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Avere vent’anni: CARNAL FORGE – Who’s Gonna Burn

22 settembre 2018

Seguendo questa rubrica nei prossimi tre o quattro anni, vi accorgerete come stare dietro al metal estremo nei primi anni Duemila equivalesse – per certi aspetti – a chiudersi il cazzo in un forno a microonde e farlo partire alla massima potenza per un paio di minuti. Usciva roba tutta uguale e ciò era a dir poco massacrante, ma all’inizio della processione dei cloni ci furono anche dei momenti goduriosi e che fecero sperare bene, anzi benissimo per lo sviluppo di questa nuova scena. Il babbo, gli At The Gates, si era ammazzato prima ancora che potessimo capire fino a che punto sarebbe stato in grado di diventar bello. E mentre la mamma, gli In Flames, non aveva ancora esagerato col fare la maiala, ecco che i primi pargoli, figlioli o cuginetti crescevano, facendo esperienze su esperienze che oggi abbiamo un po’ dimenticato. Sbagliando, se si considera quella di cui mi accingo a scrivere.

Dopo avervi parlato dei quasi contemporanei debutti di Soilwork e The Haunted, si può dire che un’altra mazzata incredibile di quei tempi corrispondeva sicuramente al primo album dei sempre svedesi Carnal Forge. Che in pratica era un album thrash metal sufficientemente moderno e tecnico, e che poi sarebbe stato accorpato in automatico al filone del death nazionale – mentre gli Entombed, in contemporanea, giocavano a fare i trentenni rocknrolla sull’altalenante Same Difference. Solo che Who’s Gonna Burn era praticamente perfetto, a prescindere dall’effettivo rango di appartenenza: dieci tracce di cui l’ultima (Confuzzed) ben oltre i limiti dell’assurdo, e le altre che andavano a comporre un’altra solida mascotte di Reign In Blood tra cantato sguaiato di matrice thrash/hardcore, riff assassini, e un suono da fotocopiare all’infinito che in pratica era dominato da una bellissima batteria firmata da Stefan Westerberg. Che era pure uno dei fondatori del gruppo, fra le altre cose. Non supera il disco dei The Haunted dello stesso anno, ma è una delle poche cose a rivaleggiare con esso e che i The Crown di Deathrace King avrebbero spalleggiato con furore giusto un paio d’annetti più tardi.

Non vi starò ad elencare le migliori tracce, una roba così ve la dovete sorbire per intero e non vi ruberà molto tempo. Casomai vi farà girare di brutto la testa, a differenza di tutto ciò che in futuro avrebbe pubblicato il gruppo di Jari Kuusisto fra noia, ammiccamenti sporadici alla melodia e schemi eccessivamente abusati: fra i pochi a non aver dato il meglio di sé una volta firmato con Century Media. Ad ogni modo, anche il seguente Firedemon era parecchio belloccio, date una chance ad entrambi. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. El Baluba permalink
    23 settembre 2018 11:56

    un bel discone schiacciasassi…me lo passarono insieme al successivo, che da quello che ricordo mi piaceva di più. Riascoltato ieri, fa ancora la sua porca figura.

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  2. fredrik permalink
    24 settembre 2018 01:13

    bello ma all’epoca gli preferivo la band “parallela” in thy dreams, più orientata al melodic death metal.

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