La lista della spesa di Griffar: MALAKHIM, MIASMIC, ERANTHOS

Bisogna dire subito che il nuovo anno è cominciato con i controfiocchi, dato che è uscita una sportellata di musica di qualità notevolissima. Prima di passare ad esaminare un po’ più nel dettaglio i dischi che – secondo me – in mezzo a molti altri valgono la pena di essere ascoltati in modo più accurato, e magari anche acquistati, consentitemi una doverosa premessa. Siamo nel 2021, siamo vicinissimi all’anniversario dei trent’anni da quando il black metal ha iniziato a sfracellarci i timpani (o meglio, da quando noi abbiamo deciso di sfracellarci i timpani con il black metal) e fare qualcosa di nuovo od originale è praticamente impossibile. Cosa chiediamo dunque ai gruppi più o meno esordienti che iniziano oggi a pubblicare musica? Che sia fatta bene, professionalmente. Che non sia rumore puro e semplice, che abbia un senso logico, possibilmente con accuratezza nella scelta dei suoni e della registrazione, e se anche non è il massimo dell’originalità o freschezza pazienza, basta che non sia la copia carbone di musica fatta da qualche altro gruppo più famoso, ché la cosa risulterebbe solo ridicola e null’altro. Detto questo andiamo a vedere più nel dettaglio cosa ci farà fare un po’ di sano headbanging contro le pareti della nostra stanzetta, volume a palla e birra ghiacciata in mano.

Allora iniziamo con il debutto degli svedesi MALAKHIM, Theion, album che molto probabilmente, volendo fare una facile profezia, troveremo in parecchie playlist di fine anno. Perché? Perché non ha un difetto che sia uno, i pezzi sono straordinariamente bilanciati, composti e suonati con la perizia di veterani e non sembrano affatto frutto di una band esordiente che in discografia ha solo un demo, un EP e un mini album live uscito solo in cassetta. Uno dei loro pregi più grandi (che non è affatto cosa da poco) è che sì, ci sono nel loro modo di scrivere musica alcuni punti di contatto con i capisaldi del genere ma, alla fine di ogni ascolto, si può constatare che assomigliano un po’ a tutti ed a nessuno in particolare.
È difficilissimo riconoscere a quale band storica si stiano volta per volta riferendo (anche involontariamente, perché no?) nel corso dei 41 minuti di musica del disco. Li aiuta molto, moltissimo avere tra le loro fila Andreas Nillson, già chitarrista di pezzi da 90 tipo Ancient Wisdom, Naglfar, Midvinter ma, giusto per ribadire, nessuno di questi tre gruppi si ritrova in modo smaccato nelle influenze musicali dei Malakhim. L’album si apre con il poderoso blackened death metal di There is a Beacon, che a me ricorda abbastanza gli Abyssal, loro compagni di etichetta dato che, se non sbaglio, incidono per Iron Bonehead anch’essi. Quindi: ritmiche energiche, massicce; velocità altine, non altissime; notevole gusto per melodie oscure per nulla banali; linee vocali che sono una via di mezzo tra il growl death metal e qualcosa di più acuto, anche se qui come in tutto il resto dell’album lo screaming praticamente non esiste; e poi un batterista della madonna, giustamente valorizzato da una registrazione impeccabile e una produzione che ne mette in bella mostra le notevolissime qualità. Per dare l’idea di quanto il lavoro sia vario e mai per un solo secondo monotono, il secondo brano Merciless Angel of Pestilence si addentra in territori death’n’roll amalgamandosi con partiture proprie dei primi dischi degli Urgehal, senza farsi mancare le armonie chitarristiche: il risultato è uno dei pezzi migliori di tutta l’opera. Successivamente il disco si “blackizza” man mano che i minuti passano; un gruppo famoso che può essere accostato ai Malakhim sono i Necrophobic della parte centrale della loro carriera, era Bloodhymns/Death to All, quando avevano aumentato di molto la velocità di esecuzione dei brani incattivendo il sound e diminuendo nel contempo le parti melodiche prima di allora prevalenti. Rimane una certa influenza death metal nella costruzione dei riff, ma il black metal emerge più netto, si arrivano a percepire echi dei primi tre dischi targati Marduk. Senza momenti di pausa e rilassatezza si arriva alla penultima The Splendour of Stillborn Stars, velocissima eppure particolarmente melodica, un’altra perla da evidenziare in un contesto eterogeneo consistente di soli gioiellini. Quando la title track dissolve le sue ultime note viene spontaneo ricominciare l’ascolto da capo, ed è difficile concepire miglior complimento. Detto che è notevolissima anche la copertina del CD, il giudizio finale è assai lusinghiero. Non sono abituato a dare voti, ma in una scala da 1 a 10 qui siamo su un 8 abbondante, anche qualcosa in più. Vedremo se sapranno ripetersi, dovranno superarsi per fare meglio di questo debutto.

Sulla falsariga dei Malakhim è uscito i primi giorni di gennaio anche Uroborocidal Undoctrination, il quarto full lenght dei californiani MIASMIC dopo un silenzio durato cinque anni. La musica dei Miasmic è un filino più cattiva di quella degli svedesi, anche se pure loro contaminano il loro black metal veloce e diretto di palese ispirazione europea con parecchio death metal di scuola Immolation/Angel Corpse. Sono americani, quel tipo di suoni ce l’hanno nel sangue e fanno bene a riproporli nei loro dischi anche perché ci stanno a pennello.
Mentre i due primi album erano più incentrati su un black metal canonico  a mio parere non particolarmente interessante, il precedente Sinister Revelations aveva mostrato segni di un’evoluzione verso brani sì brutali e diretti, ma composti in modo più maturo con strutture armoniche più evolute e complesse: è da qui che il nuovo disco riparte, giungendo ad essere il loro miglior lavoro in una carriera che conta già quasi quindici anni di militanza nel giro black metal. Otto brani di minutaggio medio-lungo più la cover di When Darkness Lasts Forever dei conterranei Draconis (è su Overlord of the Greying Dawn, disco che pensavo di avere solo io), Uroborocidal Undoctrination è una bella mazzata sui denti che però sa stupire grazie a stacchi di clean guitar che a me ricordano un sacco i God Dethroned (la opener Biblioclast) e ad assoli di chitarra vicini al tecnicismo spinto tipico dei grupponi death americani (come in Mesmerized Before the Cresting Black Moon, ma non solo). Di nuovo ci troviamo al cospetto di gente che ha imparato alla perfezione come si scrive ed arrangia un brano, quanta melodia è il caso di mettere in ogni riff, quando è il caso di alzare il piede dall’acceleratore e quando invece bisogna randellare e basta. E di nuovo il risultato finale è eccellente, e poco importa se i Miasmic non sono il gruppo più originale della storia, se i dischi che scrivono sono di questo livello. Un ascolto è obbligatorio, almeno. Ma se vi piace il genere saranno un nome che vi segnerete di certo.

Debutto assoluto anche per i tedeschi ERANTHOS con l’EP di quattro brani per un quarto d’ora di musica intitolato Eternal Decay.

Si definiscono cosmic nihilistic black metal (e ‘sticazzi, dico io) ma per semplificare un po’ le cose chiamiamole con il loro nome: suonano anche loro blackened death metal. Sissignore. Non sarà d’effetto come la loro autodefinizione, ma è di questo che si sta parlando. Bello, ben fatto, pure suonato assai bene, l’EP scatena l’inferno per tutta la sua durata grazie a riff sparatissimi d’ispirazione war black metal, quello più teso e tragico tipo che so, Axis of Advance, e rallentamenti spasmodici tipici di certo death metal scandinavo, magari un po’ più quello finlandese rispetto al classico svedese che ha un range di suoni diverso. Cose tipo Purtenance o Adramelech ad esempio. Citano come influenza del vocalist i Korgonthurus, mitico gruppo tradizionale finnico. Rispetto ai due dischi commentati in precedenza l’intento è più distruttivo e i pezzi sono molto meno melodici: l’impressione che si ricava è che gli Eranthos della leggiadria e delle armonie se ne infischino bellamente, preferendoci prenderci a randellate in faccia fino a renderci irriconoscibili pure da nostra madre. Una bella scossa a 380 volt, se al mattino avete problemi a svegliarvi e questo nevoso inverno vi mette torpore addosso, basta che facciate partire nel lettore questo EP e un bel calcio in culo non ve lo toglie nessuno. (Griffar)

One comment

  • nelle ultime 3 settimane non sono riuscito a sentire una cazzo di nota che sia una…iniziamo bene questo 2021…mi incuriosiscono i malakhim, forse in un’altra vita li ascolterò…

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...