Gli eroi di cui abbiamo bisogno: IRONFLAME – Where Madness Dwells

Where Madness Dwells è irrotto nel mio stereo proprio mentre stavo tornando a casa da una faticosa giornata di lavoro, in uno di quei classici momenti in cui la fatica e i pensieri della giornata ti succhiano la voglia di vivere al punto da azzerare ogni libero arbitrio e ridurti ad ascoltare ciò che passa il convento. E non intendo la radio, ma la playlist settimanale autogenerata di un noto servizio di streaming musicale. Non mi sono reso subito conto di che cosa fosse, però l’inizio così bello di pompa mi prende subito bene, e quindi scapoccio. Dopo un po’ che sento i potenti riff di Everlasting Fire mi chiedo se non fosse quel gruppo di cui si parlò in questa sede, e dico sì cazzo, sono proprio gli IRONFLAME che sono usciti col nuovo disco, dai cazzo.

wheremadnessdwells

A quel punto l’apatia stava già dissolvendosi: se è pur vero che gli IRONFLAME non inventano nulla, rappresentano esattamente quello che ci vuole per tirare su lo spirito di noialtri vecchi e stanchi perché, come diceva il mai troppo lodato Joey DeMaio, stanno davvero cercando di eliminarci in ogni modo. C’è stato un periodo in cui nelle playlist autogenerate ci trovavo qualche boccone avvelenato in cui si annidava un qualche rapper mentecatto e nemico del vero metal. Roba brutta in cui gli infidi traditori adottavano nomi gloriosi tipo Venom o Judas Priest, per cui se eri nel mezzo del fomento ti si spezzava la magia. Ma questo non è importante fintanto che avremo tra le nostre fila gruppi come gli IRONFLAME che combattono a suon di power metal americano.

In realtà Where Madness Dwells è un po’ meno tirato del precedente, dando leggermente più spazio a sentimento e epicità senza comunque mai tirarsi realmente indietro dalla battaglia, come del resto esemplifica la tripletta iniziale. È forse un po’ più maideniano, con diversi momenti ottimi, una struttura semplice semplice con riff adatti per essere mimati sulla vostra air guitar, cori da cantare tutti insieme con il pugno alzato o abbracciati con i fratelli del Vero Metal con la birra in mano. Il punto è che, nel suo piccolo, il disco lascia intravedere le potenzialità di un gruppo della Madonna. Hanno i riff, hanno i ritornelli, hanno la convinzione. Non so, io A Funeral Within ce l’ho stampata in testa, forse non sarà chissà cosa però mi piace, ha feeling, un ritornello carino. Mi esalto quando A Curse upon Mankind si interrompe, parte il riff con la sola chitarra e poi tutti insieme con Andrew D’cagna che fa il controcanto, roba che in un ipotetico concerto innanzi alle masse dovrebbe essere intonata da tutti i presenti. Mi esalto quando sento la cavalcata di Ready to Strike che pompa. Tutto questo trova certamente riscontro e solidarietà nella mente e nel cuore delle anime pure, ma lo sappiamo ormai per esperienza che non è la purezza che desiderano le masse.

Da quel punto di vista manca ancora qualcosina, quel qualcosa che gli dia la spinta e che li possa portare nell’Olimpo dei grandissimi. Perché le masse hanno bisogno di lustrini, mentre noi abbiamo bisogno di eroi. Ma per avere gli eroi ci vogliono le masse, quindi dobbiamo trovare il modo di rompere il cerchio, dico io, e capire cosa manca nell’equazione. I soldi forse, sicuramente mancano i soldi. I dollaroni, quelli che ti fanno fare una quantità di dollari ancora più grande e ti permettono di mantenere una macchina enorme in cui centinaia di persone sfamano le proprie famiglie e che li porterebbero sui palchi più grossi del mondo su tappeti di velluto contornati da fuochi d’artificio e di patata. Dovremmo finanziare gli IRONFLAME, seriamente. Facciamo un crowdfunding, diamogli qualche miliardo per poter organizzare dei tour mondiali con i pupazzoni come gli Iron Maiden, i bastioni di cartapesta, le donnine che danzano innanzi alle lingue di fuoco, i fuochi d’artificio e le bombe a mano, e mettiamogli a disposizione i migliori tecnici del suono, arrangiatori e consulenti di songwriting. Non che non siano capaci, eh, ma si sa come funzionano le cose nell’Industria. Portiamo gli IRONFLAME in testa al mondo cosicché, quando crollerà la cortina d’acciaio, potremo assistere a un megaconcerto con gli Eroi che ci meritiamo, come avvenne nel ‘91, con i popoli della Terra che finalmente si stringono la mano, almeno fino alla prossima crisi mondiale. (Maurizio Diaz)

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