Author Archives: Ciccio Russo

OVERKILL – The Grinding Wheel

Avevo sperato almeno in qualcosa di meglio di White Devil Armory ma siamo più o meno sugli stessi, comunque non disprezzabili, livelli. Dopo due botte mostruose come Ironbound e The Electric Age, probabilmente le cose migliori incise dai newyorchesi dai tempi di W.F.O., se non di Horrorscope, era lecito. Gli ultimi anni ci hanno regalato un’inattesa trafila di disconi incisi da ultracinquantenni

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In America se vai a vedere i Marduk rischi di essere sprangato da Black Lives Matter

Quindici anni fa ai concerti dei Marduk non era infrequente imbattersi in soggetti sveglissimi che accoglievano la band svedese con il saluto romano. Do per scontato di non aver bisogno di spiegare che non si poteva prendere sul serio i Marduk manco in quinta ginnasio, che tacciarli di simpatie naziste per titoli come Night of the Long Knives o Warschau è

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Timbrare il cartellino: KREATOR – Gods of Violence

Gods of Violence è il disco più brutto mai inciso dai Kreator, pure peggio di Hordes of Chaos. Segue la scia del precedente Phantom Antichrist. Più melodia, meno thrash crucco classico (ahem), strizzate d’occhio al death svedese, plagi imbarazzanti (l’intro della title-track ricorda un po’ troppo Fade to Black). Con la differenza che Phantom Antichrist, quantomeno, i pezzi li aveva. Rispetto

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Long live black’n’roll: DESASTER, DESTROYER 666 e WHISKEY RITUAL

I DESASTER, come i Paragon, ispirano tutti i più vieti stereotipi sui gruppi tedeschi medi. Non sono mai stati dei geni ma non hanno mai fatto un disco che non fosse almeno godibile. Non inventano niente ma hanno uno stile grossomodo personale. E dal vivo spaccano, sono quadratissimi (a Roma, per qualche motivo, hanno un certo seguito di culto). Agli esordi erano un

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CENTINEX – Doomsday Rituals

I Centinex sono il classico gruppo di seconda fila diventato di culto un po’ per obsolescenza della concorrenza e un po’ per meriti propri. Nel 1992 gli appassionati della nascente scena death metal svedese avevano sinceramente di meglio a cui prestare attenzione piuttosto che a Subconscious Lobotomy, esordio della band di Martin Schulman, che già non si presentava proprio benissimo

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