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Home alone in Norway (tutta la verità su LORDS OF CHAOS)

4 marzo 2019

(Probabilmente non avremmo dovuto, ma alla fine noi tutti abbiamo guardato Lords of Chaos – e molti di noi si sono sentiti in dovere di parlarne. La presente è dunque solo una delle sei recensioni che pubblicheremo nel giro di pochi giorni, ndbarg)

Brevissimo riassunto delle puntate precedenti. Diversi altri stronzi di Metal Skunk parleranno di questo film ed io sono uno degli ultimi, se non proprio l’ultimo, a dover ancora consegnare la mia cacata. Per evitare di intasare troppo il blog, cercherò di essere il più sintetico possibile e poi sto anche scrivendo altra roba riguardante cose ben più interessanti, quindi veloce, veloce! Ritmo, ritmo! Partiamo a mitragliatrice. Via!

Il trailer

Mi capita tra le palle qualche tempo prima di vedere il film. È davvero una patetica stronzata, un’immonda porcheria del cazzo, un braccio infilato nel culo, un leopardo che ti azzanna i coglioni mentre stai scopando, una scossa elettrica, un infarto improvviso. Fa davvero pena e mi vergogno per loro, insomma. Pessime premesse: mi aspetto un film che non abbia assolutamente niente da spartire con la realtà dei fatti.

Il regista

Si è parlato molto di lui e in giro ho letto un sacco di puttanate sul suo conto. Ma chi cazzo è questo? Jonas Akerlund, classe 1965. Ha suonato la batteria per qualche mese nei Bathory, seminale gruppo svedese. Compare solo ed esclusivamente in una compilation uscita nel gennaio del 1984, Scandinavian Metal Attack, in cui c’erano, oltre ovviamente ai già citati Bathory con due pezzi, altri quattro gruppi. Il debutto omonimo esce mesi dopo, ottobre 1984, e alla batteria troviamo già Stefan Larsson. Tempo di militanza: dieci minuti. In quell’anno i Mayhem (tutti minorenni) si erano appena formati, in un’altra nazione, la Norvegia, in una zona a circa 500 km da Stoccolma, capitale della Svezia nonché città natale dei già citati Bathory. Kristian Vikernes era un bambino di 11 anni, non conosceva nessuna delle persone citate e probabilmente nemmeno il metal. I Mayhem incideranno il primo demo nel 1986, due anni più tardi. Akerlund in quel periodo non conosce nessuno di loro, se non, forse, il suo connazionale Per Yngve Ohlin (Dead), che finirà nei Mayhem quattro anni dopo. Si diletta come regista di video musicali. Tra quelli metal il più famoso è forse il suo lavoro per Bewitched dei Candlemass, 1987, in cui mi pare faccia la comparsa anche lo stesso Dead. Siccome ci sa fare, negli anni diventa uno che spacca e finisce a fare videoclip e documentari per artisti mainstream strafamosi (Madonna, Lady Gaga, U2 e Roxette, tra i tanti). Quando si svolgevano quasi tutti i fatti raccontati nel film, Akerlund era in Svezia o negli Stati Uniti e si occupava di faccende ben diverse. Ha diretto di recente anche altri tre o quattro film, oltre quello in questione, ma non li conosco e onestamente non me ne fotte un cazzo. Il regista di Lords of Chaos è questo signore qui.

Il cast

Parlerò solo di due dei protagonisti, perché a ‘sto giro, lo sapete già, devo correre.

Euronymous è stato interpretato da Rory Culkin. Se non sapete niente del film e ve lo state chiedendo, vi rispondo immediatamente: si, “parente di”. È il fratello minore del ben più famoso Macaulay, il bambino di Mamma, ho perso l’aereo, che da giovane prodigio della recitazione si trasformò in pochi anni in un cazzo di tossico  squattrinato, tra cause con i genitori, amicizie morbose con Michael Jackson finite pure quelle in tribunale, psicofarmaci, depressione, droghe pesanti, arresti e chi più ne ha più ne metta. E questo cosa c’entra? Niente di particolare: uno dei protagonisti di Lords of Chaos è semplicemente identico sia all’attore di un cazzo di film demente per bambini sia ad un tossico squattrinato meme della rete da anni. Ah, un’altra cosa: a recitare è tipo un cane con un ictus in corso.

L’attore che fa Varg Vikernes ha una peculiarità: non c’entra un cazzo di niente con il personaggio che interpreta. Intendiamoci: nemmeno Rory Culkin ha una particolare somiglianza con Euronymous, ma questo sembra proprio scelto apposta per non avere niente da spartire con il famoso conte. A differenza di Varg, ad esempio, è grasso e, giuro, non lo ricorda proprio per un cazzo. È davvero la sua antitesi a 360 gradi. Questo tizio, per giunta, di cognome fa Cohen. Avrete capito, insomma: per interpretare Varg, ai tempi magro e slanciato nazistello ventenne, è stato scelto un attore quasi trentenne molto robusto e di origine ebraica. Concludo con un accenno sulle sue notevoli capacità recitative: fa più cacare di quell’altro. E non era facile.

Il film

Le pessime premesse di cui ho parlato all’inizio erano veritiere? No. Gli episodi ben noti ci sono più o meno tutti. Quindi ho detto una serie di puttanate e alla fine questo è pure un bel film? Di puttanate ne ho dette tantissime (come sempre, del resto), ma qui cominciano i cazzi seri.

1- Questo non è un film propriamente detto. Ci sono dei video messi in sequenza con la voce narrante di Euronymous che in certi frangenti cerca disperatamente di collegarli tra loro, ovviamente senza riuscirci. L’intera pellicola, per capirci, alla fine risulta una sorta di misto tra un documentario (come taglio/struttura) ed una serie di videoclip/cortometraggi. Ricordate cosa fa il regista per vivere, vero? Ecco. Il problema principale è che questo invece è un film, che per giunta si ispira a degli eventi realmente accaduti, quasi tutti connessi tra loro. Qui invece abbiamo un’accozzaglia di roba messa in sequenza, magari formalmente fatta anche bene, ma se non conoscete gli accadimenti reali e guarderete questa roba, molto spesso non ci capirete un cazzo. Vuoti inspiegabili, salti temporali e chi più ne ha più ne metta. La mia impressione finale è che il film sia stato pensato e diretto da, che ne so, uno che fa videoclip e documentari da anni e… guarda un po’: è esattamente così.

2- E i fatti? Sono raccontati come si deve? Sì e no. Gli episodi chiave ci sono direi quasi tutti, inaspettatamente, raccontati grosso modo così come sono stati tramandati. Le imprecisioni non mancano, intendiamoci, ma ci sono praticamente in tutti i film tratti da storie vere e quindi io personalmente non mi aspettavo di certo che Lords of Chaos ne fosse privo. Dirò di più: ammetto tranquillamente che prima della visione ero praticamente sicuro che ne avrei trovate molte di più, magari anche macroscopiche. Se conoscete già quelle vicende, quindi, non scoprirete nulla che non abbiate già sentito più volte. Il problema reale però è il substrato del film. L’intento del regista non è raccontare la storia del black metal norvegese, cercando in qualche modo di caratterizzare i protagonisti in funzione del perno centrale di quelle storie: la nascita di un nuovo genere musicale che ha cambiato per sempre la storia della musica dura prima e, perché no, della musica in generale poi. Akerlund ha voluto semplicemente dare in pasto al grande pubblico delle storie morbose vissute da un gruppo di ragazzacci cattivissimi e pazzerelli, con tanto di morale hollywoodiana: se sei un monellaccio come questi tizi, caro lettore medio di vice/noisey con la camicia da boscaiolo e la barba rettangolare sino allo sterno, fai questa fine, com’è giusto che sia. La musica, cioè il fulcro di tutto, qui viene ridimensionata e quindi tramutata in mero contorno. Il quadro finale è impietoso: dei ventenni rocchettari squilibrati e disadattati che, in quanto tali, fanno cose stupide e sbagliate pagandone le giuste ed ovvie conseguenze. Il fatto che proprio partendo da quel disagio sia nato un genere musicale qui viene completamente ignorato. È un semplice “sottofondo”, tipo ah, sì: suonavano anche della tremenda musica metallica che ben si adatta a dei simili soggetti e basta. Il tutto si riduce a questo. Mi piacerebbe anche parlarvi delle assurde caratterizzazioni, ad esempio, di Varg ed Euronymous: il primo scopatore incallito, il secondo fidanzato (nella realtà dei fatti non lo era) ed influenzato moltissimo dalla sua donna, tanto da stravolgere sia la base di alcuni eventi che il personaggio stesso, ma davvero sono andato troppo oltre. Se sei un hipster scemo con gli occhiali a culo di bottiglia e non hai la minima idea di cosa sia stato il black metal o ne hai una molto vaga, Lords of Chaos è pane per i tuoi denti e ti farà impazzire. Se sei dei nostri, dai un’occhiata a questa roba quando non hai proprio una minchia da fare, però parti dal presupposto che non è stata pensata per te, ma per quegli altri lì.

È venuta troppo lunga, cazzo. Akerlund, ma vaffanculo! (Il Messicano)

6 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    4 marzo 2019 19:01

    Beh mi pare una ottima recensione.

    Piace a 1 persona

  2. Candidato 5 Stelle permalink
    4 marzo 2019 20:18

    Hail to Mino 7 Bellezze.

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  3. Fredrik DZ0 permalink
    4 marzo 2019 23:13

    senza offesa, dopo 6 recensioni 6 (manca un altro 6, dio porco!) credo che ne avrò talmente tanto i coglioni pieni di sto film che al primo che me lo nomina lo prendo a roncolate.

    Piace a 1 persona

  4. Cattivone permalink
    5 marzo 2019 09:22

    Per essere una recensione incazzata del messicano è fin troppo pacata.

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    • blackwolf permalink
      7 marzo 2019 16:24

      Vero. Ultimamente è un po’ sottotono.. Manca qualcosa del Messicano solito.. Aspettiamo fiduciosi giorni migliori..

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  5. blackwolf permalink
    7 marzo 2019 16:26

    L’immagine di apertura sembra che raffiguri una specie di Pocahontas maschio gay che cerca di fare il blackster..

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