Di tanto in tanto lo seguo ancora e oggi come ieri mi passano quelle tre o quattro orette senza accorgermene.

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