Non ci eravamo accorti del nuovo CAULDRON BORN, ma è un capolavoro

E ci scusiamo davvero per il ritardo, ma non ci eravamo proprio accorti dell’uscita di questo album nello scorso luglio 2022: dobbiamo ringraziare il lettore che aveva commentato come Epicmetal sotto alla recensione degli IronFlame, senza il quale avremmo continuato a trascinare avanti le nostre vite senza il potente balsamo di Cold Steel for the Necromancer, capace di molcere anche i più tremendi dolori esistenziali.

L’uscita di questo album è davvero un evento epocale, perché i Cauldron Born erano vent’anni che non tiravano fuori un disco. Non consideriamo qui Legacy of Atlantean Kings, uscito nel 2021, perché non era altro che la riregistrazione dei pezzi di And Rome Shall Fall (il disco del 2002) con la nuova formazione. Quindi siamo di fronte al terzo disco in assoluto dei Cauldron Born, la cui meritatissima fama è legata al mitologico debutto Born of the Cauldron, con cui nel 1997 sconvolsero il mondo. Epic metal, quello vero, corposo e malmostoso, uscito nel periodo peggiore in cui un disco del genere poteva uscire e quindi ancora più cazzoduro.

La spina dorsale della formazione originale è sempre quella, con Howie Bentley alla chitarra e Bill Parsons alla batteria, mentre Shawn Kascak al basso è stato temporaneamente sostituito dal turnista di lusso Mike LePond, già con Ross The Boss e Symphony X. Nel frattempo sono arrivati anche Alex Parra all’altra chitarra e soprattutto Matthew Knight, nomen omen, la cui voce assomiglia talmente tanto a quella di Morby che sono dovuto andare a vedere se per caso non fosse davvero lui. L’etichetta è la Echoes of Crom, nel cui roster, oltre ai Cauldron Born, figurano solo i russi BlackSword e gli statunitensi Briton Rites. Nonostante l’andamento dell’album sia in un certo senso più rilassato rispetto ai precedenti lavori, non si può parlare di un vero e proprio cambiamento di stile, anzi. Si sente però l’apporto minore del power metal americano vecchia scuola, che ha sempre costituito la loro la spina dorsale; di conseguenza le sensazioni epiche sono diventate più esplicite, ricercate soprattutto con un andamento enfatico spesso esasperato.

Cold Steel for the Necromancer, giusto per farla breve, è un discone di quelli serissimi, e il non essersi accorti della sua uscita è una macchia imperdonabile che ha inevitabilmente influenzato la classifica di fine anno. Considerato come cresce con gli ascolti, è molto probabile che sarebbe diventato il mio disco dell’anno 2022, e di certo alcuni miei sodali non sarebbero rimasti indifferenti al suo fascino. Ecco, fascino è la parola giusta per definire ciò che riescono a trasmettere i Cauldron Born. Quel fascino difficile da spiegare a parole e che poi è il vero segreto dell’epic metal, genere complicato da descrivere e praticamente impossibile da definire in modo esaustivo. L’unico consiglio sensato a questo punto è di interrompere tutto quello che state facendo e di ascoltare Cold Steel for the Necromancer a ripetizione, finché non vi sarà entrato sottopelle; perché questo disco vale davvero tutto il tempo che potrete dedicargli. (barg)

2 commenti

  • Gundalf il Rozzo

    Cazzutissimi, impossibile non amarli.

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  • Trovarlo in cd, come del resto trovare il secondo dei Briton Rites, è stata un’impresa. Se li autoproduce Bentley con la sua mini etichettina e, salvo ordinarli direttamente da lui facendosi impiccare di dogana e spese di spedizione, è quasi impossibile trovare qualcuno che li venda non dico solo in Italia ma in Europa tutta. Come ho scritto altrove, per me disco del 2022 insieme a Sumerlands e Ironflame.

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