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Avere vent’anni: SYMPHONY X – The Divine Wings Of tragedy

27 marzo 2017

Sono passati vent’anni ma pare ieri, sia per come me lo ricordo al primo ascolto sia, più generalmente, come tenuta nel tempo. Perché, per quanto mi riguarda, The Divine Wings Of Tragedy rimane il capolavoro assoluto dei Symphony X, ineguagliato da quanto fatto prima come da quanto prodotto dopo, per quanto valido. Ad esempio V, il diretto successore, non ha certo lo stesso impatto, lo stesso tiro, la stessa perizia compositiva del precedente capolavoro. È bello, mica no, ma il livello dei brani, anche presi singolarmente, di The Divine Wings Of Tragedy non è semplicemente paragonabile a nulla. Pensate un attimo a The Accolade, a Sea Of Lies, o a The Eyes Of Medusa, tanto per citarne qualcuno. Oppure a Out Of The Ashes, se non alla suite che da il nome all’album, venti minuti di orgasmi a ripetizione.

The Divine Wings Of Tragedy è l’opera massima dei Symphony X prima maniera, cioè quella sorta di golem inarrestabile assemblato con pezzi di Malmsteen, Queen e prog metal che aveva debuttato giusto tre anni prima con un esordio fantastico, il cui unico vero difetto era da ricercarsi nella voce del cantante dell’epoca, manco male ma poco coesa a un disco che, per il resto, era già avanti anni luce rispetto a tutto e tutti. Risolto il problema con l’ingresso del talentuoso Russell Allen in formazione, non ce n’è stata più per nessuno. Molti si profusero in accostamenti, oziosi e pure abbastanza stupidi, coi contemporanei Dream Theater. In realtà i due gruppi non hanno in comune alcunché, adesso come allora. I Dream Theater peraltro sono stati graziati da un successo evidentemente più ampio, meritato sì ma per certi versi difficile da giustificare in relazione a quello, pure corposo ma assai più contenuto, del gruppo di Michael Romeo, che, se il mondo fosse un posto sensato dovrebbe vivere sommerso di soldi in un villone hollywoodiano. E invece no, e il mondo è evidentemente una merda. Tra l’altro, mentre i Dream Theater vivacchiano tra un album più insipido dell’altro ormai da quando li ha mollati Portnoy, i Symphony X ancora rullano parecchio. Hanno modificato nel tempo il loro stile, abbandonando progressivamente i barocchismi ed i momenti alla Queen in favore di un indurimento del suono con un ulteriore ispessimento delle chitarre, svolta che ha portato ad ottimi lavori come Paradise Lost e Iconoclast. L’ultimo Underworld magari è un po’ sottotono, però si lascia ascoltare e almeno un paio di pezzi sono proprio bellini.

Insomma, se state leggendo queste righe saprete benissimo che The Divine Wings Of Tragedy merita ben più di un ascolto per il ventennale dalla sua uscita, piuttosto un tot di ascolti ogni mese, ché fa evidentemente bene all’equilibrio psicofisico di chi lo ascolta, motivo per cui ve lo allego qui sotto. Poi non dite che non vi voglio bene (che poi è vero, però fate finta di sì). (Cesare Carrozzi)

 

 

8 commenti leave one →
  1. Deathrider permalink
    27 marzo 2017 15:53

    Il diretto successore di questo album è TWILIGHT IN OLYMPUS; non ha lo stesso tiro del predecessore in quanto la casa discografica ha messo sotto pressione la band per produrre un nuovo album il più velocemente possibile (se non ricordo male la band stava lavorando su un’ altra mega suite di una ventina di minuti che non ha mai visto la luce, pezzi del brano poi sono andati a finire negli altre canzoni dell’ album). Iconoclast per quanto mi riguarda è un mattone indigeribile, su Underworld sono tornati a brani più brevi e diretti ma i deja vu sono un pò troppi. Tranne sorprese mi sa che PARADISE LOST sarà l’ ultimo album degno di nota della band

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    • bonzo79 permalink
      28 marzo 2017 09:32

      per me iconoclast è spaziale e paradise lost il mattone indigeribile…

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      • andrea permalink
        28 marzo 2017 13:39

        in effetti su iconoclast, dato il tema, il tecnicismo ci sta pure bene…abbastanza spaziale, concordo….e paradise lost abbastanza indigeribile…per quanto formalmente inattaccabile…

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    • MorphineChild permalink
      29 marzo 2017 12:10

      Deathrider, recuperati When All Is Lost da Iconoclast. Il disco non mi piace, ma il brano è imprescindibile. E, per mettere d’accordo tutti, decido io che il migliore dei Symphony è V =P

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  2. andrea permalink
    28 marzo 2017 13:37

    e cmq dopo V -the New Mithology Suite , la preponderanza delle schitarrate di Romeo diventa un po’ eccessiva….a parte la title track di The Odissey, si perde l’anima prog del gruppo, a favore di un tecnicismo esasperato…brani perfetti ma eccessivamente freddi..e idee melodiche che iniziano a latitare….underworld sono riuscito ad ascoltarlo solo due volte…

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  3. andrea permalink
    28 marzo 2017 13:44

    e sì….credo davvero che The Divine Wings of Tragedy valga da solo almeno metà del repertorio dei Dream Theater….

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    • bonzo79 permalink
      28 marzo 2017 17:40

      mah. per me le melodie di images and words sono insuperabili… e a proposito di pezzi da venti minuti a change of seasons è il non plus ultra… poi hanno assolutamente rotto le palle eh

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