Intervista: UFOMAMMUT – Psych up your life

Qua a Metal Shock, come avrete intuito dalle dimensioni improponibili raggiunte dalla tag “Black Sabbath”, abbiamo ben più che un semplice debole per le sonorità stoner/doom più pesanti e claustrofobiche (come magazine avremo pure avuto tutti i difetti di questo mondo ma fummo, credo, la prima rivista italiana a dare uno spazio di rilievo ai Sunn O quando non erano ancora un feticcio per indiboi che vogliono darsi un tono). Alla luce di un di un album spettacolare come il recentissimo Eve, sarebbe stato quindi impossibile non dare spazio a un nome come gli Ufomammut, ormai un vero e proprio patrimonio nazionale. Attivo da oltre dieci anni e forte di un riscontro da parte del pubblico e della critica esteri che pochissime altre band italiane possono vantare, il trio piemontese – che ha risposto al gran completo a questa intervista – ha partorito il suo lavoro più estremo: un’unica traccia di 45 minuti divisa in cinque movimenti, l’inevitabile sbocco di un cammino evolutivo che ha visto la loro musica diventare, disco dopo disco, sempre più cupa e ossessiva e, allo stesso tempo, complessa. Eve è un trip con pochi paragoni, dove la spasmodica reiterazione dei pattern riesce a rifuggire il minimalismo grazie ad un sound sfaccettato e ricco di influenze – dove convivono un riffing dall’incedere sabbathiano, liquide parentesi degne degli Earth più allucinati, aspri deragliamenti dal tono sludge e un flavour psichedelico esaltato da acide note di sintetizzatore – che rimane, però, sempre assolutamente personale e riconoscibile. Quando facemmo partire questa versione online di Metal Shock su di un punto fummo tutti d’accordo fin dall’inizio: a fine anno, non ci stanno santi, si postano le playlist. Sulla mia vi anticipo una cosa: tra i dischi dell’anno c’è Eve.

Vi becco in un momento di pausa nel bel mezzo di un tour europeo, tornerete on the road ai primi di ottobre. Come è andata finora? Avete visitato molti paesi dove non eravate mai stati… Come vi sentite?

Urlo: “Il tour é stato un successo, abbiamo suonato in diversi luoghi e paesi in cui non eravamo mai stati, ci siamo accorti che la band ha un grande seguito all’estero ed é stata una notevole soddisfazione. Al momento mi sento a casa…”
Poia: “Vero. Mai stati così a nord e così  ad est: la risposta del pubblico e l’accoglienza nei nostri confronti sono state sorprendenti”.
Vita: “E’ stato molto bello, avevamo una specie di “preconcetto” riguardo l’audience scandinava, normalmente si pensa che le popolazioni che vivono nei paesi del nord, dove fa più freddo, come ad esempio la Finlandia, siano di conseguenza più “fredde” rispetto al pubblico dei paesi latini, ma credo sia assolutamente il contrario. Anche Tallinn è stata molto calorosa”.

“Eve” mi sembra il necessario compimento di un percorso, iniziato con “Lucifer Songs”, verso sonorità sempre più rarefatte ed estreme. Magari è una domanda un po’ prematura, ma non posso non domandarmi cosa aspettarmi in futuro da voi: andrete ancora più oltre o considerate “Eve” un punto di arrivo dopo il quale provare a cambiare registro?

Vita: “Non pianificando mai le cose a “tavolino” non ci siamo mai posti punti di arrivo o di partenza, forse considero Godlike Snake l’unico vero punto di partenza essendo il primo disco. Personalmente non mi sono mai sentito arrivato nella musica, come nel lavoro o come essere umano, ed Ufomammut ha la stessa voglia di continuare a cercare nuove emozioni nel campo musicale di 11 anni fa, quando il mammut ha iniziato a “respirare”. E’ tutto molto istintivo, è tutto molto semplice”.
Urlo: “Personalmente non ho idea di cosa verrá dopo Eve. Non siamo soliti pianificare i nostri lavori, cerchiamo di realizzare quello che sentiamo in un determinato momento della nostra vita. Sicuramente cercheremo di non ripeterci e di andare oltre quanto giá fatto”.
Poia: “In effetti, anche se la nostra musica si basa molto sulla ripetizione, non ci piace ripeterci”.

Ascoltando “Eve”, non so per quale bizzarro motivo, mi sono venuti in mente anche gli esponenti più oscuri del glorioso circuito progressive italiano degli anni ’70. E’ una scena dalla quale vi sentite influenzati?

Vita: “Io sono un grande fan del rock progressivo italiano come ad esempio alcuni musicisti stranieri che abbiamo avuto il piacere di conoscere on stage. Oltre alle band citate da Urlo vorrei sottolineare anche “Biglietto per l’inferno”, “Banco del Mutuo Soccorso”, “The Trip”, “New Trolls”. Potremmo andare avanti ancora, peccato che molti non abbiamo avuto ciò che si sarebbero meritati come qualità musicale. Forse influenzati da quella scena per noi è una parola un pò grossa, tutti loro sono grandi musicisti al contrario nostro… Diciamo che ci piacciono molto”.
Poia: “Credo ci sia più di un’affinità, al di là della mera nazionalità. Soprattutto la ricerca di un proprio modo, magari a volte più naif, di interpretare una tradizione rock, che ha le sue radici in America e in Inghilterra. Viviamo ancora in un Paese “di confine” rispetto ad un certo modo di intendere la musica, in cui le cose arrivano sempre con un poco di ritardo. Questo può essere uno stimolo e non uno svantaggio”.
Urlo: “Mi piacciono molto band italiane come gli Area, Le Orme, Goblin, Pfm… Gli anni Settanta hanno dato vita a tante band che erano sicuramente allo stesso livello di quanto succedeva all’estero. Mi fa piacere che tu abbia sentito queste influenze nella nostra musica”.

Vivo a Roma ma, per cause di forza maggiore, non sono purtroppo riuscito ad assistere alla prima giornata dello Stoned Hand of Doom dove eravate headliner… Cosa avete preparato per presentare dal vivo “Eve”?

Urlo: “Beh, musicalmente abbiamo semplicemente provato per mesi. Quindi abbiamo utilizzato le proiezioni preparate da Malleus per i live di Eve, le stesse presenti anche nel dvd della versione limitata del disco”.

Festival di questo tipo sono sempre una buona occasione per tastare il polso della scena stoner/doom italiana. Quale pensate sia il suo stato di salute ora? C’è qualche nuova band che vi ha colpito?

Vita: “Credo che la scena italiana stia migliorando, nel senso che prima si sentivano solo band cloni di altre mentre ora l’impressione è che ci sia più voglia di essere se stessi, percorrere la propria strada e di avere un proprio suono. Personalmente mi piacciono i festival, sono una buona occasione per conoscere gente e di vedere nuove o “vecchie” band live, anche se è tutto più frenetico mi diverte suonarci”.
Poia: “Mi sono piaciuti molto gli Stoner Kebab, abbiamo suonato con loro a Prato. Purtroppo non abbiamo potuto essere presenti al secondo giorno dello SHOD, e ci siamo persi un po’ di band”.

Sebbene abbiate raggiunto una notevole notorietà internazionale, avete una vostra etichetta, la Supernatural Cat. Dato che internet ha ucciso la vecchia discografia, la maggiore indipendenza possibile sembra la scelta più logica. Non pensate che, in fondo, il terremoto peer-to-peer abbia avuto almeno due conseguenze positive: più libertà per gli artisti e un ritorno di fiamma per il caro vecchio vinile?

Urlo:
“Supernatural Cat ė l’etichetta di Malleus (2/3 degli Ufo) ed è nata per produrre i dischi degli Ufo. Quindi ha raccolto anche Morkobot, Lento e ICO, band che riteniamo molto, molto interessanti. Non credo che internet abbia ucciso la discografia, ė un momento transitorio, le cose cambiano ma si ripetono e tornano a cicli. Appunto, il vinile ė tornato ma lo si dava morto ben prima del peer to peer. La cosa che ha creato internet ė un calo di qualità, tantissime band inutili hanno saturato il mondo della musica, spesso offuscando band interessanti con meno possibilità… Perchė alla fine ė sempre il denaro che fa girare il mondo…”
Poia: “L’etichetta è nata dopo alcune esperienze deludenti e abbiamo preferito applicare il metodo fai da te anche nella discografia. E oggi questo è molto agevolato da internet. Che deve rimanere però un mezzo e non un fine”.
Vita: “Non credo che internet abbia ucciso la vecchia discografia, le Major hanno pensato più al business che alla musica ed il peer-to-peer è capitato a “fagiolo”, come forma di “ribellione” forse… Ora si scarica musica e si masterizzano cd, 20-30 anni fa bastava un vinile o una cassetta per registrare tutte le copie che volevi, non è molto differente, cambia la tecnologia ma non il concetto, certo ora è solo più facile”.

Ci descrivete nei dettagli l’attività della Malleus e il suo legame con la band?

Urlo: “Malleus ė un trio composto da Poia e me assieme a Lu. Quindi 2/3 di Ufo sono 2/3 di Malleus. Siamo un collettivo artistico che realizza stampe in serigrafia manuale, illustratori, disegnatori, artigiani. La collaborazione ė naturale”.
Poia: “Più che naturale. Inevitabile”.

Avete indubbiamente uno dei nomi più fighi della storia. Per una band che suona il vostro genere di musica è impossibile immaginarne uno migliore di Ufomammut. E’ vero che è nato prima il nome e poi la band? Del resto, se ti viene in mente un nome del genere come fai a non formare un gruppo?
Poia: “Ah ah!  E’ vero ciò che dici”.
Urlo: “Poia ed io siamo amici da 20 anni… Il nome Ufomammut ė nato molto prima della band, quando ancora suonavamo nei Judy Corda, anni prima. Era un nome troppo bello per finire nel dimenticatoio…”
Vita: “Conoscevo già Poia e Urlo ed i Judy Corda naturalmente, ero un fan. Quando sono entrato nella band il nome esisteva già e per me è stato come un colpo di fulmine”.

Per quanto abbiate dei riferimenti ben precisi, è arduo provare a incasellarvi, non tanto e non solo perché avete un vasto spettro di influenze. Generi come il doom, lo stoner, certe forme di post-hardcore, il drone più estremo e addirittura certe forme di shoegaze sembrano accomunati da una sensibilità, un feeling e un approccio al fare musica per molti versi analoghi, tanto da avere una buona fetta di pubblico in comune…

Urlo: “Concordo”.
Poia: “In realtà si tratta sempre di rock, nelle diverse sfumature… Radici blues in tutti i generi che hai citato. Vero anche il fatto che comunque suoniamo pesante e psichedelico, non neomelodico afro country (anche se non sarebbe male come genere). Quindi un minimo di coordinate di riferimento ci sono…”
Vita: “E’ sbagliato accostare band ad altre o etichettarle, ogni musicista ha un proprio “modello” e questo si trasmette di conseguenza sullo strumento e nella band dove suona, i super gruppi del passato che ispirano Ufomammut sono, bene o male, esattamente gli stessi per le altre band del nostro “genere”. Tutto arriva dalla stessa fonte”.

Una scena come quella stoner/doom/psych non può che pullulare di personaggi allucinanti: scommetto che avrete decine di aneddoti assurdi da raccontare. Quali sono le storie e le persone più bizzarre nelle quali vi siete imbattuti in tour?

Vita: “Ogni concerto ti mette davanti a qualcosa di a suo modo “allucinante”, che sia un tipo un po’ strano o troppo ubriaco, un locale gigante o un bar di anziani, un viaggio tranquillissimo o una sbandata sulla neve in montagna con perdita di aderenza e profondo burrone in forte avvicinamento (per fortuna i mammut sono abituati a vivere con la neve..)… E’ difficile estrarne uno in particolare da raccontare”.
Poia: “In ogni concerto, in Italia come all’estero, c’è sempre un individuo al di fuori della norma, nel vero senso della parola. Una figura a suo modo geniale, quello che di solito o poga da solo contro i muri o sfoggia un abbigliamento sconcertante oppure è totalmente e orgogliosamente fuori luogo  (o semplicemente sovralcolizzato). Ne ho uno in mente in particolare , incontrato in questo tour, ma bisognerebbe vederlo di persona”.

Crescere in una piccola città di provincia del Nord Italia come Tortona vi ha in qualche modo influenzato?

Urlo: “Credo di sì, essere lontani dalle scene e dalle mode credo serva molto”.
Poia: Come al solito, in provincia non c’è mai niente da fare… Le alternative sono gettare sassi dal cavalcavia, oppure mettersi a suonare la chitarra”
Vita: “Si può fare buona musica sia che si viva in una grande città che in una di provincia, qualsiasi cosa circonda la tua esistenza ti ispira e ti influenza, la campagna coi campi tanto quanto i grattacieli in pieno centro. L’unica cosa di diverso è che la grande città ti da forse più possibilità di trovar band o musicisti liberi”.

Cosa sta girando nel vostro stereo ultimamente?

Urlo: “Un sacco di blues”.
Vita: “Hard rock e thrash metal ultimamente”.

Ok, per me è abbastanza, chiudete l’intervista come vi pare.

Poia: “Domanda: perchè quando ci chiedono di chiudere l’intervista come vogliamo, non sappiamo mai che dire, a parte ovvie banalità? Comunque, grazie e a presto. Buone cose!”
Vita: “Grazie a tutti per l’interesse che continua ad esserci per l’universo Ufomammut, voi ancora non lo sapete ma il nostro controllo sui vostri cervelli inizierà tra un po’, dopodichè invaderemo il vostro pianeta e lo domineremo… Uuuhuhuhhuahahahahahaha…” (Ciccio Russo)

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