Brevi recensioni alla cazzo di cane: PALADIN, THE DEFIANTS, STORMWARRIOR, METAL DE FACTO

PALADIN – Ascension

Questi Paladin, americani di vattelappesca, sono uno di quei gruppi che vanno necessariamente presi a piccole dosi, pena un inevitabile ingrossamento scrotale. Per carità sono bravi e tutto, specialmente il chitarrista e cantante Taylor Washington, a suo agio sia in scream/growl che con una voce pulita molto molto simile a quella di Fabio Lione, e che infatti nei frangenti meno aggressivi non mi fa impazzire. Vabbè. Comunque il genere proposto è una sorta di speed/power metal di stampo americano, anche se molto poco coerente, nel senso che ogni pezzo è schizofrenicamente slegato dal precedente: voglio dire che, a parte la velocità mediamente elevata, non c’è un reale legame forte tra i pezzi, che sembrano composti da gruppi diversi con gli stessi musicisti dentro. C’è da dire però che ogni pezzo è carino e si lascia ascoltare con piacere, salvo che dopo un tot di canzoni ho sentito la necessità di ascoltare altro, proprio per questa dispersività di fondo (e per la voce pulita). Comunque sono bravi e meritano sicuramente di essere ascoltati, magari un paio di pezzi e non più alla volta.

THE DEFIANTS – Zokusho

I The Defiants mi sono stati sponsorizzati da Youtube, e devo dire che, dopo averli ascoltati un po’ meglio in questi giorni, non mi dispiacciono per niente. Si tratta sostanzialmente di hard rock con qualche venatura AOR, non è nulla di originale ma è fatto tutto bene. Poi in realtà li ho trovati sponsorizzati per via di Rob Marcello, già chitarrista dei newyorchesi Danger Danger e che mi piace moltissimo, essendo lui un raffinato esponente di una tipologia di musicisti, i guitar heroes anni Ottanta, ormai in via d’estinzione. Infatti l’unico vero difetto di Zokusho, che pure è prodotto molto bene, risiede nel volume un po’ troppo basso degli assoli. Per il resto, se vi piace il genere in questione, ve li straconsiglio.

STORMWARRIOR – Norsemen

Gli Stormwarrior, per un motivo o per l’altro, non li ho mai cagati di striscio. In realtà sono in giro da un bel po’ di tempo, e sono pure amici del bel mondo power metal crucco che risiede dalla parti di Amburgo; per dire, Kai Hansen gli ha prodotto un paio di dischi e quest’ultimo Norsemen gliel’ha mixato e masterizzato Piet Sielck degli Iron Savior. Bene, direte voi, con tutta ‘sta gente pregiata coi baffi dietro sai che qualità questi Stormwarrior? E invece fanno cagare torrone, cari amici del metallo. Una roba inascoltabile anzichenò, dove i canoni del power metal tedesco vengono completamente stravolti, e non per volontà del gruppo, ma per palese incapacità. Chiedetevi, cos’è importante, VITALE nel power metal? La velocità? Non necessariamente. La potenza? Sì anche, a volte. L’epicità? Certo. Ma cosa manca? LA MELODIA, accidenti. La melodia è di gran lunga la più importante delle caratteristiche di un gruppo power metal, crucco o comunque. E se allora questi Stormwarrior sono stonati come la merda, tanto il cantante/chitarrista quanto l’altro chitarrista, cioè quegli strumenti che le melodie dovrebbero interpretarle, che facciamo? E che cazzo potremmo mai farci, gli chiediamo di fare altro, darsi alla metalmeccanica se volessero rimanere in tema metallo oppure, che cazzo ne so?, buttarsi in un barile per il compostaggio. Si salvano giusto basso e batteria, l’uno perché non si sente, l’altra perché si sente pure troppo ma fortunosamente non è del tutto pessima. Sì perché poi, oltretutto, il cd si sente malissimo, le chitarre sono impastate, i volumi sono regolati col culo e insomma, Piet Sielck immagino fosse ubriaco o che ne so. Vedete poi che tutto il mondo è paese, amici? Se pure nella regimentatissima cruccolandia mandano avanti ‘ste capre maledette solo perché fanno parte del giro ‘giusto’, figurarsi cosa combinano nei palazzi di Bruxelles. Vaffanculo, dai.

METAL DE FACTO – Imperium Romanum

Il solo pregio relativo a Imperium Romanum è che non si tratta dell’ennesimo pastrocchio sui vichinghi  (vedi Stormwarrior più su). Per il resto, quello che penso al riguardo è racchiuso in questo scambio su whatsapp tra me e Trainspotting:

(Cesare Carrozzi)

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