Avere vent’anni: METALLICA – I Disappear

Mi è molto difficile raccontarvi il videoclip di I Disappear dei Metallica, ma farò del mio meglio omettendo i dettagli minori, come Tom Cruise che arrampica nella Monument Valley e il fatto che si trattò della penultima collaborazione discografica con Bob Rock. Insomma, il preludio alla fine di un’epoca attraverso la ghigliottina Napster.

Nell’immaginario del graduale ritorno al metal dei quattro di San Francisco si intrecciano ben quattro storie. Nella prima Kirk Hammett è inseguito da un vecchio aeroplano in stile Barone Rosso, e, mentre fugge nel deserto, ha comunque il tempo per guardare in camera, capelli al vento, in una posa tanto surreale da pretendere l’immediato intervento degli scorpioni.

Sembra dirci: Avete visto, pezzenti? Sono stato il primo a farli ricrescere

È sempre lui, ecco. L’aereo ce l’ha a tiro più volte ma non mitraglia, non bombarda, non fa un cazzo di niente se non molestarlo coi suoi ripetuti passaggi a bassa quota. Non sapremo mai come andrà a finire la sua storia, perché a un certo punto il chitarrista rotola, presumo in un profondo crepaccio, e l’aereo lo lascia perdere; oppure lì per lì l’aveva scambiato per Frusciante e giustamente si era avvicinato per massacrarlo.

Dopodiché c’è Jason Newsted che involontariamente simula le future audizioni per il nuovo bassista dei Metallica: in apparenza è in uno di quei luoghi formali dove vai a contestare le multe in centro a Firenze, un palazzo elegante, ricco e prosperoso. Probabilmente una delle numerose proprietà di Lars.

Dopo una rapida occhiata in-camera dall’atrio desolato, il bassista si infila controcorrente in un mare di tizi che non danno la minima impressione di fuggire da qualcosa, anzi, sembrano affollarsi per un colloquio di lavoro, tutti rivestiti firmati e spogliati d’una personalità propria, insomma, come papà Lars li vorrebbe. Ma lui sì che scappa, perché ha da fare con gli Echobrain. E allora inizia a prenderli a spallate per la foga, e ci fosse uno – dico uno – che a un certo punto inizia a bestemmiare pesante o a reagire in forza della netta superiorità numerica, gonfiandolo disumanamente di botte.

Il dipanarsi della trama è bello perché rispecchia un po’ le gerarchie: si tolgono di mezzo per primi quelli che contano di meno, quindi via a manetta con Kirk e Jason. Si noleggia un aereo per il chitarrista, o magari c’è chi lo rifà benino al computer (onestamente non ricordo per quale opzione avessero optato) e si sprecano effetti speciali di merda per i due leader; ma, un momento… il bassista facciamolo correre in mezzo alla gente altrimenti si sfora con il budget.

Doveva essere difficile restarsene là dentro e ricacciare dentro i pensieri, ma tanto a un certo punto arrivava l’assegno e tu sì che sbollivi. Jason con I Disappear decise che era l’ora di smetterla con questo processo ciclico che, il ventotto di ogni mese, come una mestruazione, lo portava a misurarsi la pressione al poliambulatorio, e il trentuno a telefonare al dottore per dirgli che andava meglio, tanto aveva riscosso e gli occhi erano rientrati a forza nelle orbite.

Inspiegabilmente James e Lars hanno a che fare con tutt’altra cosa, a meno che mi sia sfuggito il nesso. Una gigantesca onda di bruttissimi effetti speciali, non so come meglio descriverla: la storia ci svelerà tutto a riguardo. Il primo fugge da essa a bordo di una meravigliosa auto d’epoca tamarra, tipo la Camaro del ’67. Mentre sforza le sospensioni e il radiatore fuma in preda alla seconda marcia spinta ad oltre seimila giri, alle sue spalle, l’onda d’urto fa volare qualsiasi cosa per aria: vuole lui o è lì per caso? I potenti avevano ascoltato Reload e reagito malissimo? Ce la farà almeno James Hetfield?

Non è un problema nostro, tanto tra poco inizia un video dei The Verve.

Lamentarsi di che cosa?

Forse l’idea geniale di Ulrich fu quella di lasciare tutto in sospeso con questi cliffhanger adrenalinici: “i fan ne andranno pazzi e ci toccherà farlo davvero, questo film d’azione con protagonisti i Metallica e le loro quattro storie, magari intrecciate in perfetto stile tarantiniano. No, il film era nient’altro che Mission Impossible II, mentre per Through the Never, beh, ci resterà un bel po’ da vivere prima di averci a che fare.

Lars Ulrich, dicevo, è l’ultimo in lista e si trova all’interno di un grattacielo; inoltre ha ancora stampata in faccia la stessa espressione glamour di chi tutte le mattine si ritoccherà le sopracciglia con zelo e molta malizia. La stessa mimica facciale delle foto di LoadReload, l’avrete presente: i capelli gli sono un po’ ricresciuti anche se la calvizie già avanza, ma se il chitarrista solista quelle foto le ha riguardate e probabilmente ha anche capito dove stava il problema, Lars, nel 2000, ne va ancora un po’ fiero e ordina mensilmente da Herbalife tonnellate di creme per la distensione delle rughe, e, dopo la sua applicazione cutanea, si addormenta con due fette di cetriolo sugli occhi sognando di risvegliarsi a Las Vegas circondato da una folla che chiede a gran voce Thorn Within.

Comunque l’unica cosa giusta e perfettamente comprensibile di tutto il video la fa proprio Lars, perché si butta di sotto. In conclusione, vent’anni fa beccai questo videoclip alla televisione e non ci capii niente. Riprendeva alcune scene dal film diretto da John Woo? E chi se lo ricorda. Il punto è che questo pezzo finì su Napster giusto un po’ in anticipo del previsto, e alzò davvero una bella onda d’urto alle spalle di James Hetfield e Lars Ulrich. Ne riparleremo. (Marco Belardi)

9 commenti

  • Le scene d’azione sono ispirate ad altri film, intrigo internazionale (kirk) brazil (jason) bullit (james) e trappola di cristallo (lars), bastava andare su wikipedia

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  • Credo di aver visto ben pochi gruppi avere meno rispetto dei propri fan. Voglio dire: sollevi tutto questo casino per la messa in rete di un brano mediocre per un altrettanto mediocre film (a essere generoso con entrambi) dopo esserti riempito le tasce con i bootleg-video dei tuoi fan per commemorare Cliff Burton? Per conto mio sei piccolo e meschino e, soprattutto, sei finito.

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  • Che band di merda

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  • Lorenzo (l'altro)

    Avevo 16 anni, da due cercavo di farmi piacere Black Album e S&M che mi erano stati regalati, amavo Kill’em All e divoravo Garage Inc che mi stava facendo scoprire un bel po’ di gruppi nuovi. Esce fuori questa canzone qui. Io ero già infognato a bestia coi Kyuss e le le loro spore, preso per il culo dai concittadini che dicevano che “Blues For The Red Sun” era “registrato male” (sic). C’era ancora in giro il video di “Negasonic Teenage Warhead” e sulla colonna sonora di Matrix c’era “Look At Your Orb For The Warning” che annichiliva tutto il resto (e il resto era roba della madonna). Rockerilla e Rumore spacciavano gruppi Psych pazzeschi, misconosciuti, sfigati ed eroici. Da un’intervista ai Red Giant capii che quello era il gruppo migliore della galassia e ascoltando poi “Ultra Magnetic Glowing Sound” ho capito che avevo perfettamente ragione e quello era il disco perfetto. Cominciavo a sentir parlare degli Sleep e cercavo di procurarmi “Jerusalem” (come si chiamava allora) in maniere più o meno legali. Insomma, lo Stoner era una cosa che faceva andare fuori di testa, faceva sognare, finalmente, tette e antenne, tanga e astronavi. Stavo vivendo in solitaria il mio Grunge (pensavo…) ed era pure più figo di quello prima. Ed esce questa canzone qui, i Metallica sembrano capire finalmente i propri limiti e avere voglia di fare un rock caldo e cazzuto, pochi “yeah” o almeno meno macho. Lars non ha spazio per fare troppe cazzate. Kirk azzecca un bell’assolo che non c’entra nulla coi metallica ed è bello pure (o proprio) per questo. Non sono cresciuto con “Master of Puppets” per motivi anagrafici, ma qui mi dicevo: cazzo, questo è proprio un bell’antipasto, stanno per fare un bel disco rock arido, roccioso, magari senza cagate. E invece poi ci misero 3 anni a fare St.Anger per cui ho appena avuto la diarrea persino poco fa, il mio corpo sapeva che stavo per riportarlo alla mente. Però “I Disappear” è una bella canzone da heavy rotation, ‘sti cazzi alla fine del video.
    Poi in quei giorni TMC2 (o era ancora Videomusic?) passava a manetta anche “Judith” degli A Perfect Circle e quelli erano brividi seri, quella era per davvero una cosa preziosa, indicibile. Sedici anni, al mattino prima correre a scuola con in cuffia “Terminal Spirit Desease”, inginocchiato davanti al videoregistratore che avevo programmato per Sgrang e c’erano ‘ste due. Vincevano i Circles, ok, ma dai ‘Tallica non ho più sentito nient’altro che mi piacesse minimamente quanto questa.
    Poi i ‘Circle avevano la bassista bona che si allacciava la coda e riprendeva il plettro in tempo per suonare la strofa. Altro che effetti speciali. Ci mancava che facesse il nodo al picciolo di una ciliegia con la lingua e sarei stato suo schiavo in eterno.

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    • Lorenzo (l'altro)

      A me “Super Collider” piace , sinceramente. Per dire.

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    • Ti stimo. Terminal Spirit Disasase religione. Questo brano dei Metallica fa’ cacare. Per fare stoner non basta mettere un wha sul riff. St Anger…. bisogna accettare il tempo che avanza… inutile cercare di inseguire i ragazzetti cosi’ come i ragazzetti non potranno mai scrivere un Ride The Lithing.

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  • A me fa cagare più lo scientologista dei Metallica di questa canzone, ha ragione Lorenzo la vera cagata è arrivata con St. Anger

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  • Se non fosse firmata Metallica, ma, chessò, Foo Fighters, questa canzone sarebbe nei best of del gruppo. Onestamente a me sembra un pezzo ancora oggi simpatico, lontano anni luce da ciò che i Metallica avevano potuto rappresentare per chi c’era stato prima, ma pur sempre ben costruito, orecchiabile e godibile per chi lo avesse ascoltato con orecchie (semi)vergini e non lo avesse preso per più di quello che era, un singolo da classifica.
    Del video, poi, non posso dire niente di male, perché a quindici anni mi avvinceva un bel po’, oltre a farmi sbavare per la Camaro SS del ’67 (che credo fosse proprio quella di Hetfield); la Stratocaster verde smeraldo di Hammett, invece, mi suscita oggi perplessità, laddove vent’anni fa si trattava di ribrezzo e senso di tradimento (un gruppo metal non suona chitarre con i single coil!).
    Da qui in poi ho smesso di preoccuparmi della esistenza discografica, ma “I Disappear” resta un piacevole ricordo; profetico, peraltro, il titolo.

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  • Prima di partire con una supercazzola così poco riuscita non era meglio perdere 2 minuti a consultare wikipedia e al massimo abbozzare un parere sulla bontà o meno del pezzo?

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