Category Archives: Recensioni

Ελλάς, ηρώων μητέρα: SYNTELEIA, EMPIRE OF THE MOON, ON THORNS I LAY, KAWIR

Se fossi una persona seria, di speciali dedicati alla scena greca dovrei scriverne almeno due all’anno. Non mi viene in mente un’altra nazione dove, persino nei periodi più bui per il panorama estremo, abbiano continuato a fioccare nuove band e nuove uscite in una quantità e di una qualità tali da rendere complicato orientarsi. Perché succede sempre che inizio a

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IGORRR, ovvero: non è colpa mia che sono troglodita, è lui che è francese

Bisogna avere veramente qualche tara mentale per fare della musica del genere, ovvero ritenersi particolarmente intelligenti. Che poi non si può neanche definire tale, cioè musica. Non saprei come definirla. Cacofonia? Scemità? Non capisco nemmeno perché un metallaro debba ridursi ad ascoltare questo genere di cose e non capisco perché io debba sorbirmi questa roba. Però l’ho fatto, perché sentivo

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Il futuro alle spalle: KVELERTAK – Splid

Per un breve ma intenso periodo “Kvelertak” fu una delle pochissime risposte plausibili all’atroce domanda che agita e corrode anche il metallaro di fede più coriacea: chi sarà headliner al Wacken o all’Hellfest quando le vecchie glorie saranno tutte estinte in via definitiva, se non dal punto di vista fisico quantomeno da quello professionale? Il debutto dei norvegesi, per qualche

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Verminous: e poi scoprii che i THE BLACK DAHLIA MURDER non facevano porcheria-core

Pur avendo una storia praticamente ventennale ed una decina di album all’attivo (in realtà nove con questo ultimo Verminous), ho cominciato ad interessarmi ai The Black Dahlia Murder relativamente di recente, cioè da Abysmal del 2015 in poi. Perché? Perché boh, essendo post-Duemila e provenendo dagli Stati Uniti li ho immediatamente collocati nella categoria metalcore da stronzi e non me

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La cura Nuclear Blast non fa sempre male: ORANSSI PAZUZU – Mestarin Kynsi

Gli Oranssi Pazuzu sono il perfetto esempio di band su cui, a un certo punto, ti devi un po’ ricredere: tutti ne hanno una, loro sono la mia. Per quanto un album come Kosmonument non mi dispiacesse affatto, dubito che un giorno vorrò tornarci sopra. È come se finora ai finlandesi fosse mancata la capacità di giungere al sodo, giocherellando

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