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Tirare giù uno squat. Deviated Instinct e Hungry Like Rakovitz

4 giugno 2012

E’ una di quelle notizie che ti fa ricordare di quando, troppo giovani per ascoltare i Doom, si fantasticava sulla vita assurdamente dissoluta di gruppi anarcho-punk e crust che animavano la scena inglese di ormai trent’anni fa. Poi tornavi a casa e mamma ti aveva preparato una crustissima pastina col formaggino.

I Deviated Instinct sono una di quelle band -sempre in bilico tra il crust-core più ruvido e coriaceo e proto-death metal- il cui ritorno rinfresca un po’ la memoria sopita da ascolti sempre più modernisti. Il loro nuovo lavoro, Liberty Crawls To The Sanctuary of Slavesrimette la band sulla strada della protesta dopo più di vent’anni di silenzio dal loro ultimo lavoro e dopo la reunion del 2007. Il nuovo disco, in uscita il 10 Luglio, verrà pubblicato dalla crustissima Profane Existence per il mercato americano. Le edizioni europee verranno curate da Terminal Filth Records (etichetta della band) e Nakkeskudd Plater.

Col crust funziona così: aspetti vent’anni e poi ti ritornano con un misero quattro tracce su vinile.

Veniamo agli affari di casa nostra. Abbiamo già dato preziose anticipazioni sugli O, ci sembrava anche opportuno ricordare delle imminenti mosse discografiche dei loro cuginetti bergamaschi Hungry Like Rakovitz, che ricordiamo per un ottimo esordio nonché per lo split di cui vi parlavo tempo fa. La band è pronta ad entrare nel ravennate Studio 73 di Riccardo Pasini (Ephel Duath, The Secret, The End Of 6000 Years etc.) per la registrazione di The Cross Is Not Enoughsecondo full-lenght della band dopo l’esordio Holymosh.

Un assaggio della preproduzione del disco vi è offerto dal bandcamp degli affamati. Roba durissima, ancora una volta tesa a rendere sempre più appetibile e convincente un’amalgama di grindcore e moderno hardcore-metal.

Bello il richiamo alle produzioni entombediane. Ciao.

3 commenti leave one →
  1. Nervi permalink
    4 giugno 2012 14:23

    In vita mia sono stato solo due volte in questi “squat”. Tutte le volte all’estero, in vacanza, come scelta alternativa alle solite discoteche/balere per turisti ingrifati. Ricordo che per vedere un gruppo grind tedesco del cazzo mi sono dovuto fare strada tra cocci di vetro e siringhe in questo mega-casermone abbandonato. La seconda volta è andata meglio, suonava sempre un gruppo austriaco/tedesco, ma invece delle siringhe questo locale aveva il tetto pericolante, con una trave che puntava minacciosa verso il pubblico. Da dire che il suono era migliore di certi locali specializzati. Oltre al fatto che in certi posti puoi bere, rilassarti, spostarti in giro senza che la security venga a rompere.

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  2. Certain Death permalink
    4 giugno 2012 15:13

    E’ una vita che io e un mio amico (di tua conoscenza) fantastichiamo sull’andare a Londra una settimana e sistemarci provvisoriamente in uno squat. Come concetto è parecchio punk, poi magari ci menano.

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Trackbacks

  1. Gente che mangia la soia #9 – Il veglioncino dei bambini « Metal Skunk

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