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Marduk/ Ragnarok/ Infernal War @Traffic, Roma, 09.05.2018

12 maggio 2018


Charles: Ovvero: Della Sobrietà.

Non ricordo precisamente quale sia stato l’ultimo disco dei norvegesi che sia riuscito ad ascoltare per intero senza rompermi le palle. Alla fine, della line-up originale degli anni ’90 è rimasto solo il leggiadro Jontho, il quale è passato dallo stare dietro alla batteria a dietro al microfono. Non so se su disco la cosa abbia o meno sortito effetti positivi, resta il fatto che il giovin marchese è un fottuto buzzurro e noi lo amiamo per questo. Al basso adesso c’è un meraviglioso panzone che ha pure una voce molto potente, mentre alla chitarra c’è il mio preferito, il signor Bolverk, che assomiglia a Gimli il nano (panzone anche lui) ed ha sempre questa espressione incazzusa sul volto che si capisce subito non essere un atteggiamento ma proprio uno stato d’animo negativo, come è giusto che sia. Alle pelli non so chi ci sia ma è un tizio molto magro e non va bene, quindi proponiamo al gruppo di sostituirlo subito, non per demeriti tecnico-esecutivi, figuriamoci, ma solo perché secondo noi non puoi suonare nei Ragnarok se non hai un adeguato strato di adipe addosso.

Dal vivo, quindi, la classica proposta black misto thrash dei Ragnarok risulta molto più efficace che in studio (ed, incredibilmente, anche più efficace e coinvolgente dei mostruosi Marduk che si esibiranno di lì a poco), anche perché il solo guardarli suonare e sbraitare è uno spettacolo a sé, al punto di riqualificare i concetti di cazzimma ed attitudine. La scaletta che hanno eseguito credo sia la stessa del tour, quindi andatevela a cercare. Il concetto fondamentale che deve passare qui, attenzione mo’, è che quando questi raffinati personaggi passano nella vostra città non potete esimervi dal presenziare, perché è solo grazie a questi cultori del bello e del fine che possiamo resistere alle forze centrifughe dell’odierno black metal per stranosessuali proposto da gente come Deafheaven e Watain, che costantemente attentano al buon gusto ed alla sobrietà. Sì, signori miei, la stessa sobrietà impersonata da questi quattro affascinanti fomentatori di bestemmie, dalle loro strabordanti panze, dall’olezzo di maiale norvegese, dal sudore sotto le ascelle, dai denti gialli, dalle enormi croci di legno indossate a mò di collana, dai capelli unti, dal face-painting fatto male, nonché dall’evidente strato di nero sotto alle unghie. Se tutto ciò vi farà arricciare il nasino, cari miei, siete nei guai, perché vorrà dire che la deriva genderless che ha preso il black metal in questi anni ha con successo compromesso la vostra identità ed il giusto concetto di igiene personale. Cordiali saluti.

In panza we trust

Ciccio Russo: Arrivo in tempo solo per gli ultimi due o tre pezzi degli egregi Infernal War. Il nostro inviato a Cracovia Piero Tola mi ha spiegato che sono di Częstochowa, sede di un celebre santuario, quello della Vergine nera, che è tra le più gremite mete di pellegrinaggio mariano insieme a Lourdes. Avranno quindi formato un gruppo black metal stupramadonne per reazione, si può supporre, a furia di vedere pellegrini affollare la loro città. Da approfondire: ortodossi e cruenti ma mai troppo ignoranti. I Ragnarok a Carlo sono piaciuti pure più dei Marduk. Non so, mi sono divertito parecchio, per quanto dopo Arising Realm (cioè, dagli anni ’90) avessi pressoché smesso di seguirli. Ma gli svedesi, che avevo già visto due o tre volte, hanno fatto un concerto annichilente, tiratissimo, forse il loro migliore al quale abbia mai assistito, graziato dalle non indifferenti doti tecniche del nuovo batterista Fredrik Widigs, reclutato nel 2014, con uno stile vagamente ispirato a Hellhammer (quei giri sui tom) e non appiattito sui cliché del classico tritapelli black. Ci sono anche un paio di anticipazioni del nuovo album Viktoria, che uscirà tra qualche giorno. Il, diciamo, singolo Werwolf – violentissimo e basilare, quasi crust – e la più classica ma altrettanto fulminea e lancinante Equestrian Bloodlust.

La vecchia Burn My Coffin suonata così fa ancora più male, uno dei picchi di una scaletta equilibrata tra vecchio e nuovo (purtroppo, a ‘sto giro, non concedono il bis, che in questo tour è affidato a The Black… dal primordiale esordio Dark Endless) e aperta dalla devastante doppietta Panzer Division Marduk/ Baptism by fire, i cui inni insensati alla guerra totale acquistano un significato nuovo alla luce di tutte le stronzate che stanno succedendo ai Marduk da quando le fighette svantaggiate di Metal Sucks e simile lordura hanno montato contro di loro una campagna di boicottaggio che manco il collettivo studentesco delle medie per bambini speciali perché, nella capa loro, sarebbero pericolosi nazisti. Nello stesso troiaio sono finiti in mezzo i Taake, che invece sarebbero pure islamofobici perché Hoest va in giro con una maglia con un segnale di divieto di sosta e la mezzaluna e qua qualcuno mi deve fare la santissima cortesia di spiegarmi perché trent’anni di croci in fregna, bestemmie a tutto il catalogo del vangelo e magliette con le diavolesse che fanno le pompe a Cristo andavano bene e invece la maglietta di Hoest è emergenza islamofobia. Per la cronaca, dopo le minacce di Black Lives Matter, con conseguenti concerti cancellati in Usa, di cui vi resi edotto a suo tempo, i Marduk, insieme ai Taake, sono stati esclusi dall’ultima edizione dello Stockholm Slaughter, per via di ‘sti stronzi che facevano casino su internet paventando il ritorno di Piero Itle (cit.). Gli organizzatori si sono cacati sotto pure in questo caso perché temevano si presentasse qualche difensore della democrazia armato di spranghe e molotov. Entrambe le band sono state costrette a recuperare la data con una specie di show segreto. E niente, questo è il mondo dove state vivendo ora e ditemi se non era meglio Tipper Gore, che almeno con l’adesivo Parental Advisory si vendevano più dischi.

Scaletta:

Panzer Division Marduk
Baptism by Fire
The Blond Beast
Of Hell’s Fire
The Levelling Dust
Werwolf
Cloven Hoof
(Deathmarch)
Throne of Rats
Between the Wolf-Packs
Burn My Coffin
Equestrian Bloodlust
Wolves
Into Utter Madness

3 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    12 maggio 2018 15:54

    Croci in fregna e pompe a Cristo, quanta verità. Io, se non sei islamofobico, manco ti prendo in considerazione.

    Piace a 1 persona

  2. bonzo79 permalink
    14 maggio 2018 09:13

    ho visto la data di Lubiana una settimana esatta fa. purtroppo non ho assistito allo show degli infernal war perché occupato a magna’ carnazza a prezzi popolari. comunque Ragnarok spettacolari: non avevo mai ascoltato niente di loro prima, e ringraziando un suono PERFETTO (e per chi frequenta la Slovenia questa era la vera notizia) riuscivo a sentire ogni singola nota toccata dal nano chitarrista, eccezionale davvero. mentre andava verso il backstage l’ho intercettato e gli ho fatto i complimenti, mi ha regalato un plettro… e so’ soddisfazioni (una nota: gentilissimo, e ha una vocetta sottile piuttosto in contrasto con l’aspetto fisico)). Marduk devastanti ma non mi aspettavo niente di meno. alla fine anch’io ho preferito i Ragnarok!

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  3. Mirko permalink
    14 maggio 2018 10:05

    Hahah questo sì che è un live report, mitici! Mi avete fatto venire voglia di bestemmiare.

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