Il futuro alle spalle: KVELERTAK – Splid

Per un breve ma intenso periodo “Kvelertak” fu una delle pochissime risposte plausibili all’atroce domanda che agita e corrode anche il metallaro di fede più coriacea: chi sarà headliner al Wacken o all’Hellfest quando le vecchie glorie saranno tutte estinte in via definitiva, se non dal punto di vista fisico quantomeno da quello professionale? Il debutto dei norvegesi, per qualche bizzarra ragione non considerati abbastanza metal dal Sant’Uffizio di Metal Archives, fece un enorme e giustificatissimo botto. Un cocktail inebriante e adrenalinico dove c’erano il black metal autoctono e le chitarre gemelle dei Thin Lizzy prese di peso senza passare per i Maiden, lo scan rock e pure il punk. Qualcosa che non era originale nelle sue componenti ma lo era nel modo di miscelarle, che negli anni ’10 del nuovo millennio era già tanto.

Si accorgono di loro pure i Metallica, che se li portano in tour, e il disco successivo esce su major. Meir non sarebbe stato all’altezza dell’esordio non solo per il venir meno dell’effetto sorpresa ma proprio perché aveva meno pezzi. Il difficile secondo disco eccetera. Il successivo Nattesferd obbligò il gruppo a un profilo più basso e a un ripiegamento tattico verso sonorità più nostalgiche in un periodo in cui il revival settantiano, come direbbero i virologi, era in fase di plateau. Qualcosa evidentemente si ruppe poco dopo, giacché avrebbero detto addio alla baracca sia il carismatico cantante Erlend Hjelvik che il batterista Kjetil Gjermundrød. Passano quattro anni, forse troppi per un gruppo che aspirava – o avrebbe potuto aspirare – a costruirsi un ruolo da leader nella scena.

Su Splid, quasi a voler riprendere un discorso interrotto con Meir, si rivedono sia Kurt Ballou alla consolle che John Baizley ai pennelli per la copertina. I nuovi arrivati, Havard Takle Ohr dietro le pelli e Ivar Nikolaisen alla voce, hanno un’impostazione più hardcore, sulla carta perfetta per un album che cerca formule un po’ più lineari (salvo un episodio come Delirium Tremens, che vuole forse cercare di riassumere in otto minuti le diverse influenze del suono dei Kvelertak) ma finisce comunque per mettere troppa carne al fuoco, a partire dalla durata. Perché cinquantotto minuti sono davvero troppi: i norvegesi sono sì una band con una scrittura raffinata e una discreta tecnica ma il motivo per cui un sacco di gente si era innamorata di loro e perché tiravano fuori canzoni da pugno in aria e scapocciata compulsiva con una semplicità disarmante. Canzoni che ci sono ancora, per carità. Nell’opener Rogaland è tutto perfetto, dall’assolo alle linee vocali, con Nikolaisen che non fa rimpiangere il suo predecessore in termini di versatilità e grinta. E legnate come Necrosoft e Discord lasciano il segno.

Allora cos’è che non va? In realtà niente, a parte il minutaggio eccessivo che smorza parecchio l’impatto generale. Forse sono io che mi aspetto dai Kvelertak qualcosa che nemmeno loro vogliono fare. Ascolto Fanden ta dette hull! e non riesco a godermela perché penso che, strutturata in modo più semplice, avrebbe potuto essere il singolone piacione che bucava la radio. E invece ‘sti giovani d’oggi devono sempre complicare le cose.

Splid è un buon disco e probabilmente lo ascolterò parecchio ma la sintesi miracolosa dell’esordio sembra destinata a non ripetersi mai più. E mi girano le palle, perché questi ragazzi con un po’ di paraculaggine in più e qualche riempitivo di meno sarebbero diventati davvero grossi. Non dico che abbiano perso il treno, ma si sono piazzati in seconda classe quando avrebbero potuto viaggiare in business. (Ciccio Russo)

One comment

  • Non sono del tutto d’accordo, il disco è probabilmente tra le migliori cose ascoltate quest’anno. Non sono per la ricerca ossessiva del ritornello facile e della bomba radiofonica (cosa che comunque non otterrebbero alle nostre latitudini) anzi la canzone che citi tu è la mia preferita del lotto con quell’esplosione thrash che spacca sul serio. Il terzo aveva lasciato perplesso anche me ma questo è un grandissimo disco.

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