Author Archives: Marco Belardi

Avere vent’anni: IMMORTAL – At the Heart of Winter

Se Anthems To The Welkin At Dusk può essere considerato un punto d’arrivo per il black metal, un altro album cruciale di quegli anni fu sicuramente il primo degli Immortal senza Demonaz alla chitarra, messo ai box dai noti problemi di tendinite. Non si poté parlare di traguardo per il genere come nel caso del capolavoro targato Emperor. Fu piuttosto una

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DESERTED FEAR – Drowned By Humanity

Per motivi di tipo anagrafico è stato impossibile che iniziassi a seguire molte delle band che preferisco fin dalle loro primissime pubblicazioni. Tanto per dirne una, mi sono interessato alle uscite dei Cannibal Corpse quando già il loro cantante era George Fisher. Certe volte, però, è andata esattamente in quel modo, il che in altre parole inizia a tradursi solo

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A PALE HORSE NAMED DEATH – When the World Becomes Undone

In attesa di capire se RAI Fiction svilupperà o meno L’esorcismo di Virginia Raffaele, straight-to-video in tre puntate destinato a ridursi a sole due per l’intervento della censura, parleremo qui di un qualcosa che, pur essendo a tutti gli effetti pertinente al Diavolo, lo è in una maniera sufficientemente annacquata da consentirvi di superare gli shock morali che queste terremotanti e

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Peggio di una sbornia: CARNAL FORGE – Gun To Mouth Salvation

Quand’è che possiamo realmente considerare bello un disco? Who’s Gonna Burn, seguito a debita distanza da Firedemon, è il migliore album mai realizzato dai Carnal Forge. Mi piacque fin da subito, e me lo sono riascoltato qualche mese fa perché intendevo parlarne sulla rubrica Avere vent’anni. Onestamente mentirei se affermassi che me ne ricordavo anche solo una singola nota. Non è l’incapacità

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Mina, Sanremo, Sid Falck e altri traumi da Black Album

È inevitabile che l’album dei record causasse degli strascichi, nel bene così come nel male. Oltre cinquecento settimane in classifica Billboard, sedici milioni di copie vendute – c’è chi dice trenta, chi spara cifre ancora differenti facendo ricorso al supporto digitale – e un modo di suonare che pur scontentando una enorme fetta di fan dei Metallica, fece distinguere l’omonimo,

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