Category Archives: From the dark past

Avere vent’anni: DOMINE – Champion Eternal

Quando avevo sedici anni un amico mi passò una videocassetta con la registrazione di una puntata di Roxy Bar, creatura dell’inossidabile trombone Red Ronnie. “Che cazzo me ne faccio?” gli chiesi. “Guardala e mi dici”, rispose. In effetti c’erano degli ospiti di tutto riguardo: i Death SS che promuovevano la nuova uscita Do What Thou Wilt, interessante svolta elettronico-statanico-futurista dei

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Avere vent’anni: SATYRICON – Megiddo

Cara redazione, il mio aguzzino si chiama Roberto. Mi ha avvicinato qualche mese fa, molto disponibile all’apparenza, e approfittando del fatto che leggevo Metal Skunk e che ero un ex-webzinaro pentito degli anni duemila, mi ha chiesto di entrarci. L’impatto iniziale è stato molto buono, anche se c’era una persona che si faceva chiamare Masticatore che mi ha sempre messo

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Avere vent’anni: KAMPFAR – Mellom Skogkledde Aaser

Penso che Mellom Skogkledde Aaser sia il primo disco black metal che abbia mai ascoltato in vita mia. O questo o In The Nightside Eclipse, i ricordi si fanno vaghi. La mia lunga strada per l’inferno è comunque partita da Emperor e Kampfar, e una cosa la ricordo benissimo: dapprincipio non mi piacque per niente questa roba incomprensibile e registrata

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Avere vent’anni: ROTTING CHRIST – A Dead Poem

Sulla carta A Dead Poem sarebbe dovuto essere un disco quantomeno deprecabile. Messe da parte le origini black metal, eliminata quella sensibilità morbosa e lovecraftiana che è – e sarebbe ritornata presto ad essere – la loro caratteristica più riconoscibile, accodatisi al suono goticheggiante in quel momento tanto in voga, quasi qualsiasi altro gruppo sarebbe andato incontro ad una disfatta

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Avere vent’anni: ‘Somewhere Out in Space’ o la dichiarazione d’orgoglio del power metal

Per capire quanto enorme sia Somewhere Out in Space si potrebbe iniziare già dai suoi primi otto secondi. Quello che è unanimemente considerato uno dei (dieci? cinque? tre?) dischi power metal più belli e rappresentativi dell’intero genere, inizia con un basso slappato. Così, in apertura, manco fossero i Primus. E la canzone in questione, Beyond the Black Hole, è uno

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