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SLEEP // LIQUIDO DI MORTE @Santeria Social Club, Milano 17.5.2018

22 maggio 2018

Report a cura di:  MANN O)))

Io e i miei scagnozzi arriviamo al Santeria verso le 8.30, a metà tra l’apertura delle porte e l’inizio dello spettacolo. Ci sembra strano arrivare ad un concerto mentre c’è ancora il sole in cielo, non fa parte delle nostre radici terrone, ma va comunque bene così. Il Santeria si presenta strano, essendo una specie di risto-pub con i tavolini ed un grande bancone da bar: avevo già spulciato qualche foto su internet, ma vedere un simile posto occupato da qualche centinaio di metallari vestiti male ha qualcosa di surreale. Io ero seriamente convinto che il concerto si sarebbe tenuto nella stessa sala, con giusto i tavoli e le sedie spostate, invece passiamo attraverso una grande porta anti-panico che ci porta dove materialmente c’è il palco; e io ci rimango malissimo per questa cosa.

Mentre ritiriamo i biglietti, io e i miei amorevoli sicari iniziamo a guardarci un po’ attorno e a bere qualcosa, chiedendoci se quella che si percepisce da fuori sia musica in diffusione dalle casse o i LIQUIDO DI MORTE che hanno già cominciato a suonare. Ovviamente è la seconda opzione, quindi chiedo scusa alla band ma purtroppo siamo già abbastanza stravolti. Entriamo finalmente nella stanzona dove si terrà il concerto e veniamo accolti da due muri di amplificatori Orange e Ampeg; prendiamo posto al centro, più o meno vicino al palco, e niente, siamo ancora convinti che i Liquido di Morte debbano suonare, quindi continuiamo ad aspettarli come dei cretini.

E invece no: parte un interminabile discorso preso da chissà quale documentario della NASA con due persone che, tra fruscii e bip bip vari, si parlano di coordinate o che cazzo ne so io. Dopo un quarto d’ora la mia birra è diventata brodo di pollo, ma in compenso arriviamo alla conclusione che i Liquido di Morte hanno effettivamente già suonato. Certo, con questi ritmi ci vorranno un paio d’ore per capire che quelli sul palco sono gli SLEEP e non gli Exodus però ehi, la lagna in diffusione finisce e finalmente gli Sleep arrivano sul palco, proprio quando stavo iniziando a disperare. 

Si inizia con The Sciences e subito notiamo che la band è decisamente in palla. Al Cisneros è decisamente preso bene, tanto che a un certo punto, tra l’headbanging e il cazzeggio con l’ottimo Jason Roeder, si inginocchia di fronte all’ampli come in adorazione mistica… Evidentemente il nuovo regime di droghe lo ha reso molto vispo, e tutto ciò è ancora più bello se si considera la somiglianza tra lui e Karl Marx. E poi c’è Matt Pike.

Pike l’ho già visto dal vivo due volte (una con gli Sleep e l’altra con gli High on Fire) e stasera se l’è proprio goduta: decisamente più concentrato e più libero, sciorina riff e assoli precisi e mai troppo indiscreti. In generale è ben consolidata nella band la capacità di suonare a vantaggio del collettivo, e lo dimostra la capacità d’improvvisazione che caratterizza alcune parti del concerto; così, tra una Holy Mountain e una lentissima Sonic Titan, si arriva a Dragonaut, accolta a grandissima voce da chi questa sera è presente in sala solo perché conosce il video di Dragonaut, fino alla prima porzione di Dopesmoker suonata nel misticismo più totale. La band è un tutt’uno con la sua strumentazione e la gente sembra letteralmente pendere dalle corde degli strumenti, ed è tutto stupendo finché non succede IL MALE.

Che cazzo succede in parole povere: il finale, come ho detto poc’anzi, è affidato per un primo quarto d’ora a Dopesmoker, che di per sé è una chiusura gloriosa per un concerto simile. Purtroppo però il fonico, o forse il lavapiatti nell’altra sala, o che cazzo ne so io, ha ben pensato di staccare completamente il service sulle ultime note dell’ultima canzone della serata. Ora, non so se avete presente il danno che può fare lo staccare la corrente ad un muro di amplificatori valvolari mentre sono accesi e sparati al massimo, ma ho visto l’orologio dopo questo fattaccio ed era mezzanotte e qualche minuto: se quindi si è trattato di un problema di orari, sappiate che siete delle bestie senza cuore e vi odierò da qui all’eternità per questo coito interrotto.

Il risultato è irreale, con Pike che non ci capisce niente e smadonna con la pedaliera pensando d’aver interrotto per sbaglio il segnale di chitarra; alla fine Al si avvicina al microfono spento e urla “Process the weedian!” e noi tutti in coro “Nazareth!” e basta. Il concerto è finito. Strette di mano, plettri lanciati e la band se ne va. A fine serata troviamo Matt intento a fare autografi e foto con la gente e quindi ovviamente anche noi ci facciamo una foto-ricordo, poi beviamo qualcosa e ce ne andiamo. Il giudizio sul concerto in quattro parole? “Bene ma non benissimo”, e questo anche per un punto specifico: il volume della chitarra era basso. Non ci stanno santi che tengano, era basso come non dovrebbe essere un muro fatto di 5 testate valvolari e 7 casse. Basso e batteria erano ok, ma la chitarra no: io e la mia ciurma eravamo a 5 metri massimo dal palco e durante il concerto potevamo tranquillamente chiacchierare tra noi, e questo non va bene per una band che ha la fama d’aver creato il disco più pesante della storia del globo. Per goderne davvero ci siamo dovuti fiondare letteralmente sotto il palco durante Dragonaut dove la situazione per fortuna è migliorata, ma insomma, a questo punto non so cosa cazzo hanno sentito quelli in fondo alla sala: anzi, se leggete, fateci sapere che stiamo in pensiero.

Scaletta:

The Sciences
Marijuanaut’s Theme
Holy Mountain
The Clarity
Sonic Titan
Antarcticans Thawed
Aquarian
Dragonaut
Dopesmoker

 

5 commenti leave one →
  1. 22 maggio 2018 16:55

    La chitarra a basso volume è ormai una abitudine consolidata. Sono anni che la chitarra è bassa ai concerti metal. Quando l’ho fatto presente a mixeristi e produttori mi hanno quasi preso per il culo, dicendomi che sono io a non capire come si equalizza un concerto. Vado per concerti metal dal 1997 e la chitarra è sempre stato lo strumento principe di tutte le band.

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    • Piero Tola permalink
      24 maggio 2018 15:27

      Allora vatti a vedere i Belzebong se ti capitano vicino. Non rimarrai deluso.

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  2. Lorenzo (l'altro) permalink
    22 maggio 2018 19:21

    boh, per me s’è sentito da dio. vero, il basso usciva un po’ meglio, ma essendoci cisneros pensavo fosse cosa buona e giusta che la baracca la tiene in piedi lui per buona parte. oh, ripeto, secondo me meglio di così difficile sentire. comunque ero sotto anch’io, chi rimane in fondo alla sala nemmeno ci parlo.
    io ho il sospetto che abbiano fatto uno scherzo, ma crediamo davvero che alle 11:45 dopo un’ora e mezza di concerto sudato quelli si sbomballano 70 minuti di dopesmoker come avessero venti anni in meno?

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  3. 23 maggio 2018 08:03

    Io ero davanti al mixer e per me si sentiva alla grande, è stato indubitabilmente il concerto dell’anno e siamo solo a maggio….

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  4. Zac permalink
    1 giugno 2018 10:21

    evidentemente non è stato come al concerto degli Shrinebuilder a Ravenna..
    lì il suono era veramente qualcosa che sentivi fisicamente frantumarti la gabbia toracica. godo ancora al pensiero

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