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Avere vent’anni: MOONSPELL – Sin/Pecado

29 gennaio 2018


Questo disco è un capolavoro. Se non siete d’accordo con me siete pregati di andarvene silenziosamente affanculo, compreso il Messicano che, ne sono sicuro, mi sta leggendo con quel suo solito sorrisino stampato in faccia. È talmente un capolavoro che, nonostante l’abbia sentito almeno tremila volte dalla data dell’uscita, ho provato a riascoltarlo cercando di essere il più possibile spietato e implacabile; ma non c’è verso: è davvero un capolavoro, senza un difetto che sia uno. Non solo: è più bello ogni volta che lo ascolti; e tenete presente che quando Sin/Pecado è uscito io avevo sedici anni, adoravo i Moonspell e ci ho messo neanche una settimana ad impararlo a memoria, tanto che penso che anche il mio compagno di banco Giambà conoscesse i testi a memoria viste tutte le volte che li scrivevo sul banco. Ogni mattina il bidello ripuliva il mio banco con l’alcol (ormai mi conosceva) e ogni mattina io tornavo a ricoprirlo di loghi dei Mayhem e dei testi di Sin/Pecado. Oddio, pure di altre cose, ma credetemi: Sin/Pecado aveva una buona percentuale di spazio. I primi tre dischi dei Moonspell, del resto, sono talmente sovrumani che ogni volta che mi chiedono qual è il tuo disco preferito dei Moonspell io rispondo eeehhhhmmmm uhhhhmmmm e rimango a guardare il vuoto per dieci minuti cercando una risposta che non sia i primi tre. Purtroppo non è una domanda che mi rivolgono spesso, sia maledetto il dio elefante Ganesh, ma questo accade perché il mondo fa schifo e la gente preferisce ascoltare i Modà o quei pezzi di merda dei Machine Head invece che Sin/Pecado, che peraltro ha dei momenti estremamente orecchiabili e se io avessi una radio commerciale lo passerei interamente ogni giorno, a scaglioni, in modo tale da educare le persone alla musica migliore senza arrivare direttamente agli Anal Cunt, ché poi si spaventano. Qua i Moonspell in Eurotica criticano pure l’Unione Europea, era il mese di gennaio dell’anno 1998 e se noi avessimo dato retta a Fernando Ribeiro invece che al Mortadella magari ora non staremmo così tanto con le pezze al culo, mannaggia. Che rabbia che mi fa vederli diventati quelli che sono ora, i Moonspell. I Fields of the Nephilim dei poveri, con il cerone in faccia e le foto da bei tenebrosi latini della pasta e fagioli, quando invece qua umiliavano praticamente qualsiasi persona che si arrischiasse a suonare un genere anche solo vagamente simile al loro. Quante volte ho sentito The Hanged Man in cuffia di notte pensando che fosse la canzone più bella del mondo, Wish You Were Here non ti conosco, Stairway to Heaven spicciami casa. Uno dei ritornelli che ho canticchiato più in vita mia, e giuro non sto esagerando, è quello di Abysmo. Qua dentro non c’è un solo pezzo che non valga la pena di amare alla follia, Vulture Culture, Let the Children Cum to Me, Mute (cazzo MUTE!), Dekadance, Handmade God, non c’è niente che non sia esattamente al proprio posto, niente che non sia esattamente come dovrebbe essere, niente che non ti faccia in ogni cazzo di secondo sentire fierissimo di ascoltare ‘sta roba. Perché poi tutto può andare male, per carità, siamo tutti nudi sotto lo stesso cielo, però io porca puttana ho Sin/Pecado dei Moonspell nelle orecchie e worst case scenario prendo baracca e burattini, vi mando affanculo con la rincorsa e starò comunque sempre meglio di voi, perché io a differenza vostra continuerò sempre ad avere Sin/Pecado dei Moonspell nelle orecchie. Per sempre. Qualsiasi cosa accada. È questo il significato dell’arte. I Moonspell possono pure diventare dei burattini col mascara, possono pure crepare di vecchiaia o in uno scontro armato tra ultras del Benfica e dello Sporting, ma ormai quello che è fatto è fatto: Sin/Pecado è fuori, esiste e VOI NON CI POTETE FARE UN CAZZO, non me lo toglierete mai dalle orecchie, e per quanto mi si possa buttare giù ci sarà sempre un limite invalicabile oltre il quale io non scenderò, perché io ho cazzo Sin/Pecado nelle orecchie. 

Mi dispiace se voi non l’abbiate mai sentito, o l’abbiate sentito di sfuggita da grandi, come si usa adesso, in sottofondo dalle casse nel computer mentre controllate le probabili formazioni per il fantacalcio coi vostri amici napoletani che tanto vincono sempre loro: una delle più grandi fortune che ho avuto io nella vita è stato aspettare questo disco col cuore palpitante, comprarlo il giorno dell’uscita ed ascoltarlo esattamente al momento giusto ed amarlo con tutta la gioia e l’innocenza che può avere un sedicenne metallaro col cuore grande grande. Io vi voglio bene, o miei ventiquattro affezionatissimi lettori. Sono ormai quasi vent’anni che sopportate i miei incommentabili sproloqui e, anche se non ve l’ho mai detto, vi voglio bene. Una di voi me la vorrei sposare a breve, pensate. E, siccome vi voglio bene, vi do un consiglio, dal profondo del mio cuore e con tutta la benevolenza possibile: prendetevi un lungo periodo di tempo per ascoltare Sin/Pecado. Ascoltate solo questo disco, aprite il vostro cuore e lasciatevi avvolgere completamente da uno dei più grandi capolavori della storia della musica, perché fidatevi di me, per una volta, una volta sola: questo è uno dei più grandi capolavori della storia della musica. È inutile che vi stia a dire le classiche baggianate il suono caldo e latino, il gothic metal passionale ed evoluto, le sperimentazioni eccetera. Lasciate perdere. Non classificate. Non pensate. È molto importante: non dovete pensare. Soprattutto non dovete MAI pensare ai Moonspell successivi. Ascoltate Sin/Pecado a ripetizione, in cuffia mentre camminate, quando siete a casa a lavare per terra, prima di andare a dormire, quando andate a lavoro, mentre state con la vostra ragazza che dovrà subire l’ascolto di Sin/Pecado perché è giusto che sia così e lo fate per il suo bene, per elevarla e renderla migliore, un giorno forse capirà e se non capirà se ne andasse affanculo facendo le capriole perché voi avete Sin/Pecado nelle orecchie e lei no eccetera. L’altro giorno ero con Enrico Mantovano al concerto degli Accept e c’era questo tizio cinquantenne malvissuto vestito come un impiegato del catasto e con la faccia da uomo medio che era totalmente impazzito e si agitava goffo e scoordinatissimo con un sorriso a 57 denti a ogni mossetta di Wolf Hoffmann. Non aveva la fede al dito e ho pensato che la moglie non capiva la sua passione per gli Accept e lo aveva posto di fronte al bivio o me o gli Accept e allora lui l’aveva lasciata. Ha fatto bene, cazzo! Nei suoi occhi c’era una gioia indescrivibile, un sentimento così puro e meraviglioso che la moglie non avrebbe mai potuto dargli; gli assoli di Wolf Hoffmann sì invece, e così sia anche con voi e Sin/Pecado: se qualcuno non capisce a che altezza la creatività umana sia arrivata con questo disco, è colpa sua. Ridete di lui e passate avanti. Dovete ascoltare Sin/Pecado finché non capite quanto sia perfetto, quanto ogni melodia, ogni arrangiamento, ogni linea di batteria, ogni distorsione di chitarra, ogni qualsiasi cosa sia perfetta. Dovete credermi, dovete fare un atto di fede e credermi. Mi ringrazierete, perché io lo so che voi siete persone come si deve. (barg)

23 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    29 gennaio 2018 09:50

    a bargo’ non ci puoi scassare la minchia cosi’,gia’ la voglia di lavorare e’ poca co sto pezzo viene voglia di mettersi in macchina a vagare per stradine di campagna con un cannone tra i denti !

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  2. bonzo79 permalink
    29 gennaio 2018 09:54

    in effetti trattasi di capolavoro.

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  3. Bacc0 permalink
    29 gennaio 2018 10:06

    Il loro apice, qua davvero si sente il profumo del mediterraneo, il frinire assordante delle cicale in quei pomeriggi d’estate dove il sole ti arroventa il cervello a 50 gradi. Immenso

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  4. Cattivone permalink
    29 gennaio 2018 10:37

    Ventiquattro lettori? Siamo aumentati?
    A occhio non credo sia il mio genere, ma proveró a dargli una possibilitá. Solo perché anch’io -a mio modo- ti voglio bene.

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  5. El Baluba permalink
    29 gennaio 2018 10:49

    Sono stracontento di questa recensione…mi son preso del pirla per anni quando dicevo che Sin\Pecado era un cazzo di capolavoro. Mi sono ritrovato nelle parole di trainspotting al 100%

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  6. Arkady permalink
    29 gennaio 2018 11:25

    Ho sempre visto i Moonspell come dei Litfiba che hanno scoperto il sapone, ad ogni modo ti voglio bene pure io.

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    • bonzo79 permalink
      29 gennaio 2018 11:27

      beh anche i primi tre (cinque?) litfiba sono capolavori…

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    • Bacc0 permalink
      29 gennaio 2018 11:40

      In questo disco effettivamente c’è molto dei Litfiba, i Moonspell però avevano la fortuna di non avere Renzulli alla chitarra

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  7. Fanta permalink
    29 gennaio 2018 12:50

    Proprio ieri, dopo un sabato (maledetto) da IKEA, stavo spostando e risistemando la mia collezione di CD. Mentre mi chiedevo chi cazzo me l’ha fatto fare di arricchire i tipi di Disfunzioni Musicali, poi quelli di Discoteca Laziale e infine vari siti e tizi su internet, mi è venuto in mente che ho la prima stampa di Wolfheart, quella con i lupi che ululano alla luna. E con il tray del Cd traslucido. Pensavo: morissi domani a chi la lascio sta roba? Sono un fottuto accumulatore seriale, sì. Ma di cosa? Sono solo pezzi di plastica e vinile? Col cazzo, c’è la mia vita là dentro…Tutto molto bello…eehhh sì. Poi buuummm. Mi vola dalle mani Wolfheart e con uno spasmo di disperazione provo a riprenderlo al volo. Nisba. Tento l’ultima, istintiva mossa. Il piede. Preso, almeno non si frantuma il tray…Lo apro come chi sta per scoperchiare la cripta di una tomba etrusca…e…PORCACCIO D…E LA MADONNA CHE DEVE PEDALÀ FORI DAR CAAAAAZZZZZOOOOOO. MANNAGGIA CRIS….
    “Che è successo, oh!!”, mi sento dire. ” Tu non sei normaleeeee!!! Ma che ti bestemmiii!!! E io: ho appena distrutto il trayyyy di wolfheaaaarrrrttttt, cazzooooooo, noooooo. Sono 24 anni che lo tratto come una reliquia…”Wolf…che??? Ma è solo un disco…”.
    SOLO UN DISCO??? SOLO UN DISCOOOOO??? E mia figlia: “papà non si dicono le parolacce, capitoooo? Ti metto in punizione!!” Vattene figlia, vatteneeeeeee!! Ho passato circa un’ora, poi, a mezzanotte e dintorni, a cercare un cazzo di sito che venda “frosted white tray for standard jewel case”…” white opaque tray…”gesù bambino tray azagthoth…”. Non ho trovato un cazzo di nulla, chiaramente. E la mia convivenza è pericolosamente in bilico. Per i Moonspell.

    Piace a 1 persona

    • vito lomonaco permalink
      29 gennaio 2018 14:29

      “disfunzioni Musicali” di S.Lorenzo in Roma,cazzo mi viene da piangere c’ho passato interi pomeriggi da fancazzista finto studente impegnato socialmente solo che non compravo quasi mai niente stavo e sto colle pezze… !

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      • Fanta permalink
        29 gennaio 2018 21:31

        Quando stai con le pezze, e ti assicuro che ho condiviso la medesima situazione, è molto più bello arrivare a mettere da parte 27000 lire. Minchia, faccio fatica a scrivere 27000. 27 per Human dei Death, 25, mi pare, per Serenades (Anathema) la settimana successiva e una quindicina per l’EP dei Paradise Lost su vinile: As I Die. Ettolitri de sangue e sacrifici. Sono stato capace di rinunciare a molto per la musica. A San Lorenzo ci abitava e ci sta ancora mia nonna (via degli Ausoni). Ci ho passato anni e mi ci sono laureato. Non fosse stato per la mia cara vecchia col cazzo che ci sarei riuscito. Lo devo a lei e al metal. Ho preparato tutti gli esami con in cuffia qualcosa di estremo. Sempre, cazzo, sempre. Era bello San Lorenzo negli anni novanta. Bellissimo. Ci sono tornato, dopo alcuni anni, di recente. Dopo gli zecconi senza costrutto con i cani che puzzavano meno di loro (lo dico da uomo di sinistra quale sono sempre stato, sia chiaro); dopo la merda su cui si poteva ancora galleggiare. Ci sono stato circa tre anni fa con la mia fidanzata (si può ancora dire fidanza?). Ci si avvicinavano albanesi, nordafricani e gente presumibilmente mediorientale, per offrire erba, fumo, cocaina e roba sintetica, presumo. Sono rimasto indietro con le droghe. Prima mi sono incazzato come un cane rabbioso, poi mi è venuta una tristezza sconcertante…Scene che si consumavano e susseguivano con una naturalezza imbarazzante, senza alcuna remora, senza più nemmeno la consapevolezza di una trasgressione. Sotto gli “occhi” delle guardie in camionetta…

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  8. Fredrik permalink
    29 gennaio 2018 13:38

    Forse sei troppo severo con i moonspell di oggi, non sono poi così male.

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    • bonzo79 permalink
      31 gennaio 2018 11:44

      in effetti penultimo disco molto valido… e pure ultimo anche se molto tirato, manca un po’ di respiro e melodia

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  9. Crisuommolo permalink
    29 gennaio 2018 14:42

    Io quando uscì avevo quasi 20 anni e mi ricordo tutto, nomi e cognomi compresi: per me fu amore a prima vista, ma molti storsero il naso e parlarono di tradimento. Oggi a quelle stesse persone (e giornalisti) piace, ma io mi ricordo tutto e tutti, anche i codici fiscali! Meritate 1000000 di “Memorial” (e mi piace pure quello)!

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  10. sergente kabukiman permalink
    31 gennaio 2018 09:52

    non ho mai ascoltato il disco in questione(ma magari rimedio per far felice barg) però la rece è stupenda, specie per la citazione del fu Cortesi che mi manca ogni giorno su queste pagine. Ah i machine head sono davvero una merda liquida.

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  11. Gion Snow permalink
    2 febbraio 2018 22:12

    Disco stupendo nonostante non sia il mio genere preferito

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  12. ignis permalink
    3 febbraio 2018 09:16

    Fernando è un tifoso del Porto F.C.

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  13. rain chaos permalink
    9 febbraio 2018 23:33

    Trainspotting santo subito

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  14. Alessandro permalink
    10 agosto 2018 00:59

    Grandissimo disco che comprai all’uscita e ho una copia con scritto sopra “for promotional use only”….!??!?….
    Grande recensione. Vi ho scoperto da poco ma siete grandi. Ah, all’epoca compravo Metal Shock!! Ma a volte anche Flash….

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