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SATURNUS @Traffic, Roma, 9.01.2014

15 gennaio 2014

saturnus

Come aveva giustamente riflettuto Trainspotting quando recensì Saturn in Ascension, la dimensione di relativo necroculto underground che ancora ammanta i Saturnus grida vendetta al cielo. Vedere una band così dotata sotto contratto con una piccola indie come la Cyclone Empire mentre etichette più blasonate come la Century Media continuano a eruttare sul mercato la peggiore munnezza è l’ennesima conferma di quanto questo derelitto pianeta vada nella direzione sbagliata. E i Saturnus sono i primi a saperlo, verrebbe da dire, dato che suonano come dei My Dying Bride stretti in un disperato amplesso sonoro con i Katatonia con una compilation neofolk di sottofondo (gioverà ricordare che la prima formazione dei danesi comprendeva addirittura Kim Larsen, factotum degli Of the Wand and the Moon, a loro volta uno dei nomi più sottovalutati del sottobosco strimpellante, anche per la loro scarsa propensione alle ambiguità ideologiche e alle stravaganze estetiche che di solito garantiscono copertura mediatica in tale scena). E invece no. I Saturnus sono degli affabili compagnoni giunti tra noi, come scopriremo in seguito, per diffondere l’amore, nientemeno. Sò danesi, sò più allegri, mica sò pijati a male come li norveggesi, ci spiega Mighi. E Mighi, come saprete, è la Cassazione: se lo dice lui, deve essere vero per forza. Del resto, avevo ben letto da qualche parte che i danesi sono le persone più felici d’Europa. Deve trattarsi quindi di una faccenda catartica alla Cannibal Corpse, che parlano di massacri e amputazioni e poi sono dei bonaccioni che non farebbero male a una mosca.

Arriviamo che sono già scesi dal palco i The Foreshadowing, dei quali avevamo fatto conoscenza al Romaobscura (la cui seconda edizione si svolgerà il 22 febbraio con i Primordial headliner). Le danze macabre sono aperte dalla bellissima Litany of Rain, brano d’apertura dell’ultimo full. Non c’è molta gente. Molti avranno preferito restare a casa a guardare la partita di Coppa Italia. Peggio per loro. Altri avranno temuto che le funeree melodie dei Saturnus li avrebbero potuti spingere a buttarsi nel primo strapiombo disponibile sulla via del ritorno. Apprensioni non giustificate, i membri del gruppo non fanno che sorridere e ringraziare un Traffic non gremito ma affettuoso. Si rivanga subito il passato con I Love TheeSoftly on the Path You Fade che, nel contesto, rivela una solarità inattesa. Non è un genere di musica facile da riprodurre dal vivo, i Saturnus te li ascolti in una fredda giornata invernale barricato sotto le coperte in preda a sconfortate riflessioni sulla vanità delle cose terrene. Suonano precisi e puliti; come sul disco, si suole dire in questi casi. Bisogna entrare nel mood, lasciarsi trascinare dal profondo growl di Thomas Jensen e cercare di non fare troppo caso alle loro facce gioviali. La scaletta è ben calibrata, pesca in modo equilibrato da tutta la discografia in modo da esaltare le diverse sfaccettature di un sound sulla carta derivativo, nei fatti personalissimo. A metà show usciamo per cedere al richiamo del tabagismo. Mentre stendo con Charles e Mighi i piani di battaglia per l’Hellfest, sentiamo il gruppo interrompersi all’improvviso. Troppo all’improvviso perché si possa trattare di un problema con le spie. Rientriamo e ci raccontano che un energumeno random si era messo a menare senza motivo un tizio delle prime file. Le ultime cose che immagini possano accadere a un concerto dei Saturnus. Non eravamo presenti, ma ci hanno raccontato che l’energumeno era stato poi portato via a braccia dal locale e che Thomas aveva commentato: why are you fighting? We’re here to spread love! Ci godiamo la seconda parte della scaletta. I Long e Murky Waters sono così ammalianti che ti fanno dimenticare che il titolo dell’album dal quale sono tratte (Veronika Decides to Die) è tratto da un libro di Coelho. Anche se so già che chiuderanno con la splendida Christ Goodbye, grido lo stesso CHRIST GOODBYE!, mia hit personale. E invece non è finita qua. Thomas chiede al tipo vittima dell’incidente quale canzone gradirebbe sentire. Lui risponde Pretend e loro gliela suonano. Finito il pezzo, Thomas lo abbraccia.

Scaletta:

Litany of Rain
I Love Thee
Softly on the Path You Fade
A Father’s Providence
Wind Torn
Empty Handed
Inflame Thy Heart
Forest of Insomnia
Murky Waters
I Long
Christ Goodbye

Pretend (bis)

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