Vai al contenuto

ContrAppunti Prog #2

1 giugno 2013

PFM - Jet Lag - Front

Come ci insegnano il filosofo tedesco Lessing e lo slogan di un noto aperitivo, l’attesa del piacere è essa stessa il piacere. Ragion per cui ContrAppunti Prog torna a distanza di quasi tre anni dalla sua prima puntata, il tempo necessario per assimilare e digerire quei disconi della Madonna che il buon Charles aveva pensato bene di presentare all’esordio. Nel frattempo i Museo Rosenbach se ne sono usciti con un nuovo album, con tanto di formazione (quasi) originale, nel tentativo di far vacillare le granitiche basi sulle quali si fonda la rubrica in questione. Ricordiamo, infatti, che qui si parla soltanto di dischi usciti negli anni settanta, quel periodo storico che nessuno di noi ha vissuto in prima persona e che schiere di nostalgici con l’iphone si ostina a mitizzare in ogni minimo aspetto, ignorando dettagli tipo lo stragismo, la crisi energetica, l’inflazione al 20%, senza dimenticare l’assenza di whats app ed instagram.
Ma non perdiamoci in discussioni sociopolitiche e lasciamo spazio a tre dischi usciti nel 1971. E state tranquilli, stiamo calibrando la rubrica per farla uscire a cadenza biennale negli anni dispari, per evitare la concomitanza con Olimpiadi, Campionati Europei e Mondiali di calcio.

Panna Fredda – Uno (1971)

Panna Fredda UnoGaleotti furono i Pooh, croce e delizia per i Panna Fredda. Direte voi, che c’entrano i Pooh con un gruppo prog romano nato come gruppo beat? Sul finire degli anni sessanta, il gruppo di Facchinetti pubblica il terzo disco, Memorie, che ottiene un buon riscontro di critica ma una tiepida accoglienza in termini di vendite, anche e soprattutto per l’insufficiente promozione da parte della casa discografica Vedette. Già forti di una certa notorietà a livello nazionale, i Pooh decidono, quindi, di passare alla major CBS, lasciando col cerino in mano quelli della Vedette che, nei Panna Fredda, intravedono le potenzialità per fare meglio del loro (ex) gruppo di punta. Sfortunatamente il complesso romano non suonava affatto musica commercialmente così appettibile e la distribuzione di Uno venne ostacolata in tutti i modi dalla loro stessa etichetta discografica, totalmente disinteressata ad impiegare risorse per promuovere un lavoro di nicchia. Peccato perché siamo di fronte ad un degno precursore del nascente prog italico, nonostante alcune somiglianze, a volte fin troppo marcate, con Very ‘eavy…very ‘umble degli Uriah Heep. Concept album sul “giorno in cui l’amore sconfisse l’odio”, pieno di sfumature e dettagli (il clavicembalo e le divagazioni psichedeliche de Il vento, la luna e pulcini blu, i riff energici de La paura), Uno è l’apice creativo del cantante/chitarrista Angelo Giardinelli, autore dei testi e delle musiche ed in seguito completamente ignorato dall’industria musicale.

The Trip – Caronte (1971)

trip_01Quando ancora non esisteva il progetto Erasmus, gli scambi musicali internazionali potevano rappresentare una valida alternativa per la conoscenza reciproca dei popoli europei. Nel caso dei The Trip, la collaborazione italo-inglese si è rivelata proficua sia dal punto di vista quantitativo (sono una delle pochissime band del periodo a pubblicare addirittura quattro dischi) che qualitativo, visto che Caronte ed il successivo Atlantide rientrano a pieno titolo tra le pietre miliari del genere. Nella primissima formazione rientrava anche un certo Ritchie Blackmore, una formazione completamente stravolta nel giro di pochissimo mesi e capitanata dal talentuoso tastierista savonese Joe Vescovi (in seguito coi Dik Dik e poi con Umberto Tozzi), che proprio nell’omonima traccia d’apertura segna il confine netto rispetto al disco precedente, con un vortice frenetico al limite del blues. La lunga intro strumentale lascia il posto all’ipnotico giro di basso di Andersen in Two Brothers ma se la successiva Little Janie presenta trascurabili, quanto inutili, reminescenze beatlesiane, la successiva Ode a Jimi Hendrix mette in chiaro le coordinate musicali del quartetto, destinato a diventare un trio e a muoversi verso territori più jazz-rock nei restanti (brevi) anni di carriera.

Il Rovescio della Medaglia – La Bibbia

_rovescio_01Come scrissi in ItalianoChitarra, parlando del disco dei Biglietto per l’Inferno, buona parte del prog italiano era più o meno consapevolmente orientato verso la ricerca del sacro, imbevuto di cultura cattodemocristiana fino al midollo, tanto che le successive esperienze di molti dei musicisti coinvolti fanno pensare che, anche quelli apparentemente contestatori, fossero in realtà talmente impregnati dell’odore di incenso della parrocchia da non potersene liberare in nessun modo. Non fa eccezione Il Rovescio della Medaglia, frettolosamente ribattezzati “i Black Sabbath de noantri” per via di quelle atmosfere cupissime e di quell’heavy metal ante litteram che caratterizzava i primi due dischi, prima che l’ingresso del tastierista Di Sabatino li proiettasse verso la sperimentazione più selvaggia. La Bibbia è un concept album su un Dio cristiano punitivo e rancoroso che, dopo aver creato la terra, si rende conto di averla consegnata ad una razza di sodomiti viziosi che, dopo aver minacciato e fatto sentire in colpa, spazzerà via con un diluvio universale. Il tema è, in realtà, appena accennato, dal momento che nella mezz’ora di musica registrata in presa diretta, oltre la metà è composta da brani strumentali dal forte impatto, anche grazie ad una strumentazione impressionante per un gruppo italiano dell’epoca. Insomma, provate ad immergervi in un contesto nel quale la hit parade dei 50 singoli più venduti dell’anno vede Adriano Celentano come cosa più vicina ad un concetto di rock e capirete quale shock può aver causato il muro sonoro tirato su dai Rovescio della Medaglia. Magari non il massimo dell’originalità ma occorre comunque dargli atto di aver portato un certo tipo di sonorità realmente hard rock anche nel nostro paese, tentando anche una strada personale col cantato in italiano.

8 commenti leave one →
  1. Tricia permalink
    1 giugno 2013 10:52

    Era una vita che aspettavo un altro articolo di ContrAppunti Prog :D Grazie Matteo Ferri!

    "Mi piace"

  2. 1 giugno 2013 12:22

    Meglio tardi che mai, indiscutibilmente! Prossima puntata nel 2017? :)

    "Mi piace"

    • Charles permalink
      1 giugno 2013 13:03

      è un test per verificare la vostra fedeltà

      "Mi piace"

      • 1 giugno 2013 22:29

        Semper Fidelis!
        A latere: per chi fosse curioso, squattrinato ed onesto, tutti e tre gli album di questo articolo sono ascoltabili su Spotify.

        "Mi piace"

      • pepato permalink
        2 giugno 2013 11:17

        Già; e Steven Wilson invece no. Pensa come va il mondo :(

        "Mi piace"

  3. pepato permalink
    1 giugno 2013 14:44

    Questa è la rubrica più bella del mondo.

    "Mi piace"

Trackbacks

  1. ContrAppunti Prog #3 | Metal Skunk
  2. Radio Feccia #9 | Metal Skunk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: