Avere vent’anni: OVERKILL – From The Underground And Below

C’è una cosa nel metal che mi galvanizza più di ogni altra: il momento in cui una band famosa riesce ad avere, o meglio ancora mantenere, la formazione perfetta. Il che significa alchimia, personalità e una bella spinta ai risultati ottenibili su disco.

Sono diventato un fan accanito del thrash intorno al 1996, arrivando a racimolare alle fiere del disco materiale inutile e trascurabile soltanto per poter dire che ce l’avevo. Portai a casa un disco dei Jersey Dogs, intitolato Thrash Ranch, e non credo di essere mai riuscito ad ascoltarlo fino in fondo. Per quanto gli Overkill non abbiano mai capeggiato fra i miei gruppi preferiti del settore, ho sempre nutrito profonda stima per Ellsworth, Verni e gli altri. E ritengo che su Horrorscope, e in nessun altro caso, i cinque della East Coast mi galvanizzassero esattamente per il motivo di cui ho appena parlato. Cannevino e Gant erano una coppia chitarristica affiatata e che non toglieva respiro al basso potente e variopinto di Verni; Sid Falck uno dei migliori batteristi di Metal classico che abbia mai sentito in vita mia. E poi c’era e ci sarà sempre lui, Bobby, dietro al microfono. Già in I Hear Black se ne sarebbe andato Falck e le cose non sarebbero state esattamente le stesse. L’alchimia si sarebbe rotta, senza nulla togliere al quadrato Tim Mallare.

Nel 1997 gli Overkill diedero alle stampe From The Underground And Below, per chi scrive l’ultimo loro album di un certo livello prima che irrompessero la noia e la mancanza di idee di Necroshine e dei suoi sfortunati successori. Li ho sentiti tornare su di livello solamente negli anni recenti, per essere sincero. From The Underground And Below, che della formazione di Horrorscope vantava solamente voce e basso, affianca Bobby Ellsworth con l’ugola sporca e graffiante di Joe Comeau, su cui Jeff Waters degli Annihilator metterà gli occhi di lì a poco per poi assumerlo a partire dalle registrazioni di Carnival Diablos. E buttarlo fuori dopo qualche anno.

L’album, criticato da molti alla sua uscita, mantiene il groove ed i mid-tempo tipici di tutti gli altri lavori che hanno seguito Horrorscope. Si sfiora il plagio nei confronti dei Pantera in alcuni passaggi (ad esempio in I’m Alright) e si mette in mostra una delle ballatone più insipide di sempre (Promises); il thrash ottiene il suo meritato spazio e ciò coincide spesso con i brani migliori, come ad esempio Genocya, F.U.C.T. e Little Bit O’ Murder, ma la vera perla -dopo la buona coppia iniziale-  è la nota Long Time Dyin’.

From The Underground And Below è un album vario e in molti momenti ispirato. A mio avviso la carriera degli Overkill subirà una brusca frenata proprio in seguito ad esso. E credo, dopo tutto questo tempo, di averlo anche in parte rivalutato.

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