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Musica di un certo livello #32: FALAISE, THE SCARS IN PNEUMA, CROWN OF AUTUMN

16 maggio 2019

Proseguo imperterrito nell’obiettivo che mi sono dato per questo 2019, e cioè dare maggior visibilità possibile alle band italiane che a mio parere meritano, attività che mi sta dando parecchie soddisfazioni, a conferma del fatto che la scena nostrana sta assumendo connotati sempre più maiuscoli. Iniziamo dai FALAISE, band di Todi nata nel 2015 dagli sforzi e dalle intuizioni di Lorenzo Pompili e Matteo Guarnello, e che già sigla il terzo full con A Place I Don’t Belong To, album uscito un mesetto fa e che mi sta facendo riappacificare con tutta quell’ondata di post-black metal onirico di cui mi ero ormai saturato. I due giovani ragazzi umbri devono molto agli Alcest in primis e a tutto quel movimento che una decina di anni fa pareva stesse arruolando qualsiasi nuova band europea all’interno dei propri ranghi e che negli ambienti veniva definito blackgaze. Nell’accostarsi al genere la loro proposta riesce ad essere interessante per due semplici motivi: 1. non cade nella molle moda dello shoegaze misto a “cose di metal”, che poteva anche funzionare (e che ha funzionato per un brevissimo periodo) ma che a lungo andare diventava stucchevole; 2. diretta conseguenza del punto 1, mantiene pur sempre una decisa e ben distinguibile vena black metal, a partire dal cantato e dai riff burzumiani che, diciamocelo pure, sono sempre graditi e che, in attitudine, me li fanno accostare più ai Woods of Desolation che agli Amesoeurs.

Ascoltando The Path of Seven Sorrows ammetto che mi è scesa una lacrimuccia perché qualcosa mi ha fatto ripensare a The Karelian Isthmus e se mi fai scendere una lacrimuccia di commozione e non sei mia figlia devi essere comunque una bella persona. I tre ragazzi dietro il non molto rassicurante moniker THE SCARS IN PNEUMA sono sicuramente delle belle persone, dunque, con l’aggiunta che sanno pure suonare. La triade bresciana Valseriati/Lupi/Marchello non è proprio fresca di pacca ma proviene dai Tragodia, band lombarda che apprendo essere attiva da fine anni ’90 e autrice di ben quattro full. Non vorrei spostare troppo l’attenzione sull’assonanza col più famoso act finnico, poiché l’album di esordio dei nostri non indulge sempre in quel suono claustrofobico, bensì, a parte la voce (quella sì molto vicina ad un Tomi Koivusaari d’altri tempi), alterna un black metal dalle tinte epiche ad atmosfere più melodiche, memori della scuola svedese. E comunque se ci piazzi Goya in copertina per me hai già mezzo vinto.

Quando hai un passato ingombrante come quello dei CROWN OF AUTUMN migliorare diventa molto difficile, ripetersi diventa impossibile; deludere le attese, invece, la cosa più facile del mondo. Ne ho letto un gran bene in giro, come di una rivelazione, un album eccelso e cose del genere. Ora, non voglio apparire né come il fan nostalgico (cosa che poi in verità sarei pure, visto che sono cresciuto con quei due capolavori di Ruins e The Treasures Arcane), né come l’ottuso trombone ancora troppo legato agli anni ’90 (e, insomma, sotto sotto sono anche un po’ quello), però credetemi, ho dato non una, due o tre ma una quantità indefinita di chance a questo disco, ci ho provato e riprovato in tutti i modi a farmelo piacere, alti e bassi ma alla fine niente, non ce la fa, non decolla. Mi sono pure detto, dai, magari li devi interpretare come i Magnifiqat quindici anni dopo, ma no, Il Più Antico dei Giorni era poesia in musica, carico di suggestioni barocche, etniche, medievali (e una personalità unica) e non può avere molto da spartire con Byzantine Horizons. La cesura rispetto al “prima” è netta e non ci trovo molti elementi in comune con quel passato ingombrante, cosa che invece leggo praticamente ovunque e io non so se la gente è ubriaca mentre scrive. Mi dispiace parlarne male, vista l’affezione che nutro per questo gruppo, ma non ce la faccio nemmeno a parlarne bene. Per carità, oggettivamente non è un brutto disco ma non ritrovo un solo gancio che mi faccia venire voglia di riascoltarlo e ora che ci penso avevo scritto più o meno le stesse cose anche a proposito del precedente Splendours from the Dark. Fate voi. (Charles)

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  1. vito permalink
    16 maggio 2019 15:38

    I demoni del black metal stanno tornando per prendersi nuove anime ! Mi piace.

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