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Il teorema dei Moonspell: WAYLANDER – Ériú’s Wheel

19 aprile 2019

Il debutto dei Waylander, Reawakening Pride Once Lost, per me è una piccola perla che il gruppo non è mai più riuscito a replicare lungo tutta la sua carriera. Di primo acchito potrebbe sembrare un’altra applicazione del teorema degli Ulver (cioè “buoni i primi, merda tutto il resto”) e sul quale a dirla tutta non sono neanche troppo d’accordo – o meglio, non sono d’accordo sull’applicarlo al gruppo da cui prende il nome. Ad ogni modo in realtà non è proprio così. Proporrei piuttosto di mettere nero su bianco un nuovo teorema (o forse una derivazione di quello degli Ulver), ossia il teorema dei Moonspell, che recita così: quando un gruppo alza talmente tanto le aspettative col suo primo album, non importa cosa farà dopo, non sarà comunque abbastanza. Per quanto io possa apprezzare Irreligious, Sin/Pecado e altri episodi della discografia dei lusitani, per me Wolfheart rimane comunque un album perfetto e inarrivabile.

Tutta la discografia dei Waylander soffre all’incirca dello stesso problema: non importa quanto possano essere apprezzabili i loro album, non sarà comunque mai abbastanza per raggiungere la vetta di Reawakening Pride Once Lost. Senza considerare che fino ad ora non sono riusciti ad arrivarci neanche vicino con i precedenti album The Light, the Dark and the Endless Knot, Honour Amongst Chaos e Kindred Spirits, che personalmente non mi hanno mai soddisfatto. Il loro disco che probabilmente si avvicina di più al nostro termine di paragone è proprio questo Ériú’s Wheel, che a volte sembra anche riprendere in parte lo stile del loro debutto. La base sulla quale vengono inseriti gli elementi folk è un metal tutto sommato abbastanza classico, talvolta tendente al power e appesantito dalla voce in growl e da altri accorgimenti – tanto che a tratti, nei momenti più estremi tendenti al pagan metal, sembra quasi di sentire i connazionali (?) d’oltreconfine Primordial. Come in tutta la loro discografia gli arrangiamenti folk non sono mai invasivi e, anzi, sono rappresentati solo da un flauto che spesso ha lo scopo, semplice ma efficace, di armonizzare un po’ il tutto e/o di seguire la chitarra solista. Il risultato è un album dalle atmosfere epiche e rudi allo stesso tempo, che lasciano spazio a qualche sprazzo più sognante.

Probabilmente nessun album dei Waylander reggerà mai il confronto con Reawakening Pride Once Lost, ma sicuramente Ériú’s Wheel ci si avvicina di molto. (Edoardo Giardina)

4 commenti leave one →
  1. ignis permalink
    19 aprile 2019 13:33

    Vorrei chiedere al fine arabista Giardina cosa pensa, dunque, di “Under the Moonspell” (E.P. del 1994).

    Piace a 1 persona

    • Edoardo Giardina permalink
      20 aprile 2019 10:32

      Sicuramente ottimo, lascia intravedere lo splendore di Wolfheart. Ho apprezzato abbastanza anche la reinterpretazione di Under Satanæ

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  2. Snaghi permalink
    19 aprile 2019 16:01

    Ci terrei ad intervenire sul tema teoremi. Secondo me ci stiamo dimenticando che la bellezza del teorema degli Ulver non stava nella sua essenza o nella sua applicabilità, ma nella sua utilità. Esso infatti, se non ricordo male dalla prima volta in cui ne parlò (credo) alm su metal shock, deve servire a salvarsi quando, durante un conversazione con qualche vero fratello del vero metallo, veniamo interpellati su un gruppo che non conosciamo. È lì che bisogna sfoderare con eleganza il teorema degli Ulver (“buoni i primi, merda tutto il resto”, che tanto spesso è buono) per non fare figuracce con il vero fratello.
    Questo teorema dei Moonspell è molto interessante nel teorico, troviamogli un utilizzo pratico.

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  3. Mirko permalink
    19 aprile 2019 16:41

    a me all’epoca mi aveva fatto cacare…ricordo di averlo venduto ad un amico dopo due mesi. Ma c’è da capire che in quel periodo usciva della roba in grado di oscurare il sole per mesi, soprattutto dalla Scandinavia

    Piace a 1 persona

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