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Life sucks and then you die: ANATHEMA – The Optimist

12 maggio 2017

Il timore che gli Anathema potessero imboccare una strada del genere, come alcuni di noi qui dentro in modo scaramanticamente silente paventavano, alla fine si è realizzato in tutta la sua compiutezza. I brani diffusi in anteprima non lasciavano margine a dubbi, l’ascolto dell’album lo conferma: i Cavanagh si sono rincoglioniti. Evidentemente alla fine succede a tutti gli esseri umani e qui abbiamo la prova patente che anche i Cavanagh sono umani. Potrei pure finirla qui. E invece no, mettiamolo questo dito nella piaga. Distant Satellites ci aveva lasciati freddi e insoddisfatti, perché succedeva a uno dei migliori e più originali capitoli della discografia degli inglesi, un capitolo straordinario, che non riuscivamo a capire come fosse potuta uscire fuori una cosa del genere dopo tanti anni di successi; perché era palesemente meno ispirato di quello; perché mostrava un’identità non ben definita; perché momentaneamente stoppava una storia di evoluzione continua; perché rincorreva modelli che non appartenevano pienamente agli Anathema; perché spostava ulteriormente l’attenzione sulle atmosfere aperte; perché il mood cominciava a farsi troppo smielato e positivo; perché, alla fine dei conti, aveva meno pezzi buoni rispetto al recente e meno recente passato; per mille altri perché. Ma Distant Satellites ce lo siamo fatti piacere lo stesso: che vuoi, sono gli Anathema, sono la storia, mica un gruppo post-laqualunque ucraino alle prime armi che cavalca la moda del momento. Quindi, tolleranza e pazienza. Sotto la cenere ancora calda di un primo focolaio di delusione, però, cominciava a covare il sospetto che la cosa non fosse affatto finita lì, bensì che fossimo appena all’inizio di quella che oggi possiamo a tutti gli effetti definire come una deriva che non rende onore a quel nome e a quella storia.

A caldo avevo scritto una deriva del cazzo e non vedo perché mi debba censurare. Sì, cari amici, proprio una deriva del cazzo. Se l’obiettivo è diventare un fenomeno da indiboi sono sulla strada giusta. Chi non è nato ieri e ascolta musica da un po’, ne ha visti di gruppi stellari raggiungere l’apogeo e poi finire nello sterco, diventando la parodia di sé stessi; suvvia, aggiungiamo anche gli Anathema alla ormai lunghissima lista di delusioni. Everything Dies diceva una persona molto più saggia di tante altre. Se nel precedente disco si sentivano un po’ troppo i Radiohead per essere gli Anathema, qui si sentono un po’ troppi Anathema per essere un disco dei Radiohead. Battute a parte, la struttura del disco è veramente molto semplice e la successione dei brani funziona più o meno così: 1 pezzo elettronico con la sezione ritmica alla cazzo di cane, 2 pezzi voce e piano e colate di miele, 1 altro pezzo buttato lì a capocchia, altre 2 rotture di maroni, eccetera. The Optimist è una medicina amara. The Optimist è il primo vero passo falso degli Anathema dopo 27 anni di onorata carriera. The Optimist è anche qualcosa di peggio, però. Se Distant Satellites poteva lasciarti in uno stato di lieve smarrimento come un If_Then_Else, ma anche con una morbosa curiosità di vedere qualcosa di vagamente nuovo al di là di esso, The Optimist sortisce lo stesso identico effetto di Souvenirs. Ve lo ricordate Souvenirs? Chi è cresciuto con Mandylion se lo ricorda bene Souvenirs, come chi è cresciuto con The Silent Enigma si ricorderà bene questo momento. Sembra che alla fine anche gli Anathema siano arrivati al termine dei loro gloriosi giorni. No, ragazzi, ‘sta volta non c’è davvero nessun motivo per essere ottimisti. (Charles)

14 commenti leave one →
  1. Arkady permalink
    12 maggio 2017 10:06

    La cosa tristemente divertente è che in questi stessi giorni Steven Wilson ha fatto uscire il suo ultimo singolo che è in pieno stile Anathema periodo Weather System. Sarà mica lui l’unico che può riportare i fratellini sulla retta via?
    ps. piano a parlar male di Souvenir che è un capolavoro (e sono cresciuto con Nighttime Birds)

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  2. Fanta permalink
    12 maggio 2017 10:58

    Brutta notizia, perché tendo a fidarmi di Carlo. Pure a me Distant Satellites aveva fatto vacillare. Come si evince The Optimist non l’ho ancora ascoltato (se non il singolo con l’ormai trita e ritrita partenza soft e poi il crescendo), ma stavolta non compro un disco a firma Anathema a scatola chiusa; e giuro che da Internet in poi l’ho fatto praticamente sempre.

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  3. MorphineChild permalink
    12 maggio 2017 11:42

    Ho sentito solo il singolo e le sensazioni non sono buone, brano piatto e noioso che non mi dice nulla. Mi son fatto l’idea che i Cavanagh abbiano in qualche modo fatto pace con la parte di loro che si ostinava a stare male, quella che anche in dischi “positivi” come We’re Here e Weather tingeva ogni canzone di una patina dolceamara, e che per questo la loro scrittura ne abbia sofferto. Continuo a sperare che questo sia uno dei rari casi in cui Charles sbaglia, o che almeno ci siano quei 2-3 brani che hanno tenuto in piedi Distant Satellites a cui aggrapparmi

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  4. 16 maggio 2017 17:45

    souvenirs è un disco meraviglioso.

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  5. antonio permalink
    18 maggio 2017 12:33

    Bene Bene mi piace scoprire nuovi siti con personaggi saccenti come questo Charles. Due sono le certezze: The Optimist non raggiunge sicuramente le vette di Distant satellites. Sto tale Charles di musica non capisce una mazza. E se la prima certezza potrebbe essere opinabile a seconda dei gusti, sulla seconda non abbiate dubbi.

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    • bonzo79 permalink
      19 maggio 2017 12:32

      magari se leggi qualche altro articolo scopri chi sono i signori che scrivono qui dentro e che magari qualcosa sanno. poi lungi da me fare il fan boy della redazione, coi quali spesso non concordo

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      • antonio permalink
        25 maggio 2017 11:21

        “Sembra quasi ironico il fatto che un album dal titolo “The Optimist” sia il più dark e riflessivo degli ultimi anni, ma rimane il fatto che gli Anathema sono stati in grado di mettere la firma sull’ennesimo lavoro da ricordare. Il livello tecnico dei singoli musicisti si conferma sui soliti alti standard, sia per quanto riguarda il comparto vocale che quello prettamente strumentale. Quello che continua a sorprendere è la pregevole capacità della band di unire un songwriting di così alto livello a strutture e arrangiamenti mai banali, donando inoltre ad ogni brano una fortissima componente emotiva, in grado di raccontare e smuovere l’animo umano. Non importa quale sarà la prossima direzione che decideranno di intraprendere, quello che conta è il magnifico viaggio che gli Anathema hanno deciso di regalarci ancora una volta.”

        recensione di altro sito. Non so chi siano i signori che scrivono qui. Di certo hanno toppato alla grande. E non sono un fanboy degli Anathema

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  6. Davide permalink
    23 maggio 2017 08:23

    Ma te un capisci una sega nulla nulla nulla di musica. Povero brodo.
    Vai ad ascoltare il 1000esimo album degli iron maiden vai.

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  7. zizi permalink
    8 giugno 2017 13:49

    Ottimo preludio per un grande acquisto. Oggi prenotato domani vado in negozio a ritirarlo. 🙂

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  8. Fanta permalink
    9 giugno 2017 15:16

    Ascoltato adesso. Sto disco ha la stessa valenza di una grattata de cojoni distratta (non apotropaica, quindi) mentre cerchi in dispensa qualcosa per la colazione. Solo quando arrivi a Close your Eyes e senti quella piccola virata jazz, te svegli due secondi e pensi: ma che cazz…
    Poi se ricomincia a guidà, a sbraità, a sperà che la Roma non venda Salah…
    P.s. C’ho pure speso 15 euri, mordivoi! Bello l’ultimo Ulver, invece. E de merda ne hanno tirata fori a pacchi, loro.

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  9. 15 giugno 2017 10:39

    Souvenir è un gran disco, questo è un gran disco, e tu potresti stare molto tranquillamente scendere dal piedistallo.

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  10. bonzo79 permalink
    20 ottobre 2017 11:08

    siccome domenica vado a sentirmeli live con gli alcest di spalla, ho pensato finalmente di dare qualche ascolto a quest’album. a parte alquanto noioso e ripetitivo (alla faccia degli espertoni dei commenti sopra e dei loro “songwriting di così alto livello [e] strutture e arrangiamenti mai banali”), quello che mi ha davvero schiantato sono i testi. semplicistici, insulsi… da gente che ha scritto una shroud of false, come dire, mi aspetto di (molto) meglio. gli espertoni di cui sopra dovrebbero essere legati a una sedia e costretti ad ascoltare una chiavica come wildfires a ripetizione: musica e arrangiamenti elementari e testo da povero mentecatto che ripete a nastro le stesse due frasi…

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    • bonzo79 permalink
      23 ottobre 2017 09:11

      intanto ieri nubifragio su trieste e amico bloccato con acqua quasi al finestrino dell’auto è tornato a casa (oggi ovviamente sole). niente concerto. l’anno scorso dovevo andare a sentire gli alcest e la mattina stessa è morto mio nonno. forse sono gli alcest che menano rogna…

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