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Avere vent’anni: ICED EARTH – Burnt Offerings

28 aprile 2015

iced earth burnt offerings
Burnt Offerings
è stato il primo album degli Iced Earth che io abbia mai ascoltato, la bellezza di vent’anni fa. Come passa il tempo. Non li conoscevo affatto, neanche di nome. Sapete, vent’anni or sono non funzionava mica come adesso che uno apre Google, cerca Iced Earth, può ascoltare tutta la discografia e gli esce pure il numero di scarpe di Jon Schaffer: prima dovevi comprare le riviste (chi se le ricorda?), leggere la recensione, o l’intervista al limite, farti un‘idea ed eventualmente acquistare il cd, sempre se ti diceva culo e abitavi in una città che avesse almeno un negozio di dischi che trattasse anche il metal oltre agli Iron Maiden ed i Metallica.

Dove abitavo io c’era un negozietto specializzato in roba hard rock/metal che nel ’95 aveva aperto da circa un annetto. Lo gestivano due fratelli, uno che appunto di occupava del lato rock e l’altro che faceva il deejay e che smerciava musica house o quello che era. In pratica una dicotomia pazzesca, ci andavi ad una cert’ora e sentivi l’ultimo degli Slayer, andavi a prendere un caffè, tornavi e c’era Gabry Ponte o qualche altra scemenza con la sua stronzata vomitata a palla dalle casse del negozio. Senza contare la gente che ci bazzicava dentro, compresi i proprietari stessi che, per l’amore di Cristo, erano allucinanti. Quello della musica house sì e no spiccicava due parole in croce, che non sarebbe manco necessariamente un difetto se non fosse che non capiva manco nulla e quindi, quando l’altro fratello non c’era e gli lasciava i dischi che avevi ordinato messi da parte (sempre nello spesso posto peraltro), lui nove volte su dieci non li trovava e ti toccava ripassare; l’altro era un filo più professionale e ti stava dietro, però non ti levava cinquecento cazzo di lire manco per sbaglio (oltretutto dopo avergli pagato l’università ai figli con tutta la roba che c’avevi preso) e, come se non bastasse, provava pure ad affibbiarti le peggio ciofeche a prezzi improponibili, tipo edizioni giapponesi di cd già usciti, secondo lui ultracult, che magari avevano di differente giusto la copertina ed un pezzo in più alla modica cifra di tipo cinquantamila lire. Insomma. 

Iced Earth d’annata. O dannati

Però il vantaggio era che ogni tanto capitavano delle uscite che anticipavano le recensioni sulle riviste. Magari non era manco merito del negoziante, anzi, comunque succedeva. E quindi, girovagando per il catalogo del negozio, m’imbattei in questa copertina del Doré a tinte rosse ritraente Lucifero dalla Divina Commedia, con su stampigliato questo nome sconosciuto: Iced Earth. Incuriosito, giro il cd per leggere i titoli dei pezzi ed alla fine mi salta all’occhio questa suite intitolata Dante’s Inferno divisa in tre parti. Oddio, ho pensato fossero un gruppo progmetal e l’ho preso. Tanto, mi sono detto, se fanno schifo alla peggio lo rivendo.

E invece infilato il cd nel lettore, cari amici, la sorpresa: di prog non c’era nulla (che poi anche l’idea che potesse essere un disco prog per una suite finale era un filo ingenua; voglio dire, Maiden, Helloween, Queensryche – che per me sono prog quanto i Napalm Death – hanno prodotto pezzi di una certa lunghezza, e non sono certo progressive) e invece c’era molto thrash metal. Perché poi di quello si tratta: Burnt Offerings credo sia l’unico disco degli Iced Earth che può essere tranquillamente definito thrash. Di power metal qui non c’è nulla, niente ritornelli corali, niente armonie facili all’orecchio, niente produzione pompata, e invece tanta pesantezza sulfurea con la voce di Jon Schaffer al vetriolo che supporta quella pulita dell’allora appena arrivato Matt Barlow, rendendo il tutto ancora più aggressivo.

Aggressività repubblicana.

Last December, Burning Oasis, Diary sono delle gemme ma tutto Burnt Offerings è bellissimo, con Dante’s Inferno che svetta inesorabilmente come il capolavoro ineguagliato mai composto da Jon Schaffer, una di quelle canzoni che non mi stancherò mai di riascoltare e che realmente si pone come pietra di paragone per tutto quello che hanno fatto dopo; perché poi la carriera degli Iced Earth col successivo The Dark Saga ha preso il volo, ma il meglio l’hanno dato proprio con questo disco di vent’anni fa. Secondo me, almeno.

A quanti di voi dovessero leggere queste righe senza aver mai ascoltato Burnt Offerings e magari soltanto gli ultimi lavori degli Iced Earth consiglio fortemente di recuperare sto disco e ascoltarlo tutto d’un fiato dall’inizio alla fine, con un’avvertenza: non pensate di trovarci dentro coralità e linee melodiche facili, non ne troverete affatto.

In un certo senso gli Iced Earth post-Burnt Offerings sono proprio un altro gruppo. Per carità, io adoro The Dark Saga e Something Wicked. Anche Horror Show non è male. Accidenti, mi piacciono pure gli album con Ripper Owens alla voce, Framing Armageddon per me è un discone sottovalutatissimo, ma Burnt Offerings è realmente su un altro livello. Credo sia uno di quei dischi che ti riescono una volta nella vita quando sei in pieno stato di grazia, tipo Images And Words dei Dream Theater, Rust In Peace dei Megadeth oppure tutta la discografia degli Iron Maiden fino a Seventh Son incluso. Per dire.

Cioè, se vi piacciono gli Iced Earth e non avete mai ascoltato Burnt Offerings, dovete farlo. Dovete proprio, è un imperativo. Che poi adesso si trova pure tutto su youtube, che vi costa? Nulla. Anzi neanche la fatica di cercarlo, basta che cliccate qui sotto. Poi non dite che non vi aiuto. (Cesare Carrozzi)

8 commenti leave one →
  1. 28 aprile 2015 12:25

    Hai ragione, tempi duri quelli. Un amico che conosce un amico che fa il bassista in un gruppo e che gli passa “sto gruppo americano pazzesco”, e giù di copie della copia fatte alla buona, con i titoli scritti col pennarello indelebile a punta fina e le ore di matematica passate a cercare di riprodurre credibilmente il logo. E gli ascolti compulsivi, perché c’era quello e quello dovevi farti bastare, almeno finché un amico non avesse scovato un altro amico che aveva un amico che suonava e conosceva sto gruppo pazzesco che eccetera eccetera.
    E i polsi doloranti nel provare a riprodurre, ai timidi esordi sulla chitarra, l’inconfondibile, irripetibile e devastante stoppato terzinato di Schaffer, pensando che non ce la farai mai ma che sei comunque migliore di uno che ha già mollato, ripiegando sul basso.
    E il metaforico salvadanaio riempito a singhiozzo per regalarsi a Natale (ops, a Sol Invictus) “Alive In Athens”, sbavando al solo pensiero che i CD erano tre (tre, cazzo! Ma chi altro ha fatto uscire un triplo live? un triplo live di questo livello, poi!). E la caccia alle magliette, poche, quasi sempre fuori taglia e tenute dai negozi più introvabili.
    Tempi duri, quelli. Ma chi non li ha vissuti non può capire cosa vuol dire AMARE la musica.
    E affanculo tutto, come direbbe Il Messicano.

    Liked by 1 persona

    • 28 aprile 2015 20:15

      ‘alive in athens’ è uno spettacolo incredibile.

      Liked by 1 persona

    • MorphineChild permalink
      28 aprile 2015 23:49

      un mio amico vuole chiamare il suo futuro bulldog Matthew Barlow perché entrambi sono taurici. lo vuol fare dai tempi del liceo, so che prima o poi lo farà, e questo avverrà grazie ad Alive In Athens. che disco…

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  2. weareblind permalink
    28 aprile 2015 12:46

    Io questo gruppo l’ho ascoltato qua e là per tutta la mia vita metallica, senza mai farmelo piacere troppo. Boh, adesso me lo ascolto tutto di fila con attenzione.

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    • Pesso permalink
      29 aprile 2015 11:18

      Uguale anche io. Gli Iced Earth han tirato fuori dei gran pezzi qua e là e questo Burnt Offering è un bel disco (che non conoscevo), però per quanto mi riguarda non sono mai andati oltre lo status di “si dai non sono male”

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