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FREEDOM CALL – Beyond (Steamhammer)

4 marzo 2014

I Freedom Call non rimangono mai troppo lontani dalle scene e noi di Metal Skunk cerchiamo sempre di tenervi aggiornati sulle loro poco virili gesta. L’ottavo disco di Chris Bay e compari si chiama Beyond ed è accompagnato dalla solita copertina fumettosissima coi colori sparatissimi e qualche personaggio fiabesco in posa plastica in uno scenario da romanzo fantasy con gli unicorni, tipo quelli che piacciono tantissimo a Cesare Carrozzi. Proprio perché ve ne parliamo (parlo) spesso, non credo ci sia rimasto molto da dire; ma da uno che come suoneria al telefono ha Tears Falling ci si aspetta che due righe per i Freedom Call le scriva, specie se è l’occasione per ritornare da un’assenza dal blog durata mesi.

Una cosa che ho imparato a capire dei Freedom Call (non solo perché li ho scoperti durante il tour di Crystal Empire) è che danno il proprio meglio dal vivo; quindi quando esce un disco nuovo cerco più che altro di capire come renderà dal vivo, perché ad esempio Power & Glory del precedente disco non mi sembrava niente di che e poi dopo averla sentita live mi sono reso conto della sua gaia grandezza. O United Alliance, Land of Light, Tears of Babylon, ne vogliamo parlare.

Qui prende bene già il secondo pezzo, Knights of Taragon, in cui recuperano la loro antica estetica del doppio pedale, i coretti ipertrofici, le trombette, eccetera. Poi c’è Come On Home, in cui si ripete minacciosamente BANG YOUR HEAD OR DIE e nel frattempo è tutto un trionfo di peppereppè suonati col sorriso a 56 denti, una cosa che ti fa venire in mente un raduno gay degli anni ’70 in riva a un lago dell’Ohio affollato da tizi white trash coi baffi e i bermuda a vita alta e il calzino bianco in vista che fanno OK col pollice verso la telecamera sorridendo. Sfido CHIUNQUE a non canticchiare il coretto già durante il primo ascolto.

Una menzione anche per il bonus disc, composto da un live nella Foresta Nera (…) e un unplugged dal vivo di otto pezzi, alcuni venuti bene e altri meno. L a meglio riuscita è sicuramente Farewell, che da quando è uscita si porta dietro la fama di essere la canzone gay più gay della storia del gay metal. Che poi qualsiasi gruppo in unplugged tende a rendere i pezzi più strappalacrime, ma i Freedom Call sono talmente allegrotti e positivi che non ci riescono. Farewell qua è resa come una marcetta delle Giovani Marmotte; The Quest poteva rendere bene come canzone acustica da cantare al falò e invece sembra un pezzo degli Iron Maiden; non inizio neanche a descrivere cosa sono riusciti a fare con Power & Glory perché altrimenti in Russia ci mettono fuorilegge il blog. Ora poi in Italia i Freedom Call fanno parte delle minoranze difese da Laura Boldrini e Ivan Scalfarotto, quindi se ne parlate male sareste anche perseguibili penalmente oltre che responsabili dell’orribile morte di un gattino

guitar kitty

Perché ricordate che, ogni volta che parlate male dei Freedom Call, nel mondo un piccolo gattino morbidoso muore di una morte orribile e violentissima. Non cedete alle lusinghe del lato oscuro. (Roberto ‘Trainspotting’ Bargone)

11 commenti leave one →
  1. Acey permalink
    4 marzo 2014 12:02

    Sempre siano lodati … amen

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  2. Arkady permalink
    4 marzo 2014 12:22

    i Freedom Call sono il curling del metal

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  3. jay jay okocha permalink
    4 marzo 2014 12:27

    ci sei mancato. tu e loro

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  4. yukluk permalink
    4 marzo 2014 13:12

    Meravigliosi, ora vado a prendere i calzini bianchi dal cassetto, e ovviamente mi faccio crescere i baffi ;-)

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  5. sergente kabukiman permalink
    4 marzo 2014 22:10

    bentornato trainspotting, non sparire più eh!! (p.s. io come suoneria ho questa, non perchè mi piace il brano, ma perchè è impossibile non ridere

    )

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    • Luca permalink
      5 marzo 2014 13:59

      sono sfinito dalle risate per la cover dei SOAD. La voce del tipo mi fa morire, è trascinante e ricca di emozioni come quella di chi annuncia i treni alla stazione di Novara

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