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Avere vent’anni: GRIP INC. – Solidify

22 febbraio 2019

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La storia è più o meno questa: nel 1988 uscì History Of Hate, il primo album dei Despair. Erano tedeschi, e di thrash tedesco ce ne era già in abbondanza. Forse erano pure venuti allo scoperto in ritardo di un paio d’annetti, affinché potessero affermarsi sul serio. Eppure due di loro lo avrebbero fatto lo stesso, ma non tramite quella band.

I Despair si possono considerare l’unione delle forze di due menti importanti; la prima avrebbe consacrato uno dei produttori più ricercati degli ultimi tre decenni, Waldemar Sorytcha. Era l’uomo dietro alla sala dei bottoni di molti album che probabilmente già apprezzate, e che portavano la firma di Tiamat, Therion, Sentenced, Samael, e la chiudo qui. Il suono di Wildhoney era roba sua, per intenderci. Il secondo personaggio illustre dietro ai Despair si tolse dal cazzo subito dopo History Of Hate, e venne sostituito da un altro cantante: non ci fu una sostanziale o traumatica differenza a caratterizzare il passaggio di testimone, perché si trattava di due interpreti assolutamente nella media, e in particolar modo perché – nel frattempo – il defezionario Robert Kampf aveva già fondato la Century Media. La stessa casa discografica, o colosso, che appunto produsse Wildhoney, e che oggi oltre ad essere entrata nel gruppo Sony, ha fatto un botto di quattrini anche grazie ai Lacuna Coil. Fine della storia, tranne per Waldemar Sorytcha, che una volta uscito fuori dai Despair, non si prese nessuna pausa o boccata d’aria. Formò i Grip Inc., perché a lui non riusciva restare fermo un solo minuto.

Il chitarrista, polacco ed emigrato in Germania, dopo il trascurabile Beyond All Reason – un album inconcludente e tutto quanto sovrastato dalla sezione ritmica – lasciò perdere i Despair. Puntò tutto su un nuovo gruppo che avrebbe incluso un cantante completamente fuori di zucca e proveniente dal punk – a patto che i due termini non siano sinonimi – oltre a Dave Lombardo e Jason Viebrooks, il bassista che adesso è in giro con gli Exhorder. Nel frattempo fece anche un album con i Voodoocult, perché era un’occasione molto golosa per suonare insieme ad altri nomi che contavano, ma l’esperimento in buona parte fallì. L’estro dei Despair, l’innesto di un carismatico frontman come Gus Chambers e l’esperienza passata con i Voodoocult diedero origine a Power Of Inner Strenght, uno di quegli album che da decenni vengono etichettati con il termine post-qualcosa, e che in realtà era più coerente e sensato nel tentativo di rinnovare il thrash metal, rispetto a ciò che i Forbidden misero in scena nello stesso anno con Distortion. Era il 1995, erano passati sette anni da History Of Hate.

Glielo dici te o glielo dico io?

Perché sono partito così a ritroso? Bargone estrarrebbe una cartella clinica leggendo ad alta voce che si tratta della mia patologia, ma il punto a cui volevo arrivare è che i Grip Inc., io, non me li sono proprio mai cacati di striscio. Li ho sempre considerati un enorme “vorrei ma non posso”, con Power Of Inner Strenght unico capitolo realmente influente e degno di nota (il riff portante di Hostage To Heaven sarebbe stato riutilizzato da una miriade di band, diventando il pane quotidiano dei Kreator da Violent Revolution in poi), mentre Nemesis l’ho sempre trovato un gradino sotto a tutto il resto, e Solidify un qualcosa che sono mai riuscito a decifrare a pieno; questo almeno fino ad oggi. L’ultimo, sinceramente, non credo di averlo mai portato a termine.

Ebbene sì, per colpa di questa cazzo di rubrica mi sono rifatto sotto con Solidify del 1999, constatando che – tolti i titoli da sociopatico tutti quanti di una singola parola, tranne la strumentale e conclusiva Bug Juice lasciata in balia del batterista – l’album con i loro bei faccioni in copertina mi piace molto più di quanto ricordassi. Griefless è un brano pazzesco, e il break offerto da Human? risulterà quanto di più sorprendente possiate aspettarvi a metà di un prodotto del genere. Tolto qualche fastidiosissimo passaggio ispanico, come già se ne intravedevano strisciare minacciosi nei vecchi lavori di Waldemar, e travolti dalla furia vomitata da episodi come Foresight e Lockdown, a mancarmi in Solidify è solo il thrash metal.

I Grip Inc. misero in scena ciò che i Forbidden, una volta usciti dallo studio di registrazione per incidere Green, portarono a compimento solo a metà. Avevano davvero trasformato il thrash metal in tutt’altro, e con risultati soddisfacenti che l’ingombrante presenza di Dave Lombardo seppellì in buona parte. Quanti miei amici hanno acquistato a scatola chiusa un loro album solo perchè ci suonava l’ex Slayer, per poi andare in totale confusione. Io mi limitai a tenermi alla larga dalla loro musica, eppure in un certo senso sbagliai lo stesso. Oltretutto, all’uomo seduto dietro alla batteria Waldemar relegò un suono più realistico e piacevole, rispetto a quello esibito – quasi in contemporanea e sotto la supervisione di Andy Sneap – con i Testament di The Gathering.

Il resto della storia lo sapete, Gus Chambers sarebbe morto di una mistura composta da tutto ciò che si poteva ingerire, e il loro ultimo testamento – Incorporated – probabilmente potrete raccontarlo meglio voi a me che viceversa; ma a questo punto devo proprio riascoltarlo perché è passata dell’acqua sotto ai ponti, da allora. Ah, Sorytcha nel frattempo sembra si sia unito all’ex cantante dei Morgoth Marc Grewe per ri-registrare History Of Hate: chissà se questo avvierà un nuovo corso della band. Io naturalmente ci conto. (Marco Belardi)

 

3 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    22 febbraio 2019 08:40

    Hostage to heaven. Io sono a bocca aperta da 10 anni per questa canzone. Non me ne capacito.

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  2. El Baluba permalink
    23 febbraio 2019 11:49

    ricordo che un mio amico batterista ci stava in fissa all’epoca e me lo propinava ogni volta che stavamo in macchina insieme. Dovrei riascoltarlo, sebbene i miei ricordi dell’epoca erano caruccio, ma nulla di sublime. E considerando che cazzo di robba usciva di continuo all’epoca, ci sta che qualcosa uno se lo sia perso per strada.

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  3. Pepato permalink
    24 febbraio 2019 20:29

    Io avevo ascoltato solo Incorporated e mi piaceva tantissimo.

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