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SATURNUS – Saturn in Ascension (Cyclone Empire)

11 febbraio 2013

Saturnus Saturn in Ascension1I Saturnus sono la messa in musica dello stare male. Forse è per questo che fanno un disco ogni cinque anni: devono stare davvero male per comporre. Sono più disperanti dei My Dying Bride, più rassegnati dei Paradise Lost, più pessimisti dei Katatonia, e di tanta altra gente nota per soffrire parecchio. I tempi sono sempre lentissimi, il riffing è talmente sofferto e tirato che le note lunghe arrivano come coltellate. Thomas Jensen ha due registri vocali: un growl a sturalavandini che incupisce tutto ancora di più, senza possibilità di redenzione; e un sussurrare parlato stile neofolk, con cui ha cantato alcune delle cose più belle e laceranti che abbia mai sentito. Quest’ultimo registro non solo è protagonista nei momenti più strettamente neofolk (e ce n’è un paio per album: qui Call of the Ravenmoon e la stupenda A Lonely Passage), ma è usato sempre, alternato al growling. Il che è poi il loro principale elemento di distinzione rispetto ai gruppi di questo genere.

La scarsa fama raggiunta dai Saturnus è uno dei grandi misteri del mondo. Hanno tutto per essere considerati dei capiscuola: esistono da vent’anni, sono immediatamente collegabili ad un genere ben delineato nello spazio e nel tempo (il doom-death europeo di metà anni novanta), ma mantengono sempre una propria impronta peculiare; interpretando il genere più come un comune sentire che si traduce in un approccio tipico anche da un punto di vista lirico. Il disco è uscito tre mesi fa, ma era impossibile non parlarne: sia perché l’ho messo nella playlist di fine anno, sia perché i Saturnus fanno uscire un disco ogni cinque anni, sia perché Saturn in Ascension è meraviglioso, come pressoché qualsiasi cosa pubblicata in precedenza dal quintetto danese. 

Il disco si apre con quattro tracce micidiali, di quelle da ammazzare un rinoceronte. Le prime due, Litany of Rain e Wind Torn, sono due classici pezzi in stile Saturnus, con i ritmi rallentatissimi e un’atmosfera da fucilata in bocca. Poi c’è la suddetta A Lonely Passage, e poi A Fathers Providence, che è molto atipica per essere una loro canzone: i ritmi sono più sostenuti, incalzanti, il giro di tastiera è una cosa quasi alla Draconian Times, e il cantato devia da quei due registri per seguire meglio la melodia. Sui testi ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, perché i testi dei Saturnus dovrebbero essere vietati per non favorire un suicidio di massa. Quindi state attenti anche voi. (barg)

 

10 commenti leave one →
  1. fredrik permalink
    11 febbraio 2013 11:54

    solitamente sono tipo da “faster, louder, better”, ma questo gruppo e le anteprime che hai segnalato mi sta acchiappando e non poco. grazie!

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  2. fredrik permalink
    11 febbraio 2013 12:09

    Ancora più bello con la neve e con le dimissioni di stramaledetto 16 :-)

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    • Orgio permalink
      11 febbraio 2013 12:51

      Ti dico solo che, appena saputa la notizia, ho ricomprato “De Mysteriis D.O.M. Sathanas” …

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  3. Arkady permalink
    11 febbraio 2013 15:57

    Il metal è l’unica cosa che attraverso il pessimismo ti fa capire che c’è ancora una speranza in questo mondo di merda…mistero

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    • Nervi permalink
      11 febbraio 2013 18:16

      Questo succede perchè l’oscurità è lenitiva. Se poi questa viene espressa attraverso il metal è come dare vitamine all’indemoniato.

      Non ascoltavo i Saturnus dai tempi di Veronica decides to die, ma sono migliorati di brutto.

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  4. sergente kabukiman permalink
    11 febbraio 2013 18:43

    sono due giorni che nevica e stamattina mi hanno perculato all’esame di biologia.direi che quest’articolo capita al momento giusto

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  5. 11 febbraio 2013 20:37

    E dopo l’ascolto, la mia reazione è: http://www.youtube.com/watch?v=VuHTc4CC8R0

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