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Avere vent’anni: NAPALM DEATH – Leaders Not Followers

29 ottobre 2019

Leaders Not Followers è la lapide sui Napalm Death come gruppo con un senso, uno scopo, una ragion d’essere, e l’inizio del Napalm Death karaoke come lo conosciamo da allora in poi: una macchietta ribellista per punkabbestia col cane, il septum, le toppe dei Totalitar sul giubbotto bisunto e abbastanza soldi nel Postepay da potersi permettere i biglietti di concerti via via sempre più esosi in locali col butta e la birra annacquata a 5 euro. Un generatore di pezzi sempre uguali, dischi sempre uguali con titoli e copertine sempre uguali e testi alla piove, governo ladro sempre uguali. La versione standardizzata di tempi e anni irripetibili, pilota automatico a esclusivo uso e consumo di chi non c’era.

Il periodo “sperimentale” era partito bene (Utopia Banished), proseguito benissimo (Fear, Emptiness, Despair) e andato a finire a schifio con il micidiale trittico Diatribes Inside the Torn ApartWords from the Exit Wound, tre coraggiose porcate da cui a impegnarsi ci si cava fuori un EP decente: comunque meglio del tristo baraccone ancora in pieno svolgimento, ben suonato, ok gran tecnica, attitudine inesistente, affanculo i centri sociali da quando se n’è andato Lee Dorrian, la stessa scaletta ripetuta all’infinito. Intanto, nel 1999: mollati da una Earache allo sbando, in evidente stato confusionale alla ricerca spasmodica di un “nuovo” che passava per gruppacci new metal improponibili, l’immancabile (disgustoso) Ultraviolence, la nuova tinta del chitarrista dei Prodigy e una serie di colpi a vuoto in tutte le direzioni che va avanti tuttora, trovano asilo su un’etichetta che pubblicava esclusivamente guitar heroes orribili e cacciano fuori questo Leaders Not Followers per innestare la posizione dogmatica di gruppo “antagonista” nei ricordi artificiali delle nuove generazioni sempre più rincoglionite dai nuovi device. Tempo qualche mese e il disco – assieme a miliardi di altri – sarebbe finito in giro per il mondo in rip orrendi courtesy of Napster, l’inizio di una nuova era.

Leaders Not Followers è ancora, a venti anni di distanza, tra i migliori cover album di sempre (anche perché dura meno di un quarto d’ora, riducendo al minimo il rischio di sbagliare), semplicemente perché le nuove versioni superano sullo stesso territorio – a volte di gran lunga – gli originali. Non capita spesso; quasi mai, in realtà. Parte con un regalo italiano: Politicians, decuplicando l’incazzo padano dei mitologici Raw Power con una botta di incazzo ancora più saturo di gas di scarico dalla suburra di Birmingham che a fabbriche, aria tossica e malessere proletario stravince. Perfino meglio con Incinerator, che dall’originale degli Slaughter canadesi trattiene i riff disintegrando tutto il resto a partire dalla voce di merda del cantante, diventando a tutti gli effetti un brano dei Napalm Death dopo il Barney trattamento; e poi ancora i Pentagram cileni (Demoniac possession), i Repulsion da cui agli esordi rubarono tutto e a cui qui restituiscono qualcosa (Maggots in your coffin), i Death senza contratto (Back from the dead dal demo omonimo, non le pippe ingarbugliate che verranno poi), per finire con un’altra take di Nazi punks fuck off diversa dalla versione contenuta in Virus 100, l’unica a non avvicinarsi neanche lontanamente all’irraggiungibile originale per evidenti limiti del resto del mondo rispetto ai Dead Kennedys.

Cinque minuti di silenzio prima della registrazione di un tizio che blatera malamente in finto accento gallese e i minuti diventano 19, e magicamente il disco viene venduto a prezzo pieno: è il 1999 e ancora non potevamo sapere, ma a posteriori sai che c’è? Per furti legalizzati come questo, ben venga Napster. Loro avrebbero suonato a novembre in un locale che è stato demolito con le ruspe nel 2016, di spalla i Konkhra del bruttissimo Come Down Cold e qualche gruppo italiano che ora non riesco a ricordare; Politicians il momento più intenso, You suffer totalmente a tradimento lo sfregio che ancora porto addosso. (Matteo Cortesi)

7 commenti leave one →
  1. Hieiolo permalink
    29 ottobre 2019 12:47

    Spotify inserisce nella scaletta dei Napalm anche un fantomatico Follower…PT 2…
    Hai avuto modo di ascoltarlo MAtteo? Rabbrividiamo ?

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  2. vito permalink
    29 ottobre 2019 13:30

    Come diceva Flaiano se ci si stanca dell’ infinitamente piccolo o dell’ infinitamente grande c’è sempre l’ infinitamente medio ! Un disco dei Napalm riesco sempre a farmelo piacere !

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  3. Cattivone permalink
    29 ottobre 2019 13:31

    “19 minuti, venduto a prezzo pieno”.
    È successo anche a me, non con loro.
    26 minuti, di cui 8 di vuoto per la ghost track (andava molto di moda una volta) che era una finta intervista con versi e outtake brutti di studio session.
    Sì, saranno pure passati 20 anni, ma il culo brucia ancora. Grazie per aver riportato a galla questi bei ricordi.

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  4. 29 ottobre 2019 16:20

    Gran bell’ep, bella recensione come sempre.

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  5. alexgorodoom permalink
    29 ottobre 2019 17:22

    @Hieiolo …..leaders parte 2 è più strutturato e più piacevole secondo me (uscito per century media)
    si passa dagli hellhammer ai kreator ai sepultura sviscerando una stupenda cover di lowlife dei criptyc slaughter (con video annesso) per me scorre che è un piacere e ti viene voglia di pigiare play una volta finito.
    il prezzo questa volta valeva la pena visto che di pezzi ce ne sono un bel pò….

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  6. alexgorodoom permalink
    29 ottobre 2019 17:30

    cavolo dimenticavo la cover dei devastation americani
    gruppo che spaccava tutto ma mai arrivati al debutto ufficiale (solo una manciata di demo)

    e poi gli hirax…..si bel dischetto leaders part 2

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  7. Marco permalink
    31 ottobre 2019 06:51

    Un paio di puntualizzazioni: dei Death, al di la dei soliti iperboli (ma poi e’ maschile o femminile? O neutro?) occorre fire che dalle pippe ingarbugliate vanno tirati fuori il primo, bellissimo e macilento esordio, lo straordinario “Individual Thought Patterns” e qualche bel pezzo qua e la negli altri dischi, tutto il resto e, francamente, abbastanza noioso; Slaughter: “Incinerator” va visto e considerato insieme al suo gemello “Disintegrator”, un binomio formidabile che i Napalm Death hanno sacrilegamente separato e comunque, al netto del taglio assassino, resta un pezzo solo e soltanto dei canadesi, inclusa la voce (che c’azzecca, e come se c’azzecca).

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