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Perché non posso più soffrire i PEARL JAM

12 agosto 2019

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Ho sempre considerato i Pearl Jam l’antitesi del grunge, una band che si era ritrovata al posto giusto nel momento giusto con un biglietto da visita pazzesco come Ten, la loro gabbia, il loro ostacolo insormontabile, un disco che manco Eddie Vedder ha mai capito come cazzo fosse loro venuto fuori. Un classico dietro l’altro. La mia preferita a volte è Jeremy, altre Black, cambia molto spesso. Alla lagna sui videoclip da non filmare per combattere il sistema si poté non fare caso grazie ai buonissimi Vs. e Vitalogy ed al coraggioso No Code. Dopo Yield i Pearl Jam sono divenuti ai miei occhi una band a cui chiudere definitivamente la porta in faccia, al punto che non potevo sopportare di vederci dentro Matt Cameron, che identificavo ancora nei bellissimi pattern di batteria di Superunknown.

I Pearl Jam post-1998 sono come quei gruppi raccattamilf alla ricerca di un altro po’ di vita. In Italia ne siamo pieni a un livello strettamente “pop”: abbiamo Vasco Rossi tenuto su con l’ausilio di grucce, Jovanotti che va a scassare il cazzo a Reinhold Messner per suonare tra i camosci e un sacco di altre figure altisonanti. Tutti alla Jova Beach, e spero che presto vorrà organizzare uno show esclusivo nella rete fognaria italiana, così si sigillano tutti i tombini del quartiere una volta che sono dentro a ballare e cantare al ritmo tribale del futuro.

Uscendo dal Belpaese ci sono poi gli U2, le magagne del Live AID e tutti gli intrallazzi politici tra Bono e i potenti che egli stesso afferma di combattere più o meno da quando si faceva le seghe. Dovrei accostare Eddie Vedder a una lista di nomi illustri, perlopiù defunti, come Chris Cornell e Layne Staley. Ma non ci riesco, penso ai Pearl Jam e li associo immediatamente alla gentaglia di cui sopra e sul momento non comprendo nemmeno perché. Probabilmente si sono trasformati in un pretesto per far identificare le persone nel rock, bene, male, oppure malissimo che sia. Sono andato a vedere Eddie Vedder, sono di conseguenza un rocker. Ho le Converse, sono sempre un rocker.

E poi durante i concerti questo qua parla più di politica che di musica, sembra Adriano Celentano in quei programmi che lentamente sono scomparsi dai palinsesti. Quelli come lui sono icone autoproclamate di qualcosa, ma a un Eddie Vedder sarebbe bastato insistere con album onesti sulla scia di Yield. I proclami e i presunti ideali per cui combattere – oppure vendere un prodotto – l’hanno trasformato nel Bono Vox del grunge di Seattle.

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A cadenza più o meno quinquennale, arriva un momento nel quale occorre che io rimetta su i Pearl Jam per convincermi che sotto sotto pure loro sono un pezzo di storia del grunge, che vantano una discografia rispettabilissima e che il loro frontman non è un metodico usurpatore senza scrupoli della musica che lo ha reso così celebre. Una sorta di influencer piacione, che si adatta a come il vento tira o non tira nei grigi tempi nostri. Ecco quindi ritornare in cuffia Binaural, Riot Act per il quale – non so perché – nutro dei sinceri sentimenti, l’omonimo, Backspacer e infine il discutibile Lightning Bolt. Me li sono sparati quasi di fila, mentre la temperatura corporea superava di gran lunga quella dell’abitacolo della mia macchina, in preda alla tentazione di riascoltare il nuovo singolo degli Exhorder, o l’album appena pubblicato dai Destruction che ancora devo sentire ma tanto sarà perfettamente identico ai precedenti, però con una chitarra in più.

Per altri cinque anni posso stare tranquillo, poiché anche in seguito a questa revisione annessa a prova dei fumi l’esito è sempre lo stesso: io i Pearl Jam non li posso più sopportare, vivono di un rock generico buono per fare testa a testa con quello dei Foo Fighters dall’anno Duemila in poi, più d’autore ma con meno tiro e voglia rispetto agli stessi Foo Fighters. Sono il bollino verde in prima serata, roba da famiglie riunite davanti alla televisione senza lo zio morto di overdose che già al tempo di Ten aveva l’avambraccio foderato dalle pere. In fondo sono nati dalla dipartita di Andrew Wood – ed in proposito, potete rileggervi il bel pezzo di Piero.

È la musica che pian piano lascia troppo spazio al personaggio, alle dichiarazioni d’intenti ed al mediatico, ad aver fottuto in pieno i Pearl Jam. E l’adeguarsi ai tempi che cambiano li ha fatti semplicemente rassomigliare all’ennesimo fenomeno da baraccone che prova a politicizzare un qualcosa che non va politicizzato, né tantomeno strumentalizzato. Un tempo malinconici, efficaci, sostanzialmente già per tutti, proprio tutti, inclusa la Gerini in macchina con Verdone in quella bella commedia. Oggi una palla al piede da peggiorarti la più torrida delle settimane. Apro subito una coca ghiacciata. (Marco Belardi)

20 commenti leave one →
  1. Lorenzo (l’altro) permalink
    12 agosto 2019 09:10

    Ben detto. Solo che Binaural al netto di qualche minchiata aveva quei due o tre pezzi abissali, disperati e deprimenti che me lo fa piacere e considerare coraggioso.
    Comunque ho capito il cambiamento quando un mio amico, bravissima persona e sincero rocker ancora in erba, mi ha detto: “sai che ho scoperto? Eddie Vedder canta anche nei Pearl Jam!”

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  2. Arkady permalink
    12 agosto 2019 09:20

    Per gente come questa vige una semplicissima equazione: se Virgin Radio di passa costantemente, allora fai schifo al cazzo

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  3. 12 agosto 2019 09:23

    D’accordo sui Pearl Jam post Yield (a esser buoni), non capisco, al di la’ dei gusti, cosa c’entra mettere in mezzo i Sepultura di Roots, un album che non penso sia tra gli ascolti dei fans di Vasco o di Jovanotti…

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  4. vito permalink
    12 agosto 2019 09:28

    Mi piace questa piega caustica e sprezzante alla Charles Bukowski che sta prendendo Metalskunk ! Comunque a me i Pearl jam non dispiacciono, in un lungo viaggio in macchina hanno il loro senso.

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  5. Cure_Eclipse permalink
    12 agosto 2019 10:25

    Purtroppo è vero. Pure io ormai li sento solo a sprazzi, nonostante siano stati parte della colonna sonora della mia vita (e nonostante tenda a perdonar loro i dischi mosci post-2000, alla luce di quel cazzo di tris mostruoso formato dai primi 3 album). Però li ho visti a San Siro nel 2014 e la pelle d’oca non è mancata affatto.
    Mentre leggevo la prima parte dell’articolo mi sono venuti in mente i Foo Fighters, che poi giustamente l’autore ha citato: sono due gruppi che rappresentano la facciata superiore del rock, quella di chi si accontenta di ascoltare Virgin Radio e vestirsi con le magliette prese su EMP, senza grattare la patina e scoprire quanto c’è di buono lontano dal mainstream. Anche i FF dal vivo sono parecchio coinvolgenti, mentre rispetto ai PJ hanno forse mantenuto la capacità di tirar fuori dei gran singoli pure in anni recenti (oltre a un disco come Wasting Light che reputo uno dei loro migliori).

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  6. Andrew 'Old and Wise' permalink
    12 agosto 2019 12:39

    Tutto vero, anzi verissimo. Però l’amore per i primi album, e sopratutto per quell’inarrivabile capolavoro di Ten ( insieme a OK Computer, l’assoluta vetta del rock-non metal anni ’90 ), me li farà sempre considerare con una rispettosa benevolenza.

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  7. Davide permalink
    12 agosto 2019 13:30

    Ten e Vs, tolta la voce portentosa, abbiamo una band di 4 glam-rockers e 1 camaleonte che cerca la propria identità rubacchiando stile e atteggiamenti un po qua e un po là.
    (Ten in particolar modo, con quella produzione untuosa e pacchiana, brrr)

    Nei 7 anni da Vitalogy a Binaural invece sono un gruppo che vale la pena di considerare: le varie anime (quella Led Zeppelin-wannabe, quella Bruce Springsteen-wannabe, quella Fugazi-wannabe, etc) trovano il modo di fare a botte fra loro in maniera costruttiva.

    Scegliendo di continuare a esistere dopo il Roskilde hanno SCELTO LA VITA e ora sono quasi 20 anni che abbiamo questi Ligabue planetari sui coglioni.

    Morale della favola: meglio l’eroina.

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  8. 12 agosto 2019 14:55

    Cari ragazzi, io ho dei confusi e vaghi ricordi di un amico che mi prestò Ten all’epoca, credo di averlo tenuto una settimana e lo ascoltai, provai a farmelo piacere perché molta gente che rispettavo li adorava, però nulla, alle mie orecchie risultava noioso e privo di un vero carattere. Restituii il CD ammettendo che non era roba per me. Nulla di quel movimento era per me. Se devo ascoltare qualcosa al di fuori dal metal, e capita, allora preferisco Raw Power, Mingus o John Cage.

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  9. Mirko permalink
    12 agosto 2019 19:28

    cioè, stiamo parlando di gente che si è fatta sputtanare pure da Rita Pavone…ditemi voi…

    https://www.ilsussidiario.net/news/musica-e-concerti/2018/6/28/pearl-jam-in-costa-smeralda-eddie-vedder-e-compagni-invitati-alla-festa-privata-vip-in-sardegna/827879/

    Per quanto affetto provi verso il primi 2 (3) dischi dei PJ, io a tutti i vari bonovox riserverei delle grandi legnate….aprite i porti e mandateci a lavorare tutti i miliardari no global

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  10. Serpe permalink
    13 agosto 2019 09:28

    Non posso che concordare! Direi una sorta di metamorfosi oramai genetica di un gruppo che, una volta pieno di quattrini, non trova di meglio da fare che darsi alla politica più o meno progressista per riempire lo svuotamento di idee!

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  11. Luca permalink
    13 agosto 2019 09:52

    L’unico album dei Pearl Jam fatto seguendo la scia è proprio Ten, che personalmente non ascolto più da anni. Yield è per me un capolavoro indiscusso e i dischi che poi l’hanno seguito, nella loro diversità non sono comunque affatto male. Il fatto che vi stupiate nel non trovarci musica complessa mi fa un po’ ridere (lo stesso Ten che decantate tanto non è che sia proprio una cosa mai sentita). Poi francamente accostare Pearl Jam a Foo Fighters e U2 mi sembra un po’ troppo forzato. Va bene voler scrivere un articolo per cercare disperatamente di darsi un tono, ma qua ci sono cose che esulano totalmente. I Pearl Jam non sono i Soundgarden, non sono gli Alice In Chains, fanno e hanno sempre fatto, un altro tipo di rock. Punto. Se Ten, effettivamente, cavalcava l’onda del grunge pur non essendolo, il resto della discografia è una lenta ricerca di uno stile sempre nuovo, piaccia o no questo è un altro discorso. Ciò che dico è che comunque non si può banalizzare così una grande opera fatta di influenze diverse, di piccoli cambiamenti, stili che impercettibilmente cambiano di volta in volta, in paragoni assurdi con altre band. Tra l’altro, il suo impegno politico gli fa molto onore, tanto più in questo periodo oscurantista in cui rivendicare certi concetti fa storcere il naso alle masse che fino a vent’anni fa avevano almeno uno straccio di coscienza sociale e sensibilità. Siamo nell’era dei contenitori vuoti, ma se un cantante cerca di riempire la sua musica di contenuti veri, viene puntualmente definito “zecca” o “radical chic” da due soldi. E deve addirittura vedersi accostato a Bono e Celentano. Ragazzi, siamo seri. Leggendo questo articolo pensavo continuamente a una cosa sola: “sto tipo ha sentito solo Ten e sta parlando per partito preso, su cose sentite in giro qua e la, senza aver mai superato il secondo ascolto di nessun altro disco a parte il primo (come peraltro la maggior parte delle persone che dicono di conoscerli bene)”. Insomma, scusate la mia lunga disquisizione, ma quando leggo troppe cazzate tutte assieme mi scatta la risposta automatica e le mie risposte, non sono mai banali.

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  12. sciup1 permalink
    13 agosto 2019 13:11

    I Pearl Jam sono sempre stati attivisti e “di sinistra”, tanto per dire w.m.a. è sul secondo disco. Che attualmente siano meno rilevanti di 20 anni fa non ha nulla a che fare con l’essere “conscious”, ha più che altro a che fare col fatto che il rock attualmente non è rilevante quanto 20-30 anni fa.

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    • Mirko permalink
      13 agosto 2019 18:58

      L’essere conscious….. Cristo Cristo Cristo l’ho letto davvero? C’hai troppo i jeans skinny col risvoltino….

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      • sciup1 permalink
        14 agosto 2019 08:48

        Sviluppati!

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      • sciup1 permalink
        14 agosto 2019 10:09

        Cioè te la prendi perché Ed Vedder è schierato politicamente (lo scrivo in italiano così forse puoi capirlo)? E lo hai scoperto nel 2019? Hai letto anche qualcos’altro di interessante su ImolaOggi?

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  13. Noemi permalink
    14 agosto 2019 00:04

    Credo che tutto sommato il problema sia soltanto uno: devi prenderti una camomilla.

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  14. Sergente Kabukiman permalink
    14 agosto 2019 21:34

    Mai sopportati, sarà una visione molto distorta, ma mi sembrano il gruppo da “salviamo il mondo e scaldiamo i cuori con il nostro vigoroso rrrruooock ma senza mettere troppa distorsione che se no poi le mamme e virgin radio non ci passano”, in pratica, le palle in pensione anticipata.

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  15. Davide permalink
    25 ottobre 2019 16:17

    Cazzi tuoi, hai sparato un pippone così solo per dirci che a te scassa o il cazzo… Sinceramente a noi fotte Sega dato che è un tuo soggettivissimo parere, de gustibis. Ma l’articolo è un po’ troppo egocentrico visto che dai solo pareri personali, di gusto e non ti soffermi su nulla di nulla di tecnico. Per cui, per quanto mi riguarda un articolo senza senso il tuo….

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  16. 25 ottobre 2019 18:57

    Hai prodotto un escalation di opinioni buttate lì per sensazione personale. Non c’è uno che sia un motivo valido per questa tua tesi. Hai dimostrato, tanto per continuare con i pareri soggettivi, solo una grande immaturità musicale.

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