Avere vent’anni: SYMPHONY X – The Odyssey

E qui purtroppo Michael Romeo e compagnia svoltarono proprio. “Purtroppo” non è nemmeno il termine giusto, perché a me i Symphony X odierni piacciono e nemmeno poco; il punto però è che i dischi precedenti a The Odyssey erano un’altra cosa. Per dire, se prendete gli ultimi due album solisti di Romeo e li confrontate con gli ultimi lavori in studio dei Symphony X vi renderete conto che praticamente si tratta dello stesso materiale, dello stesso stile, solo con musicisti diversi. Peraltro nel caso di War of The Worlds pt. 2 la differenza, già marginale, viene ulteriormente limata dal lavoro dietro al microfono di Dino Jelusick, che per carità è bravo e tutto, solo che, avendo tra i miti di sempre proprio Russell Allen, nel tentativo di omaggiarlo spesso finisce per plagiarlo tout-court, col triste risultato di far suonare il tutto ancor più come una sorta di riedizione del gruppo principale del nostro amato chitarrista del New Jersey piuttosto che qualcosa di anche solo vagamente differente.

Va anche considerato che questo è il primo disco dove sono presenti, in maniera massiccia e praticamente tutte nella suite finale, orchestrazioni con campioni orchestrali (all’epoca qualcosa di non così diffuso come oggi) delle quali si è occupato solo ed esclusivamente Romeo, come farà ancora e più profusamente in seguito, lasciando quindi in futuro all’altro compositore del gruppo, Michael Pinnella, sempre meno spazio. Insomma, il risultato è che The Odyssey segna un deciso cambio di rotta rispetto a V e tutto quello fatto prima, risultando in un disco di passaggio da un’era all’altra, con qualche episodio nato più per accontentare i fans che per vera ispirazione: The Accolade II – che come Operation Mindcrime 2, oppure Land Of The Free 2 e in genere i seguiti di qualcosa che ha avuto successo anni prima – non è riuscitissima, è venuta fuori proprio per accontentare il pubblico, e la stessa The Odyssey è nata per quella fetta di fan che reclamava a gran voce un’altra suite da venti minuti e rotti, visto che The Divine Wings Of Tragedy evidentemente non bastava più. Ecco, The Odyssey è di gran lunga il disco che amo meno nella discografia dei Symphony X: non è proprio brutto, è solo poco ispirato, privo di mordente, con qualche pezzo a vuoto di troppo. Ma soprattutto segna la fine della fase che ho amato di più del gruppo di Romeo e compagnia, e per questo mi sta, e mi rimarrà sempre, assai sulle palle. (Cesare Carrozzi)

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