Category Archives: Recensioni

La mensa di Odino #15

La verità è che si parla male dei SEPULTURA per partito preso, nessuno si ascolta più i dischi. E capisco anche il motivo, visto che sfido chiunque a rimanere serio quando ci si riferisce a questo gruppo chiamandolo Sepultura. A me però sono sempre rimasti simpatici, anche se ovviamente neanche io ho più ascoltato i loro dischi. Forse perché dall’altra parte della barricata

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OVERKILL – The Grinding Wheel

Avevo sperato almeno in qualcosa di meglio di White Devil Armory ma siamo più o meno sugli stessi, comunque non disprezzabili, livelli. Dopo due botte mostruose come Ironbound e The Electric Age, probabilmente le cose migliori incise dai newyorchesi dai tempi di W.F.O., se non di Horrorscope, era lecito. Gli ultimi anni ci hanno regalato un’inattesa trafila di disconi incisi da ultracinquantenni

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Timbrare il cartellino: KREATOR – Gods of Violence

Gods of Violence è il disco più brutto mai inciso dai Kreator, pure peggio di Hordes of Chaos. Segue la scia del precedente Phantom Antichrist. Più melodia, meno thrash crucco classico (ahem), strizzate d’occhio al death svedese, plagi imbarazzanti (l’intro della title-track ricorda un po’ troppo Fade to Black). Con la differenza che Phantom Antichrist, quantomeno, i pezzi li aveva. Rispetto

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Recuperone grim: UADA, KRALLICE, ASH BORER e COLD BODY RADIATION

Come da tradizione, all’inizio dell’anno è tempo di recuperare i dischi che ci eravamo persi durante l’anno precedente. In ossequio all’ondata di gelo che si è abbattuta sulla Penisola, cominciamo con un recuperone black metal – o sedicente tale. Gli UADA sono un nuovo gruppo black metal di Portland che ho scoperto perché figuravano nella scaletta di non mi ricordo quale

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Super Daniel: PAIN OF SALVATION – In the Passing Light of Day

Personalmente mi erano sempre piaciuti i Pain of Salvation perché rappresentavano l’ala moderata del progressive metal. Certo, ogni tanto partiva anche a loro il controtempo o la scala fuori controllo, ma erano comunque diversi dall’ala estremista capitanata dai Dream Theater: la loro musica non raggiungeva neanche lontanamente i livelli di onanismo degli americani e, soprattutto, al microfono non c’è James

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