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Gente che mangia la soia #9 – Il veglioncino

4 gennaio 2013

Ne è passato di tempo dall’ultimo numero di questa rubrica. Nel frattempo, calmati i bollori iniziali, ho scoperto che ha un nome stupidissimo e che questi dischi non li ascolta nessuno. Vabbé.

coverIlsa – Intoxicantations (A389 Recordings)

L’anno scorso c’è stato un solo disco ad insegnarmi che tra Bolt Thrower e Deviated Instinct c’è giusto un leggero salto di genere. Per il resto, siamo sempre dalle parti di un bollito sonoro che sin dagli esordi si è nutrito di influenze sotterranee continue e gemelle, che fossero punk o metal non importa. Con Tutti i Colori Del Buio, gli Ilsa si imponevano nell’underground rallentone come una piccola rivelazione dal suono marcio e ronzante, fisico ed estenuante, capace di unire influenze crust, metal estremo e bave sludgy in un totalizzante abbraccio sulfureo. Che, messa così, sembra una pagliacciata e invece no. Il nuovo disco è ancora peggio: è più duro, più rantolato, teso e nervoso ma talmente tanto che inizio a manipolare questa materia con molta meno ironia e più razionale distacco. Per cui, a chi questa roba può continuare a piacere auguro di cuore ancora mille ascolti conturbanti. Io mi limito a stimare il lavoro fatto fino al precedente disco ma faccio volentieri un passo indietro: non è più affare mio. Si facciano avanti i southernlordiani patiti di Geppo, il diavoletto dei fumetti.

caino6Caino – Exegesis (Hanged Man Records; Shove Records; Alliance Records)

Nel panorama indipendente italiano non è difficile incontrare questo genere di coproduzioni. Anzi, direi che molte di queste etichette (microscopiche ma coraggiose) esistono proprio in ragione di tutti i lavori di squadra che con grande fatica portano gruppi underground a dignitosissime pubblicazioni. Almeno due delle etichette coinvolte nel progetto Caino sono già note per come hanno proiettato sulla scena hardcore antiautoritaria moderne e interessanti band, perciò quando si è trattato di visitare il bandcamp di Hanged Man Records, è stato un grande piacere venire a conoscenza dei palermitani Caino, band neocrust dalle chiare influenze moderniste (dai Neurosis ai Tragedy). Gloomy neocrust, ho letto da qualche parte. Io dico più semplicemente che se dopo gli His Hero Is Gone oggi tutti tendono a sfociare in quel black metal filoamericano (ce ne sono a pacchi di gruppi così, alcuni godibilissimi), c’è ancora qualche gruppo tenacemente legato al genoma originario, pur forte di un suono fresco e interessante.

folderEarly Graves – Red Horse (No Sleep Records)

E’ dura quando perdi un cantante di valore, ma proprio nel senso che per qualsiasi band risulta difficile portarsi oltre la morte di un frontman carismatico e di vertice come Makh Daniels, che sul precedente Goner aveva lasciato un bel segno. Un nuovo cantante dal passato Black sembra poter risolvere la questione e forse non è vero, tant’è che la proposta del nuovo disco sembra sbilanciare il sound della band più in favore di un hardcore di marca svedese che non dell’originario mix comune ad altre band come i Trap Them, per dire dei più noti. L’ormai popolarissima formula hardcore/protodeath (dagli All Pigs Must Die in poi) si è un po’ spenta ma il disco resta onesto e piacevole.

cover (1)Wolfbrigade – Damned (Southern Lord)

Noi siamo tutti metallari e va bene che non abbiamo seguito le orme dei Wolfpack sin dagli esordi ma se questo disco l’ho messo pure nella playlist di fine anno per quant’è bello, varrà certo lo spazio che qui gli concedo. Che poi era evidente che dopo un contratto con la Southern Lord (mai ci stancheremo di chiederci perché l’etichetta abbia virato così bruscamente verso il crust negli ultimi due anni almeno) l’eco della band sarebbe arrivato pure ai metalloni tentati dalle sonorità più di tendenza. La faccio breve: la produzione del disco è ottima e avvolgente, le chitarre sono tutto quello che il genere dovrebbe richiedere e le virate melodiche vi costeranno il dover canticchiare il disco in fila alla posta. Tentazioni metallare e galoppate d-beat, resta il classico disco che ascolti senza saperne niente dei precedenti. In caso di dubbio, ascoltate almeno il precedente uscito su Agipunk.

folderMartyrdöd – Paranoia (Southern Lord)

Valga quasi lo stesso discorso fatto per i Wolfbrigade, sia per quanto riguarda l’acquisto da parte dell’etichetta, sia per quello che resta del sound precedente al lancio su un mercato non più underground. La virata metallara anche qui è chiara ed evidente, ma c’è qualcosa di talmente radicale nella band che forse permette una difesa più strenua dell’identità hardcore di quando non sia onestamente concesso ai Wolfbrigade. C’è tutta la disperazione nella voce dilaniata, c’è la trama oscura e vagamente amebixiana delle chitarre, c’è la poderosa melodia di un genere che non smette mai di suonare uguale a se stesso. Ciononostante, i pezzi sono tutti ispiratissimi e tesi. La seconda impronunciabile traccia è un pezzo che stende e ossequia la tradizione ma che è un piacere riascoltare di continuo speculando sulle improbabili evoluzioni di un sound che non cambia veramente mai.

With-clenched-teeth-2-290x290(A)toll – With Clenched Teeth (Mothership Records)

Umbri come le lenticchie di Castelluccio ma newyorkesi nell’animo. Immagino poster di Unsane alle pareti e sento l’assalto vocale nebuloso e filtrato assieme a chitarre che suonano come marmitte bucate. Un disco che un paio di ascolti in più e finiva dritto dritto in Top 15 ma che ormai ho il solo piacere di inserire in questo spazio. Volendo fare i fighetti, potrei pure citare i KEN mode per stortura ma, quelli no, sono troppo metallari e noiosi. La discontinuità come cifra stilistica e ragione poetica, se è vero che la schizofrenia è responsabile tanto della struttura della canzone-tipo quanto dei vertiginosi alti e bassi in scaletta. Nervosi bassi rombanti e ballabili distensioni quasi stoner. Discone. Disegnini di Ratigher.

A_Flower_Kollapsed_album_coverA Flower Kollapsed – St (Macina Dischi)

Io non me ne intendo affatto di questo genere (con tutto quello che ne può derivare, tipo scoprire con piacere l’ultimo del Teatro Degli Orrori, perchè no?) ma pare che il Veneto sia una piccola isola felice del noise. O sennò è semplicemente molto più pratico fare speculazioni a posteriori e stilarsi elenchi di band consorelle, come si è sempre fatto, insomma. Quindi mi pare opportuno andarci coi piedi di piombo e attenuare tutti i possibili bollori che sprizzano ad ogni nuova uscita. Fatto sta che quando vado su Macina Dischi io mi ci perdo e ne esco con le ossa rotte e le orecchie in pappa. Lì ho conosciuto i Putiferio (ottimo disco quello uscito quest’anno, ma troppo pochi i miei cliché giornalistici per poterne parlare in questo spazio). Ed anche la band in questione, dai dintorni Treviso ma con la spigolosità delle migliori produzioni bostoniane. Postcore senza più la benedizione degli agitatori del trend, mathcore con un’infezione screamo in gola. Vaghe circonvoluzioni HC restituite da una produzione fisica e concreta. Recuperate un po’ tutto dal sito. Beo.

Non dovevo farlo questo post. Mo’ mi sono venuti in mente cento altri dischi e non ho né la voglia né il tempo di inserire qui. E’ uscito  l’omonimo dei Cellgraft (il disco dello scioglimento), ed è un grindcore temibile e caotico; l’Ep da balera-hardcore Coraggio rilasciato (gratuitamente) dai Semenzara (ex Un Quarto Morto, tra le varie cose) che suona un po’ noise, un po’ fastcore; l’ultimo dei Rabbits, Bites Rites, usciti dalla Relapse il tempo di un piccola sbronzetta doom a bestia per rientrare in ranghi più melvinsiani. E poi non ricordo.

A me quest’anno è andata male coi dischi, le cose più belle che ho ascoltato non erano poi troppo esaltanti, tant’è che non so che scrivere in futuro sul nuovo dei Converge. Ho il sospetto che passerò i primi mesi del 2013 a recuperare una parte di disconi che mi sono perso.

Ciao e buon anno a tutti.

8 commenti leave one →
  1. Luke Bones permalink
    4 gennaio 2013 11:23

    Io ‘sti dischi li ascolto sempre, Wolfbrigade e Martyrdod poi hanno fatto il colpaccio.

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  2. fredrik permalink
    4 gennaio 2013 12:00

    che bello, i wolfbrigade/wolfpack hanno ancora lo stesso suono da svezia anni 90.

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  3. ciccio non russo ma gaetano permalink
    26 gennaio 2013 14:49

    ma secondo me è un complesso da top-fine anno, cioè in molti da un certo punto dell’anno in poi ascoltiamo solo musica dell’anno in corso o aggiornamenti su artisti cmq scoperti durante l’anno in corso, e tutto perchè c’è da fare la personale top-fine anno. passato capodanno-gennaio, ci si accorge di essere rimasti cmq indietro, com’è ovvio che sia, e via a recuperare :D

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