Vai al contenuto

A dorso di cammello: 47SOUL, YOSSI SASSI e BOMBINO

13 dicembre 2018

Dopo la prima prova pensavo di fare una rubrica a scadenza annuale in cui parlare del metal (o comunque di musica) proveniente dal Medio Oriente. Purtroppo già l’anno scorso non ho avuto abbastanza materiale per poter giustificare una multi-recensione e ancora meno tempo per scriverla. Per rimediare, vi consiglio comunque di recuperare, se non li avete ancora ascoltati, innanzitutto gli al-Namrood. I sauditi, già comparsi su questo blog, nel 2017, hanno pubblicato Enkar, ottimo black metal dagli spunti folk/pagan. E poi anche l’affascinante Omar Suleyman, che in realtà non c’entra proprio niente col metal ma a cui personalmente voglio un sacco di bene. Lui nel 2017 ha pubblicato To Syria, with Love (il che dovrebbe farvi capire da dove viene): album dabke (musica tradizionale dell’area siro-palestinese) solo leggermente pop, motivo per cui lo consiglio solo ai più coraggiosi. Ad ogni modo, per fortuna questo dicembre mi ha lasciato più tempo libero e il 2018 ci ha riservato un po’ più di musica dal Medio Oriente – e ve ne parlerò nonostante alle mie orecchie sia giunto ben poco metal, a parte i soliti Orphaned Land

Parlare di Palestina non è mero esercizio di libertà di espressione. È una forma di lotta per la liberazione del popolo palestinese dal colonialismo di insediamento israeliano. Se ne parli non solo in nome della libertà accademica, ma come dovere di fronte alla catastrofe di un popolo.
Ilan Pappé

Ovviamente non pretendo nel mio piccolo e coi miei pochi lettori (tendenzialmente mia madre e la mia ragazza), di fare ciò che suggerisce Ilan Pappé. Tuttavia, è ciò che di sicuro vogliono e riescono a fare i 47Soul con la loro musica. Di per sé i membri, tutti palestinesi, rispecchiano perfettamente la storia del loro popolo: sparsi in giro per il mondo e ognuno con un passaporto diverso, quando non solo con la tessera di rifugiato dell’UNRWA. All’inizio della loro esperienza come gruppo si incontravano ad Amman, Giordania, unico Paese in cui potevano recarsi tutti con i rispettivi passaporti. Scaturito l’interesse di pubblico ed etichette, iniziati i tour anche in giro per l’Europa, il gruppo si è trasferito a Londra e ha pubblicato Balfron Promise a inizio 2018. La musica è sempre dabke, ma meno intransigente di quella di Omar Souleyman. La proposta dei 47Soul unisce alla musica tradizionale siro-palestinese molte altre influenze, tra cui l’elettronica e il rap, grazie anche all’istrionico “rapper” el-Far3i aka Tareq Abu Kwaik, personaggio a tutto tondo e polistrumentista. Se Omar Souleyman è solo per i più coraggiosi, i 47Soul sono per i più curiosi.

Yossi Sassi è invece una vecchia conoscenza del metal, anche se probabilmente il nome non vi dirà molto. Fu chitarrista degli Orphaned Land fino a All Is One, dove continuò ad occuparsi anche degli strumenti tipici utilizzati dal gruppo, dopodiché il musicista israeliano si è dato al suo progetto solista. Dopo qualche album come Yossi Sassi, diventato poi Yossi Sassi Band e approdato infine a Yossi Sassi & the Oriental Rock Orchestra, il polistrumentista ha pubblicato nel 2018 Illusion of Choice. Il genere rimane quello che ha caratterizzato tutta la sua carriera solista, ossia un progressive rock con molti spunti folk. Ve lo consiglio perché finalmente non ci si annoia più ad ascoltare uno dei suoi album, che ora presenta anche qualche sprazzo più tendente al metal, come nella traccia Orient Echoes. Se vi piace il rock progressivo dategli una chance: non è nulla di eccezionale, ma rimane comunque un ascolto piacevole di un artista che, forse, finalmente ha trovato la quadra.

Credo di aver già citato Bombino in qualche playlist di fine anno e di averlo definito “chitarrista blues tuareg”. Dove Tuareg ovviamente non è un modello della Volkswagen, ma un popolo beduino che abita sostanzialmente la fascia centrale del Sahara, a cavallo (o meglio, a cammello) tra Niger, Algeria, Mali e Libia. Forse vi sarà capitato di leggere qualche articolo su qualche giornale dove vengono presentati come una popolazione nomade musulmana dove sono gli uomini ad indossare il velo (blu) al posto delle donne e quindi evviva i Tuareg! Per quanto riguarda la musica hanno acquisito un po’ di fama presso il pubblico più generalista grazie ai maliani Tinariwen e al loro tishoumaren, nome del genere che mischia per l’appunto il rock occidentale alla musica tuareg. Tinariwen che, tra l’altro, hanno pubblicato l’anno scorso il loro ultimo album Elwan e che hanno però pian piano abbandonato la componente rock per finire col suonare una sottospecie di world music. Bombino è rimasto invece più fedele al blues nonostante il successo che ha riscosso di recente e che l’ha portato in tour in giro per l’Europa. Deran non è sicuramente il suo miglior album (provare con Nomad), ma ha il suo perché e contiene qualche ottimo episodio. (Edoardo Giardina)

Titolo abbastanza autoevidente

One Comment leave one →
  1. vito permalink
    13 dicembre 2018 21:38

    mi pare che da quelle parti il 70% della popolazione sia sotto i trent’ anni quindi se il metal prende piede non puo’ che essere una gran notizia !

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: