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Avere vent’anni: PARADISE LOST – One second

31 luglio 2017

Marco Belardi: Il mio primo approccio con i Paradise Lost è stato il videoclip di Pity the sadness, dove compariva questa band death/doom capitanata da un tipo uguale a Gesù Cristo, fattore sufficiente a farmi comprare il cd entro 48 ore (Shades of God) e ad avvicinarmi alla formazione di Halifax. Scoprii, in breve, che si erano di lì a poco messi a cantare pulito e in una maniera che mi ricordava un certo James. Inoltre, Gregory Mackintosh sarebbe divenuto in breve uno dei miei chitarristi metal preferiti per tocco e personalità. I problemi, tuttavia, sopraggiunsero con la recensione di One Second, letta su non ricordo bene quale rivista. Capita a quelli che vanno di matto per i Nirvana e scoprono poco dopo che “lui” è morto, o a quelli che in piena follia adolescenziale per i primi Metallica vengono a sapere che un amico ha ascoltato Load, e che le cose stanno così. A quell’età e negli anni novanta non t’importava se un giorno avresti apprezzato il sesto disco dei Metallica: una recensione poteva davvero abbatterti, ma almeno all’epoca non le scrivevano persone insensibili come Cesare Carrozzi. Mi sono avvicinato a questo album controvoglia, e oggi sono consapevole che dopo Icon e Draconian Times, votati completamente alla forma canzone e riusciti nella loro quasi totalità, un terzo episodio similare avrebbe rischiato di fallire. Nick Holmes e soci hanno così ammorbidito le chitarre pur mantenendone l’approccio elettrico e la drammaticità degli assoli, e la voce ferale di chi performò Dead emotion, in seguito già mutata svariate volte, qua aveva finalmente raggiunto un’ identità propria. Prendendo le distanze da Hetfield e ispirandosi in alcuni tratti perfino al gothic rock (rappresentato musicalmente anche dalla messa in evidenza di molte linee di basso di Stephen Edmondson) ed a Gahan (sentire la strofa di Sane per credere). Il livello dei brani è assolutamente in riga con Draconian Times, si tratta soltanto di accettare che i Paradise Lost avevano assunto un’ identità differente, idea che porteranno avanti all’estremo su Host per poi fare retromarcia come tutti sappiamo. Band dalla continuità incredibile, che in carriera reputo non abbia mai fatto un passo falso eccetto il debut album Lost Paradise del 1990. E One second è uno degli apici assoluti raggiunti in quasi trent’anni di esistenza.

Trainspotting: One Second fu il primo disco dei Paradise Lost che ascoltai, e anche il primo disco metal che non mi fece impazzire. Ciò è altamente esemplificativo, perché all’epoca ero ragazzino, ero entrato da pochissimo nel mondo del metallo e tendevo comprensibilmente ad impazzire per qualsiasi cosa ascoltassi, dato che per me era tutta una novità. Dopo un po’ individuai le canzoni che mi piacevano di più e presi ad ascoltare solo quelle: la splendida titletrack, il tamarrissimo singolo Say Just Words e The Sufferer. Le altre non le ho più praticamente mai ascoltate.  Gli preferisco di gran lunga il recente Tragic Idol, per dire, e non ho neanche paura a dirlo dato che One Second non è che abbia tutta quest’importanza storica, a parte tutta la storia del depeche metal che ha fatto più danni che altro. Voglio dire, ve lo ricordate Endorama dei Kreator, sì? Peraltro questo fu l’inizio di una discesa nella moscerìa che proseguirà con i successivi tre dischi, che, pur contenendo qualche pezzo caruccio, non riuscirei a definire se non con il termine sbandamento.

Charles: Magari per alcuni la tentazione di far finta che il periodo compreso tra Draconian Times e Tragic Idol non ci sia mai stato è forte. Quoto l’esimio Belardi riguardo al fatto che i Paradise Lost non abbiano mai fatto un vero passo falso in carriera, fino ad ora, ma non ci arrischiamo ad accostare la loro svolta a quella dei Metallica, la quale più che una svolta è un tuffo nell’abisso. Con One Second siamo al giro di boa col quale, come è noto, inizia il periodo del cosiddetto depeche metal, fase che a me piace anche più della precedente. Senza voler sminuire quanto fatto prima, personalmente preferisco più un album come questo o come l’omonimo, coi loro singoli acchiapponi, che i molti anda e rianda prodotti fino a Tragic Idol. L’unica colpa che si può attribuire a One Second è che grazie ad esso Mackintosh, Holmes e soci iniziano a diventare realmente mainstream, facendo incazzare molti metallari (che si incazzano sempre quando una loro creatura esce dal sottobosco), salvo che poi non hanno avuto le palle per cavalcare la fama e rinnegare il passato per arrivare a fare i numeri veri. Mi sta benissimo che non abbiano seguito quella strada, per carità, ma ritengo che abbiano fatto comunque una cazzata, perché per molti anni si sono relegati da soli in un limbo fatto sì di buoni dischi ma, ecco, non eccellenti come il qui presente. Per dire, non conosco nessuno che mi abbia mai confidato i PL essere il suo gruppo preferito. Comunque, questo è l’album degli inglesi che ascolto ancora oggi in macchina e che, pur consapevole di aver assistito ad un evento storico, avrei preferito ascoltare per intero in quel di Tilburg al posto di Gothic. Vai pure con gli insulti.

11 commenti leave one →
  1. Yukluk permalink
    31 luglio 2017 12:42

    Charles perché dovresti essere insultato? A me fa cacare ma se a te piace buon per te 😉
    I gusti sono come le palle… ognuno ha le sue 😉

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    • weareblind permalink
      31 luglio 2017 23:01

      Pure per me insopportabile. Ma davvero il panorama è ormai incalcolabile, quindi ad ognuno di noi piace qualcosa che non piace ad altri.

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  2. Bacc0 permalink
    31 luglio 2017 14:33

    Charles idolo, condivido in pieno. Magari avessero proseguito su questa strada invece di mettersi a fare le brutte copie di se stessi. Per me sono morti da In Requien in avanti, e quando sento Holmes mettersi a cantare in quella specie di growl fecale che si ritrova ora mi cascano i coglioni e tutto il resto

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  3. saturnalialuna permalink
    31 luglio 2017 16:23

    Vissuta appieno l’uscita di quest’album (anche del precedente, ahimè, la vecchiaia avanza!), da quanto ricordo nessuno lo apprezzò nella cerchia di metallari che conoscevo. Tuttavia a me piacque, e pure parecchio. Riascoltato oggi lo trovo meno efficace, ma comunque un album molto bello.
    Forse non rientrano nel paradiso delle band preferite, ma realmente non hanno mai sbagliato un album. Alcuni peccano di piattezza, ma sono tutti su ottimi livelli compositivi.
    Io non ho mai smesso di ascoltarli, e come me tanti altri, penso che questo sia un buon traguardo per una band ancora in attività nel 2017.
    Long live to Paradise Lost! \m/

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  4. bonzo79 permalink
    31 luglio 2017 18:47

    per me rasenta il capolavoro… anche se draconian times resta migliore. poi il progressivo calo che portò all’inutile e derivativo symbol of life… i successivi mi piacciono tutti tranne l’ultimo che no hope in sight a parte fa abbastanza schifo. speriamo in bene per il prossimo

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  5. bonzo79 permalink
    31 luglio 2017 18:50

    …ah, magari non il gruppo preferito ma conosco almeno 5 persone me compreso che li piazza nella propria top ten

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  6. blackinmind permalink
    1 agosto 2017 10:32

    “Say just words” era gettonatissima nei locali metal dell’epoca. So che beccherò gli insulti, ma se devo scegliere tra l’ascoltare questo o “Draconian times”, allora scelgo questo. Per carità, “Draconian times” è bellissimo, ma davvero ascoltarlo nella sua interezza è una fatica mica da ridere, è un malloppone pesantissimo.

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  7. 1 agosto 2017 12:31

    Barg ma quindi sono proprio l’unico a cui piace Endorama?

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  8. Nicolas permalink
    10 agosto 2017 20:38

    A me, di Say just words, piace solo la brunetta del video. Avanti con gli insulti 😉

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Trackbacks

  1. PARADISE LOST – Medusa | Metal Skunk
  2. PARADISE LOST // PALLBEARER @Kwadrat, Cracovia, 9.10.2017 o “della bollitura di Nick Holmes” | Metal Skunk

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